Polvere di stelle – CAPITOLO XXI

Inaspettato dolore

Un nuovo giorno a per me inizio, e il sole d’Irlanda mi accarezza il viso. I suoi raggi filtrano dal vetro della mia finestra, mentre io sono intenta ad ammirare il panorama. Il tempo scorre, ed io mi abbandono ad un sospiro, poiché investita da un’inspiegabile sensazione di tristezza e malinconia. Uscendo quindi dalla mia stanza, mi metto subito alla ricerca di Brianna, trovandola in salotto e notando che è occupata a dar da mangiare al piccolo Tristan. Guardandola, mi avvicino lentamente, e lascio che le mie labbra si dischiudano in un debole ma convincente sorriso. “Stai bene?” mi chiede, mentre è intenta a cullare nostro figlio. Mantenendo il silenzio, scuoto il capo, fornendole quindi una risposta negativa. Data la mia reazione, Brianna scivola nel mutismo. “Cos’hai?” sembra chiedermi, tenendo il suo preoccupato sguardo fisso su di me. Ad ogni modo, non riesco a rispondere alla sua domanda, poiché non vorrei assolutamente che si preoccupasse. “Sono solo stanca.” Le dico, minimizzando ciò che sento veramente. “Dovresti riposare.” Mi consiglia, sorridendo debolmente. Alle sue parole, annuisco, allontanandomi quindi da lei e raggiungendo nuovamente la mia stanza. Prima che riesca a muovermi, Brianna lascia che prenda in braccio Tristan, ora placidamente addormentato e perso in una profonda dimensione onirica. Stringendolo a me, decido di portarlo nella sua stanzetta, adagiandolo quindi nel soffice e protettivo nido costituito dalla sua culla. Subito dopo, decido di seguire il consiglio di Brianna, sdraiandomi lentamente sul mio letto. Mi distendo in una posizione comoda, ma per qualche strana ragione non riesco ad addormentarmi. Il tempo scorre, e Brianna decide di raggiungermi. Si sdraia accanto a me mantenendo un religioso silenzio, non potendo comunque evitare di avvicinarsi. “Ti amo.” Mi sussurra, scegliendo di stringermi in un abbraccio. Evitando di parlare, non rispondo, voltandomi a guardarla e sorridendole. Sto davvero male, ma taccio chiudendo gli occhi, e finendo per addormentarmi. Il tempo scorre, ed io mi risveglio in preda al freddo. Non riuscendo a capire ciò che mi sta accadendo, tento di avvicinarmi a Brianna, scoprendo che si è ormai alzata, lasciando vuoto il letto. Rimettendomi in piedi, mi avvicino alla finestra ora chiusa, riuscendo a vedere il mio riflesso. Non sono altro che una ventiduenne felicemente sposata con la donna che ama e madre di un figlio, ma in questo preciso istante, la malinconia mi sovrasta. Esco quindi dalla mia stanza, decidendo di parlarne con Brianna. “Ho capito.” Mi dice, prima che io abbia il tempo di aprir bocca. “Seguimi, continua, prendendomi per mano. Mantenendo il silenzio, decido di lasciarmi pazientemente condurre da lei, scoprendo che ha intenzione di farmi una sorpresa. Salendo quindi in macchina, mi chiede di tenere gli occhi chiusi. Lasciandomi sfuggire un sorriso, decido di obbedire, godendomi la fresca aria estiva unita alla rilassante musica proveniente dall’autoradio. Una decina di minuti svanisce dalla mia vita, e il viaggio in auto ha fine. Riaprendo gli occhi, ne scendo con agilità, rimanendo tuttavia senza parole. Non riuscivo infatti a credere a ciò che avevo davanti. Brianna aveva avuto la premura di portarmi in uno degli alberghi più conosciuti della città, e aveva perfino prenotato una camera. In quel momento, potevo davvero dirmi felice. Brianna mi conosceva bene, e sapeva che  trascorrere del tempo con lei mi mancava come nulla al mondo. Istintivamente, le sorrisi, scegliendo di entrare in quell’albergo assieme a lei. “Non avresti dovuto.” Le dico, non appena raggiungiamo la nostra stanza. “L’ho fatto per te.” Mi risponde, sorridendo  e sdraiandosi sul letto. Poco dopo, la vedo posare una mano sulla coperta, ed invitarmi ad unirmi a lei. “Avvicinati.” Sembra dire, rimanendo profondamente concentrata su di me. Sentendomi quasi rapita dal suo sguardo, obbedisco con delle movenze simili a quelle di un automa. In un mero attimo, le sono accanto, e rimango a guardarla con gli occhi di chi ama. Il tempo scorre, e noi due decidiamo di lasciarci andare al nostro amore. In quel preciso istante, non penso ad altro se non a Brianna, visibilmente felice di avermi con sé. La notte è nostra fedele compagna, e i nostri sentimenti potevamo finalmente essere espressi come mai prima. “Mi sei mancata.” Mi dice, mentre è intenta a baciarmi con passione inaudita. Sorridendo, vorrei davvero rispondere. “Fermati.” La prego, ritraendomi come una bestiola impaurita. Cos’hai?” mi chiede, provando istintivamente pena per me. “Paura.” Rispondo, guardandola negli occhi. “Che vuoi dire?” chiede, mostrandosi ora più confusa che mai. “Io ti amo, e non voglio che ci accada nulla.” Chiarisco, sperando di aver dissipato ogni suo dubbio. “Devi solo rilassarti.” Mi dice, accarezzandomi il viso. “Non ci riesco.” Continuo, sedendomi sul letto e iniziando a rivestirmi. Avvicinandosi a me, Brianna capisce che non ha più modo di convincermi, scegliendo quindi di imitarmi e vestirsi a sua volta. “Vuoi andare a casa?” mi chiede, in tono mesto. Alle sue parole, non rispondo, limitandomi ad annuire. Subito dopo, Brianna mi prende per mano, e raggiungendo la sua auto, torniamo a casa. Il volume dell’autoradio è ora più basso, e prima che io riesca ad accorgermene, mi addormento. Vengo svegliata da Brianna non appena raggiungiamo la nostra destinazione e lei stessa si offre di accompagnarmi a letto, raggiungendomi solo pochi minuti dopo. “Mi lascerai mai?” le chiedo, poco prima di scivolare nel sonno. “Non accadrà.” Risponde, volendo solo  rassicurarmi. Alle sue parole, sorrido, finendo per addormentarmi serena e libera da quella sorta di inaspettato dolore.
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