Polvere di stelle – CAPITOLO XIX

Amore incompleto

Un nuovo e luminoso giorno ha nuovamente inizio, e Brianna mi appare stranamente nervosa. Continua ad evitare i miei sguardi apprensivi e colmi di preoccupazione, quasi temendo di venire ferita. Ad ogni modo, sa benissimo che io non alzerei mai un dito su di lei, se non per abbracciarla o mostrarle il mio amore. Per qualche strana ragione, questa convinzione non basta a fare in modo che capisca che può ciecamente fidarsi di me. Difatti, ogni volta che i nostri sguardi si incrociano, o tento di avvicinarmi, lei si ritrae istintivamente, spaventata come mai prima. Provando pena per lei, ho provato più volte a chiederle come si sente, con la ferma intenzione di scoprire se qualcosa in lei non va. Questo pensiero mi tormenta ormai da giorni, poiché non potrei mai perdonarmi l’ignorare le sue sofferenze. In cuor mio, ero assolutamente certa della mancanza di un tassello nell’intricato mosaico della sua salute fisica e mentale. Brianna era infatti troppo scossa per sentirsi bene, come inoltre affermava ripetutamente. Guardandola negli occhi, la pregavo insistentemente di parlarmi, pur non ottenendo mai una chiara risposta. Riuscivo solo a farla piangere, finendo per intristirla sempre di più. Ad ogni modo dopo tre interi giorni caratterizzati da lacrime, dolore e mutismo, Brianna ha preso la saggia decisione di uscire finalmente dal guscio in cui si è rintanata alla ricerca di protezione dal suo stato di malessere, provando quindi a confidarsi con me. Prendendomi per mano, mi ha quindi condotto in camera da letto, dove ha nuovamente iniziato a piangere, temendo di annegare nel fiume rappresentato dalle sue stesse lacrime. In quel preciso istante, la guardai negli occhi, posando il mio apprensivo sguardo su di lei, notando che aveva il viso rigato e arrossato dalle lacrime, e le labbra rosse e gonfie poiché aveva ripetutamente finito per mordersele mentre tentava di respirare. “Sta calma.” La pregavo, avvicinandomi a lei e tentando di rassicurarla. “Devo parlarti.” Mi diceva, fra un singhiozzo e l’altro. Alle sue parole, pronunciate con voce strozzata dal nodo di pianto che rischiava letteralmente di soffocarla, non rispondevo, limitandomi a guardarla e lasciare che si sfogasse. “Mi dispiace tantissimo.” Disse, dopo essere finalmente riuscita a calmarsi. “Cosa?” riuscii unicamente a rispondere, apparendo confusa e attendendo che riprendesse a parlare al solo scopo di chiarire i miei dubbi. “Non riuscirò mai a renderti felice.” Continuò, piangendo e strofinandosi gli occhi ora spenti e gonfi a causa del suo pianto. “Ti sbagli.” L’hai già fatto.” Le dissi, sorridendole e abbracciandola teneramente. Guardandola negli occhi, non smettevo di stringerla, sperando segretamente che riuscisse a tornare in sé. “Non è vero.” Rispose, tacendo unicamente per provare a riprendere fiato. “Tu non lo sai, ma io ho sempre avuto un secondo desiderio.” Mi disse, evitando di guardarmi e asciugando le lacrime che le correvano sul viso. “Quale sarebbe?” osai chiedere, sperando di non peggiorare ulteriormente il suo già corrotto stato d’animo. “Renderti madre di un figlio.” Confessò, abbassando il capo in preda alla vergogna. Non appena finii di ascoltare quella sua sorta di rivelazione, iniziai a guardarla con occhi diversi, ora colmi di stupore e meraviglia. Ad essere sincera, sapevo che Brianna mi amava con tutta sé stessa, ma non avrei mai immaginato che fosse pronta a compiere un così importante passo al solo scopo di rendermi felice. Sorridendo, le dissi che trovavo lodevole il suo gesto, e che non avrei mai smesso di ringraziarla. Facendo appello alla mia innata razionalità, avevo avuto modo di capire che dato il mio vero essere, unito alla realtà che mi trovavo davanti, avere un figlio sarebbe stato pressochè impossibile sia per me che per Brianna, ma lei, grazie al suo amore per me, sapientemente combinato alla sua caparbietà, era finalmente riuscita ad accendere in me una nuova speranza. Difatti, quello era una sorta di segreto che avrei personalmente voluto confessarle non appena avrei creduto che i tempi fossero stati maturi, ma a quanto sembrava, lei era inequivocabilmente riuscita a leggermi nel pensiero. In fin dei conti, la nostra vita poteva letteralmente definirsi perfetta. Eravamo felicemente sposate da tre anni, avevamo sconfitto le nostre paure, e ci eravamo trasferite dalla costa californiana alla campagna irlandese, ove il nostro amore sembrava essere accettato perfino dalla legge. Ad ogni modo, quella sera Brianna mi fece una solenne promessa, secondo la quale, mi avrebbe aiutato a diventare madre di un figlio.
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3 thoughts on “Polvere di stelle – CAPITOLO XIX

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