Polvere di stelle – CAPITOLO VIII

Sfide d’amore

L’odierno e assolato pomeriggio sta per lasciare il posto al tetro imbrunire, che presto sfumerà a sua volta nella fredda e buia notte. Ora come ora, dormo tranquilla, e Brianna è accanto a me. Dopo aver pranzato da noi, i suoi genitori le hanno permesso di restare, e ad essere sincera non vorrei davvero svegliarmi, poiché so che facendolo rovinerei questo momento così perfetto. Ad ogni modo, apro gli occhi e la vedo. Dorme ancora, rannicchiata come un bimbo in posizione fetale. Stringe il cuscino bianco e immacolato, ed io scivolo fuori dal letto volendo assolutamente evitare di svegliarla. Decidendo quindi di scendere le scale e raggiungere la cucina, apro la porta della mia stanza, e il silenzio viene rotto dal cigolio della stessa, che è ora colpevole di aver interrotto il sonno di Brianna. “Cos’è stato?” chiede, strofinandosi gli occhi e sbadigliando. “Tranquilla, sono io.” La rassicuro, volgendo il mio sguardo su di lei e regalandole un sorriso. “Torna a dormire.” Continuo, evitando di staccare il mio sguardo da lei. “Non ho più sonno.” Mi dice, alzandosi dal letto e raggiungendomi. Scendiamo quindi le scale insieme, ma nonostante sia già ora di colazione, lei sembra non aver fame. “Non mangi?” le chiedo, stranita e confusa.” Alle mie parole, Brianna non risponde, limitandosi a scuotere il capo. “È quasi ora di andare a scuola.” Ci avverte mia madre, in tono serio. “Lo sappiamo.” Rispondo, apparendo realmente seccata dalle sue parole. In quel momento, Brianna mi fulminò con un’occhiata, ed io tacqui istintivamente. In fin dei conti, aveva ragione. Non avrei certamente dovuto essere così dura e saccente nei confronti della mia stessa madre. Ad ogni modo, feci colazione, e subito dopo salii in camera per vestirmi. Ne uscii poco tempo dopo, attendendo che Brianna si vestisse a sua volta. Quando fu pronta, afferrai il mio zaino, avvicinandomi alla porta di casa. “Vi accompagno io.” Si offre mio padre, sorridendoci. “Non serve, andremo a piedi.” Rispondo, stavolta più educatamente. Subito dopo, volsi il mio sguardo verso la porta di casa e la aprii, raggiungendo la fortunatamente non trafficata strada. Cammino ormai da alcuni minuti, e Brianna mi segue senza parlare. Ad un tratto, un guizzo di memoria sembra saltarle in mente, costringendola a fermarsi. Voltandomi verso di lei, la guardo confusa. “Ho dimenticato il mio zaino.” Dice, scusandosi con me di un eventuale ritardo. “Passeremo a prenderlo.” Le rispondo, sorridendo ed evitando di arrabbiarmi. Ad ogni modo, raggiungiamo subito la casa di Brianna, e lei corre a prendere il suo zaino, lasciato distrattamente in camera sua. Malgrado la brusca interruzione, il nostro viaggio continua, ed entrambe riusciamo ad arrivare a scuola in perfetto orario. Mentre camminiamo per i corridoi alla volta della nostra aula, una ragazza ci nota, ed io lascio andare la mano di Brianna, ritraendomi di scatto. Ad ogni modo, una volta raggiunta la nostra classe, vi entrammo, occupando i nostri posti come tutte le mattine. “Ma che ti è preso? Mi chiese Brianna, sussurrando al solo scopo di non farsi sentire. “Non volevo che ci vedesse.” Risposi, tentando di giustificarmi. “Ti vergogni di me?” Continuò, confusa e stranita dalle mie parole. “Cosa? No!” Dissi, guardandola negli occhi e finendo preda dell’insicurezza. “Non è vero.” Ebbi la sola forza di biascicare, arrossendo visibilmente. Da quel momento in poi, smettiamo di parlare, concentrandoci unicamente sulla lezione, che procede senza interruzioni. Ad ogni modo, l’intervallo arriva con la solita puntualità, e Brianna mi appare nervosa. “Che cos’hai?” le chiedo, attendendo una sua risposta. “Vieni con me.” Dice, afferrandomi