Polvere di stelle – CAPITOLO XI

Fatica vana

Tre intere settimane sono volate via come cervi in fuga da un cacciatore, permettendo alla mia vita di scorrere con la solita tranquillità. Brianna ed io siamo ora inseparabili, e proprio oggi ho preso una seconda ma importante decisione. La mia rosea relazione con lei si protrae da circa due anni, ed io ho scelto di volerla costantemente accanto a me. Per tale motivo, andrò a trovarla, ponendole una domanda di vitale importanza. Ora come ora, è mattina, ed io ho già consumato la mia colazione. Indosso ancora il pigiama, che provvedo a sostituire con degli abiti più leggeri e comodi. Ad ogni modo, dopo essermi vestita, violai la porta di casa, pur non avendo cura di informare i miei genitori. Entrambi, mi conoscono come il palmo della loro mano, ragion per cui, conoscono benissimo le mie intenzione. Decidendo quindi di prendere la bici, raggiungo casa di Brianna in poco tempo, bussando alla porta che venne quasi subito aperta da lei. Non appena mi vide, non esitò a stringermi in un abbraccio, che per qualche strana ragione mi sembrava diverso da tutti gli altri. Era infatti inspiegabilmente freddo, e completamente privo del calore racchiuso dai precedenti. Sciogliendo il nostro abbraccio come neve al sole, Brianna mi prese per mano, conducendomi nella sua stanza. Entrandovi, mi guardai attorno, notando che perfino camera sua sembrava diversa. Sulla bianca e immacolata parete, aveva appeso un poster della sua cantante preferita, e aveva evidentemente chiesto al padre di costruire una mensola dove esporre un aureo trofeo. Notando il mio interesse per quell’oggetto, Brianna si avvicinò a me. “L’ho ricevuto alla gara in Germania.” Chiarì, sorridendomi e guardandomi negli occhi. “Hai vinto?” le chiesi, sperando che perdonasse la mia ignoranza. “Sì.” Si limitò a rispondere, tardando a farlo poiché troppo concentrata su di me. Ad ogni modo, accorgermi di quella sua sorta di distrazione, schioccai le dita nella sua direzione, e lei sembrò istintivamente tornare ad essere sé stessa. “Scusa.” Mi disse, continuando a guardarmi con occhi che esprimevano l’inequivocabile vergogna che provava. “Non dirlo nemmeno.” Risposi, facendo sfuggire una risatina. Subito dopo, Brianna parve cadere nuovamente vittima di quella sorta di trance. Pur volendo, non riusciva a smettere di guardarmi. La sua insistenza non mi toccava, poiché sapevo che mi amava davvero, e dati i miei forti sentimenti per lei, non avrei mai osato muovere una critica a riguardo. Provando un inspiegabile sensazione di fastidio, la chiamai per nome, vedendola ritrarsi di scatto e sedersi sul letto, tremante come un pulcino bagnato. “Che cos’hai?” ebbi la sola forza di chiederle, sedendomi accanto a lei. “È tutta colpa dei miei genitori.” Disse, evitando di guardarmi. “Perché dici così?” continuai, sentendomi sempre più confusa dai suoi gesti e dalle parole che pronunciava. Nei meri attimi di silenzio che si concedeva, potevo letteralmente sentire l’accelerazione del suo battito cardiaco, unito al dolore che sapevo provasse in quel momento. “Hanno saputo del tuo problema, e vogliono allontanarti da me.” Confessò, iniziando a piangere e nascondendo il viso con le mani. “Non lo permetterò.” Dissi, guardandola negli occhi e rendendomi in quel momento capace di un azione che non avrei mai creduto di poter compiere. Posando il mio sguardo su di lei, la spinsi sul letto in modo tale da farle perdere l’equilibrio, e iniziai a baciarla come sapevo di non aver mai fatto prima. I miei sentimenti erano ormai troppo chiari per essere celati, e lei lo sapeva benissimo. Continuavo a baciarla e stringerla in abbracci infiniti, non osando fermarmi per nessuna ragione al mondo. “Sei parte di me.” Le ripetevo, mettendo fine a quelle effusioni solo per respirare. “Ti amo.” Rispondeva, ricambiando il mio affetto nella maniera più dolce possibile. In breve tempo, il pomeriggio si trasformò in buia e nera notte, ed io non battei ciglio. Ogni mia insicurezza era ormai svanita, e sapevo che non avrei messo fine al nostro amore per nessuna ragione. Avevo ormai dimenticato qualunque cosa riguardo al principale proposito della mia visita. In quel preciso istante, sapevo solo di volerla accanto, desiderando di passare ogni istante di quella serata con lei. Le nostre emozioni ebbero quindi la meglio su di noi, e presto quella stellata notte divenne nostra. Il silenzio che aleggiava nella fresca aria venne rotto e riempito dal ritmico battito dei nostri cuori, che ora pulsavano come impazziti, e dei nostri respiri, così veloci da divenire indistinti. Un’ora dopo, mi accasciai sfinita sul letto, dormendole accanto e volendo assolutamente evitare di lasciarla da sola. L’amavo troppo, e non volevo che il nostro amore, così come gli sforzi che entrambe facevamo per tentare di mantenerlo in vita, perdessero d’importanza, rivelandosi fatica vana. Dopo quella notte, capii una cosa. Il mio amore per lei era letteralmente sconfinato, ed ero finalmente riuscita a sostituire la mia venefica dipendenza dall’alcol con una migliore e decisamente più sana, ovvero la mia amata Brianna.
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