Polvere di stelle – CAPITOLO XXII

Rivelazioni

Tre anni sono appena terminati, e un nuovo giorno ha per me inizio. Io e Brianna siamo felici, e in questo preciso momento siamo sedute l’una accanto all’altra sul divano di casa. Istintivamente, mi alzo in piedi, avvicinandomi ad un piccolo scaffale colmo di libri, dove noto che è appoggiata anche una fotografia. Incuriosita, la prendo in mano, osservandola in ogni suo particolare. “Siamo noi.” Dice Brianna, riconoscendo una giovane sé stessa in quella foto. Alle sue parole, non rispondo, mantenendo un silenzio degno di un luogo di culto. Nello spazio di un momento, spostando il suo sguardo da quella foto al mio viso, Brianna mi guarda, sorridendomi. Un mero attimo svanisce come nebbia dalla mia vita, e le mie labbra si posano sul volto di Brianna.  Arrossendo, decide di non ricambiare quel gesto, ma io non batto ciglio. Il tempo scorre e Brianna mi stringe la mano. Istintivamente, abbasso lo sguardo sulla mia argentea fede nuziale. Ad ogni modo, vengo distratta da un rumore decisamente troppo conosciuto per essere confuso con qualunque altro. Mio figlio Tristan mi sta chiamando dall’interno della sua stanza. Incuriosita da quello strano comportamento, decido di raggiungerlo, trovandolo intento a giocare. Guardando meglio, mi accorgo che ha in mano un oggetto che riconosco senza proferire parola. Mi chiedo infatti come mio figlio sia riuscito a mettere le mani sulla mia collana preferita, ma decido di non badarci ed ignorare il suo gesto. Poco tempo dopo, noto che mio Tristan mi si avvicina, porgendomela con garbo inaudito. “È tua, mamma. Dice, guardandomi e sorridendo. Mantenendo il silenzio, stringo in mano quella collana, decidendo di mostrarla a Brianna non appena torno in salotto. L’ha trovata Tristan.” Dico, guardandola negli occhi. Subito dopo, la vedo scuotere il capo e rivelare la presenza di un gioiello che le impreziosisce il collo. “Io non l’ho mai tolta.” Risponde, mostrandomi la copia esatta e a lei appartenuta di quel ninnolo. A quella scena, sorrido, decidendo di stringere Brianna a me. Poco dopo, ci avviciniamo entrambe alla finestra ora chiusa, che io apro nel tentativo di far entrare in casa dell’aria più pura e fresca. Per mia mera sfortuna, mentre sono nell’atto di farlo, perdo il mio anello, che scivolando dal mio dito finisce in strada, venendo quindi illuminato dalla luce del sole e celato alla mia vista dal nero asfalto. Mostrando quindi uno stato di apparente immobilità, mi limito a guardare fuori dalla finestra, sperando di scorgere il luccicare di quel gioiello. Le mie speranze risultano vane, ed io decido di uscire subito di casa e andare a riprenderla. Brianna mi segue in silenzio, e noi raggiungiamo la strada, iniziando quindi le nostre ricerche. Poco tempo dopo, finisco per gettare la spugna, accettando l’evidenza, secondo la quale, il mio anello era ormai perduto. “L’ho trovato. Dice Brianna, impegnata a cercare in un punto poco lontano da me. Avvicinandomi a lei, attendo che me lo restituisca, arrossendo quando noto che me lo infila con la stessa grazia della prima volta. Lasciandomi sfuggire un sorriso, la stringo a me, e mentre inizio a camminare per tornare a casa, sento qualcuno chiamarmi per nome. Istintivamente, mi volto verso Brianna, che si stringe nelle spalle asserendo di non aver proferito parola. Riprendendo il mio cammino, guardo proprio davanti a me, scorgendo una figura conosciuta. Fermandomi di scatto, mi assicuro che Brianna mi imiti, mantenendo quindi la mia stessa immobilità. “Che cosa ci fai qui?” chiedo all’uomo che conosco come il mio ex fidanzato Adam. “Sono venuto a cercarti.” Risponde, avvicinandosi sempre di più a me. Per nulla spaventata né impaurita dal suo comportamento, decisi di ignorarlo avviandomi verso la porta