il polso e uscendo subito dall’aula. Mantenendo il silenzio, la seguo, scoprendo che ha di nuovo intenzione di condurmi in palestra. Una volta entrata, la vidi sedersi su una panca e togliersi gli stivaletti, con la ferma e decisa intenzione di indossare delle scarpe da ginnastica. “Cosa vuoi fare?” le chiedo, lasciandomi sfuggire una risatina. Senza proferire parola, Brianna sparì per alcuni secondi dalla mia vista, tornando indietro con un pallone da basket in mano. “Ti va una partita?” mi chiese, sorridendo. “Certamente.” Risposi, sorridendo a mia volta. Facendo qualche passo verso di me, Brianna mi passò il pallone, allontanandosi subito dopo. “Inizia.” Disse, guardandomi negli occhi. Volendo assolutamente accontentarla, iniziai a palleggiare di fronte a lei, avvicinandomi al canestro e lanciandoci il pallone. Lo stesso, finì proprio al centro del canestro, attraversandone la piccola rete e rimbalzando dopo aver toccato terra. “Te la cavi bene.” Si complimentò Brianna, che fino a quel momento aveva assistito all’intera scena. “Tocca a te.” Le dissi, passandole il pallone. Notando che avevo intenzione di lanciarglielo, si preparò ad afferrarlo, riuscendoci sorprendentemente al primo tentativo. Subito dopo, la vidi avvicinarsi al canestro e tentare di imitarmi. Indietreggiando di qualche passo, iniziò a correre verso il canestro stesso, ed io la vidi scivolare sul ligneo pavimento della palestra e cadere rovinosamente in terra. “Stai bene?” le chiesi, avvicinandomi a lei. “Credo di si.” Rispose, con il volto contratto in un’inconfondibile smorfia di dolore. Istintivamente, le tesi la mano, tentando di aiutarla ad alzarsi. Lei l’afferrò senza esitare, ma finì per scivolare e cadere nuovamente. “Torno subito.” Le dissi, allontanandomi da lei. “Non muoverti.” La ammonii, mentre camminavo verso l’uscita della palestra. “Non andartene.” Mi pregò facendo un ultimo sforzo per alzarsi e iniziando a zoppicare verso di me. Quando mi ebbe raggiunta, afferrò nuovamente la mia mano, ed io le permisi di appoggiarsi a me, guidandola verso una panca e lasciando che si sedesse. “Aspettami qui.” Le dissi, allontanandomi nuovamente. “Non devono saperlo.” Rispose, guardandomi con aria preoccupata. Subito dopo, provò ad alzarsi in piedi, e mi raggiunse. Uscimmo quindi insieme dalla palestra, ma Brianna zoppicava. Raggiunse il a fatica il suo posto in aula, ma sorprendentemente, nessuno parve accorgersi di nulla. Le restanti tre ore di lezioni ci apparirono infinite, tanto che al suono della campanella fummo felici come bambine. Salutandola, presi il mio zaino e me lo misi sulle spalle, avviandomi verso l’uscita della scuola. Telefonai quindi a mia madre perché venisse a prendermi, ma spensi il cellulare non appena vidi la sua auto nel vicino parcheggio. Camminando in direzione della stessa, vi entrai, mantenendo il silenzio fino alla fine del viaggio. Non appena arrivai a casa, mi diressi nella mia stanza, volendo semplicemente liberarmi della giacca che portavo. Ci riuscii in poco tempo, vedendo il mio cellulare cader fuori dalla tasca. Lo raccolsi subito dopo, notando che la batteria stava per esaurirsi. Volendo evitare che si scaricasse completamente, lo spensi, avendo cura di ricaricarne la batteria. Scesi quindi le scale fino a raggiungere la cucina, dove consumai il mio pranzo senza proferire parola. Dopo essere tornata nella mia stanza, iniziai a fare i compiti, pur non riuscendo a concentrarmi su nulla. Continuavo a pensare a Brianna, immaginando letteralmente di averla accanto. Le ore passarono, e con l’arrivo della sera, fui assalita dalla noia. Avevo ormai finito di studiare, e non avevo la minima idea di come passare il tempo. Rimasi nella mia stanza fino a quando