Polvere di stelle – CAPITOLO XXIII

Verità da scoprire

Con estrema lentezza, sei interi anni della mia vita sono appena trascorsi. Naufragando nel profondo oceano dei miei pensieri, mi concedo un attimo per riflettere, realizzando di essere felice. Brianna è ancora al mio fianco, e sono certa che mi ami come il giorno in cui mi ha incontrata. Nostro figlio Tristan è cresciuto, e sotto la sua timida apparenza di decenne chiuso e schivo, batte un cuore avventuroso, pronto a raccogliere ogni guanto di sfida che il mondo sembra giornalmente lasciar cadere. Ora come ora, sono impegnata con le mie giornaliere faccende domestiche, ma lo stesso Tristan finisce per distrarmi. “Chi era quell’uomo?” mi chiede, alludendo all’incontro con Adam avvenuto tempo prima. A quella domanda, sbiancai. Allora era solo un bambino, ed io speravo segretamente che se ne fosse dimenticato, ma per mia sfortuna non era così. Mantenendo il silenzio, continuava a guardarmi, attendendo una mia risposta, Ignorandolo, mi allontanai da lui, mettendomi subito alla ricerca di Brianna. “Dobbiamo parlare.” Le dissi non appena la vidi seduta in cucina e intenta a leggere. “Di cosa?” mi chiese, interrompendo la sua lettura e guardandomi negli occhi. “Tristan mi ha chiesto di Adam.” Spiegai, notando che il mio respiro era divenuto corto e che il mio cuore batteva come mai prima. “Dovremmo dirglielo?” continuò, con aria preoccupata. “Deve saperlo.” Dissi, in tono inspiegabilmente serio. Subito dopo, vidi Brianna annuire, e la incoraggiai a seguirmi nel salotto di casa, dove Tristan ci stava evidentemente aspettando. Guardandolo, mi sedetti sul divano accanto a lui, venendo quindi imitata da Brianna. “Dobbiamo dirti una cosa importante, esordì lei, posando il suo sguardo su Tristan, che ora appariva confuso “Che cosa?” chiese, attendendo che una di noi due riprendesse a parlare. “Quell’uomo è il tuo vero padre.” Confessai, abbassando il capo e cadendo in preda ad un’inspiegabile vergogna. Notando il mio stato d’animo, Brianna continuò il mio discorso, facendo capire al bambino che tutto sarebbe andato per il meglio e che noi lo avremmo sempre amato. Difatti, entrambe eravamo lì per lui, ma ad ogni modo la sua seconda domanda ci spiazzò completamente. Voglio conoscerlo.” Disse, apparendo stranamente serio. Alla sua richiesta, Brianna ed io scivolammo nel silenzio, sbiancando come cadaveri. “Va nella tua stanza.” Disse Brianna, notando che il bambino obbedì quasi subito. Poco tempo dopo, si sedette sul divano accanto a me, cingendomi un braccio intorno alle spalle e tentando di consolarmi. “Sono preoccupata.” Le dissi, tenendo basso lo sguardo. “Mantieni la calma, è per il suo bene.” Rispose, regalandomi un sorriso. In quel preciso istante, sorrisi a mia volta, scegliendo di ringraziarla. La sera calò inevitabilmente, venendo quindi sostituita da una stellata notte, che io trascorsi vagando nella moltitudine dei miei pensieri. Brianna aveva ragione, e Tristan aveva il diritto di conoscere il suo vero padre, ma per qualche strana ragione io non volevo che accadesse. Conoscevo Adam come il palmo della mia mano, e dato il dolore che mi aveva procurato negli anni addietro, non avevo alcuna intenzione di lasciare che mio figlio cadesse nella sua intricata rete di angherie. Ad ogni modo, ne parlai nuovamente con Brianna anche la mattina dopo, concludendo che quella riguardante suo padre, era per Tristan una verità da scoprire.
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