di casa, e notando che Tristan stava per uscirne. Con un gesto della mano, glielo impedii, e il bimbo si fermò quasi meccanicamente. Non appena mi voltai, scoprii che Adam ci aveva seguite. Guardandomi, mi prese per mano, stringendomi forte il polso e notando la mia fede nuziale. “Non riesco a crederci! L’hai sposata!” esclama, non riuscendo a capacitarsi di ciò che vede. Alle sue parole, non rispondo, sapendo che nulla può prepararmi alla sua prossima reazione. “Hai perfino dato alla luce mio figlio! Urlò, con una rabbia che sembrava non riuscisse a controllare. In quel momento, un ricordo si fece strada nella mia mente, portandomi a rimembrare il giorno della visita in ospedale mia e di Brianna. Proprio allora, poco prima dell’inizio della procedura che ci ha permesso di mettere al mondo Tristan, i medici avevano pronunciato il suo cognome, che io ignorai ritenendolo troppo comune per appartenergli. “Questo bambino non è tuo figlio! Urlai, sentendo una giusta collera crescermi dentro. Mantenendo il silenzio, Adam mi ascoltava, pur mostrandosi visibilmente iroso. “È nostro figlio!” continuai, sapendo che la mia collera mista al mio dolore aveva raggiunto proporzioni inimmaginabili. Poco tempo dopo, vidi Adam cadere preda di una sorta di crollo psicologico, nel quale ripeteva frasi sconnesse e apparentemente prive di senso. “Credevo che tu mi amassi.” Continuava a ripetere, mentre il suo volto veniva solcato da lacrime mischiate ad una rabbia cieca. “Non l’ho mai fatto!” gridai, concentrando ogni singolo grammo delle mie forze nel pugno che gli sferrai, mandandolo al tappeto. Atterrita da quella scena, Brianna rimaneva immobile e muta, notando che il naso del povero Adam sanguinava copiosamente. Rialzandosi, lo coprì con una mano, decidendo quindi di sparire dalla nostra vista come nero e denso fumo. Ad ogni modo, quando finalmente rientrammo in casa, Brianna sembrava essere la più provata dall’intera vicenda. Voltandosi verso di me, iniziò a piangere e singhiozzare disperata. “Non credevo che mi amassi così tanto.” Disse, mostrando un sorriso tuttavia celato dalle lacrime. L’ho sempre fatto, Brianna Lancaster.” Risposi, ponendo particolare enfasi sul suo nome. Avendola accanto da anni, sapevo che le piaceva essere chiamata con il suo nome completo, e il mio cuore era ormai divenuto capace di suggerirmi la sua prossima reazione, alla quale non tentai minimamente di oppormi. Ad un mio strategico silenzio, seguì quindi un meraviglioso bacio, che ricambiai senza esitazione. La condussi quindi in camera da letto, chiedendole di sdraiarsi. “Fammi una promessa.” Le dissi, stringendole con forza entrambe le mani. “Qualunque cosa.” Rispose, attendendo che io riprendessi a parlare. “Giurami che non mi lascerai mai andare.” La pregai, mentre una singola e amara lacrima scivolava sul mio volto. “Te lo giuro.” Rispose, baciandomi e passando il resto della sua notte accanto a me. Ad ogni modo, il sole mattutino sorse in fretta, ed io mi risvegliai al suo fianco, in preda alla miglior sensazione della mia vita. Pur sapendo che era ormai mattina, Brianna ed io non provammo neanche ad alzarci, mantenendo il silenzio sdraiate l’una accanto all’altra. Io non parlavo, ma ero sicura di una cosa. Amavo davvero Brianna, e volevo assolutamente fare in modo, anche dovendo pagare con la mia stessa vita, che a lei e a Tristan non sarebbe accaduto nulla. Forse nostro figlio non avrebbe mai avuto la possibilità di conoscere suo padre, ma a me non importava. Durante i quattro anni della sua vita, Tristan era riuscito inconsapevolmente a diventare parte di me, occupando, proprio come Brianna, un posto nel mio cuore. Nessuno avrebbe mai alzato un dito su di loro, ed io me ne sarei assicurata personalmente.

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