Polvere di stelle – CAPITOLO XV

Sola

Apro lentamente gli occhi al suono della mia sveglia, che mi desta dal sonno in cui ho finito per cadere. Liberandomi dalle coperte, mi metto a sedere sul letto, e guardandomi attorno, mi sembra che la stanza sia letteralmente vuota. Ogni singolo oggetto è fermo al suo posto, ma per qualche strana  ragione continuo a pensare che manchi qualcosa. Alzandomi in piedi, mi guardo allo specchio, notando che delle fredde lacrime iniziano a rigarmi il volto, bagnandolo come la pioggia bagna il duro asfalto. Il sole splende nel cielo mattutino, ma il mio umore è cupo. Brianna mi ha lasciata, e il dolore derivante dalla sua perdita mi avvilisce fortemente. Sin da allora, sono tornata a vivere con i miei genitori, che rendendosi conto del mio stato d’animo, tentano di consolarmi. “Sappiamo come ti senti.” Dicono, posando ogni volta i loro sguardi colmi di preoccupazione su di me. Mantenendo il silenzio, non rispondo, provando un’orribile sensazione di dolore. Di giorno in giorno, una sorta di veleno si insinua nelle crepe e nelle fessure del mio giovane animo ferito, come il vento farebbe fischiando e ululando abbattendosi su una città calma e ridente. Ora come ora, i miei genitori non mi sono affatto di conforto. Loro mi vogliono bene, ed io non oso mettere in dubbio tale consapevolezza, pur non potendo evitare di piangere e chiudermi nella mia stanza, sperando che la solitudine e il buio mi inghiottano per sempre. Sono completamente sola, e il tempo continua a scorrere incessantemente. Due soli mesi mi separano dalla competizione di pattinaggio alla quale ho deciso di partecipare, e i miei allenamenti in vista della stessa continuano ad intensificarsi. Secondo il pensiero della mia allenatrice, sono definitivamente pronta, ma a dispetto del suo giudizio, non voglio smettere di perfezionare la mia tecnica, già sopraffina secondo il parere di molti. Ad ogni modo, dei lunghi e cupi sospiri stanno lentamente diventando parte della  mia quotidianità, ed io sto lentamente scivolando nel più  profondo mutismo. Perfino il mio cellulare ha ormai smesso di squillare, e mi sembra che ogni cosa stia perdendo il suo significato. Le mie speranze stanno svanendo, e il silenzio che mi circonda sembra essere la mia sola ed unica compagnia. In breve tempo, ho deciso di non riuscire più a sopportare quest’orribile situazione, ragion per cui, ho scelto di rialzarmi nonostante l’essere caduta, provando a sorridere anche in questo frangente. Decidendo quindi di uscire di casa, raggiunsi la strada iniziando a camminare, vagando senza un’apparente meta, ritrovandomi per qualche strana ragione proprio davanti a casa di Brianna. Tremando come una foglia mossa dal freddo vento invernale, decisi di  bussare, attendendo silenziosamente che la porta venisse aperta. Sospirando, chiusi gli occhi, provando nuovamente una netta e inconfondibile sensazione di solitudine. Improvvisamente, un suono metallico mi costringe a riaprire gli occhi, notando l’ormai aperta porta di fronte a me. Brianna mi guarda con occhi colmi di preoccupazione, e gli stessi sembrano riflettere il mio dolore che lei nasconde mostrando un espressione che lascia trasparire chiaramente una motivata rabbia nei miei confronti. “Che cosa ci fai qui?” mi chiede, non riuscendo a staccare gli occhi da me. “Posso entrare?” le chiedo, tenendo il capo chino per la vergogna. “Perché dovresti?” Risponde, mentre riesco letteralmente a sentire un chiaro astio crescerle dentro. Ora come ora, la pioggia cade e bagna il mio corpo, mischiandosi inevitabilmente alle amare lacrime che verso posando il mio avvilito sguardo sul volto di Brianna. Guardandola, faccio un deciso passo in avanti, e prendendola per mano, formulo una frase che esprime tutta la mia tristezza. “Mi dispiace.” Ho la sola forza di dirle, sperando segretamente che riesca a guardare dentro di sé e perdonarmi. Subito dopo, la vedo stringere la mia mano e permettermi di entrare, decidendo di baciarmi e annullando nuovamente ognuna delle mie insicurezze. “Io ti amo davvero.” Dico, con lo sguardo fisso su di lei e gli occhi ancora velati di lacrime. Alle mie parole, Brianna sorride, stringendomi in un abbraccio. “Puoi perdonarmi?” le chiedo, facendo suonare quella frase come una supplica. Quasi volendo ignorare le mie parole, Brianna tace, posando nuovamente le sue labbra sulle mie. “Mi sei mancata.” Mi dice, stringendomi le mani e guardandomi negli occhi. In quel preciso istante, vedo una lacrima rigare il volto di Brianna, e scelgo di asciugargliela con un gesto della mano. “Anche tu.” Le rispondo, lasciando che un ennesimo bacio colmo di sentimento coroni quel momento nella sua perfezione. “Non avrei mai dovuto allontanarti.” Ammette, guardandomi negli occhi. “Vieni con me.” Continua, prendendomi nuovamente per mano. Senza proferire parola, la seguo come un’ombra, raggiungendo assieme a lei quella che scopro essere la mia vecchia stanza. Guardandomi attorno, noto che è rimasta così come ricordo di averla lasciata, e l’intera situazione mi strappa un sorriso. Istintivamente, stringo la mano di Brianna con forza ancora maggiore, notando che lei non batte letteralmente ciglio. “Ti amo.” Le sussurro nell’orecchio, avendo nuovamente la gioia di vederla sorridere. Alle mie parole, Brianna non risponde, pur rivolgendo uno sguardo colmo di eloquenza. Regalandole un ennesimo sorriso, giunsi ad una rosea conclusione.  Le mie supposizioni si erano rivelate corrette, e dal quel momento potevo definirmi felice e mai più sola.
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