non sentii la vibrazione del mio cellulare. Prendendolo in mano, mi accorsi di aver ricevuto una telefonata, alla quale risposi senza esitare. Ad avermi telefonato, era stata Brianna, che doveva sicuramente provare le mie stesse sensazioni. “Serata calma, non trovi?” le dissi, avendo il piacere di sentirla ridere. “Ho un’idea.” Rispose, in tono calmo e pacato. Alle sue parole, non risposi, mantenendo il silenzio e attendendo che riprendesse a parlare. “Ti va di dormire da me?” propose, aspettando una mia risposta. “Certo.” Dissi, sorridendo. “Ti aspetto.” Rispose, salutandomi e ponendo fine alla telefonata. Subito dopo, spensi il cellulare, posandolo sulla mia scrivania. Scesi quindi le scale, mettendomi alla ricerca di mia madre. La trovai nel salotto di casa, intenta a guardare un film assieme a mio padre. “Brianna mi ha invitato a stare da lei.” Dissi, aspettando che mi dessero il permesso di uscire. “Non fare troppo tardi.” Si limitarono a dirmi, essendo troppo concentrati sul film per parlarmi. Sorridendo, li ringraziai, violando subito la porta di casa. Camminando lentamente, raggiunsi casa sua in una decina di minuti, e dopo aver bussato alla porta, fui accolta sia da lei che dai suoi genitori. Facendo uso della loro gentilezza, mi invitarono a cenare, ed io accettai, sedendomi accanto a Brianna. Come al solito, consumai il pasto senza dire una parola, e lasciai la cucina contemporaneamente a lei, che subito propose di guardare un film. Accettando la sua proposta, mi sedetti sul divano di casa, aspettando che lei accendesse il televisore. Trovammo interessante un film di cui non riuscivo a ricordare il titolo, ma che seguii senza proferire parola. Ad ogni modo, finii per ritrovarmi da sola con Brianna, che ne approfittò per sedersi accanto a me. Non battendo ciglio, mi voltai verso di lei. Per qualche strana ragione, non riusciva a smettere di guardarmi. Il tempo scorreva, e il film stava per finire, ma ad un tratto la televisione si spense, e ciò accadde anche alle luci, che si riaccesero quasi subito. Ragionando, imputai la colpa di tutto questo ad un calo di tensione, ragion per cui, non mi spaventai minimamente. Ad ogni modo, il film finì per annoiarci, e Brianna scelse di raggiungere la sua stanza. Io la seguii senza parlare, pur sorridendole non appena la guardai. Era bella come sempre, e la luce della luna che faceva capolino dalla finestra, metteva in risalto la sua bellezza. Sedendomi sul letto, la invitai a raggiungermi, e lei non se lo fece ripetere. Si sedette quindi accanto a me, e in un mero attimo, io la baciai. Sorridendo, Brianna ricambiò quel bacio, ma l’abbraccio in cui mi strinse mi fece letteralmente perdere l’equilibrio, ed io mi ritrovai sdraiata su quel letto. Per qualche strana ed inspiegabile ragione, Brianna non voleva che mi alzassi. “Non muoverti.” Mi disse, continuando a baciarmi. In quel momento, fui travolta da una miriade di sensazioni, e decisi di obbedire. Non mossi quindi un muscolo, evitando di sottrarmi al suo amore, fino a quando lei non mi sussurrò qualcosa nell’orecchio. “Sei pronta?” mi chiese, con voce calma ma suadente. Guardandola negli occhi, esitai per un attimo, ma decisi di annuire non volendo deluderla. Da quel momento in poi, la vidi letteralmente trasformarsi. Sembrava essere diventata un’altra persona. Mi amava davvero, e quei baci così pieni di passione e sentimento ne erano la prova. Passai quindi la mia prima notte con lei, concedendomi del tempo per pensare, e imparando qualcosa di davvero importante. Brianna era la mia anima gemella, e quella notte potevo essere orgogliosa di me stessa. L’avevo resa felice, vincendo quindi una sfida d’amore.
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