Polvere di stelle – CAPITOLO VII

La volontà del cuore

L’aurora spunta anche oggi nella mia amata cittadina, e un motivato senso di ottimismo mi pervade. Proprio l’altra sera, Brianna ha promesso di spiegare ogni cosa riguardo la nostra relazione ai suoi genitori, così che i miei potessero incontrarli e discuterne arrivando ad un accordo. È mattina presto, e Brianna mi ha già telefonato. “I miei genitori ci aiuteranno.” Mi ha detto, facendomi sorridere. “Dici davvero?” le ho chiesto, non riuscendo a chiedere a ciò che avevo appena sentito. “Sì.” Ha risposto, lasciandosi sfuggire una risatina. “Hanno accettato.” Ha aggiunto, riferendosi ai suoi genitori. A quelle parole, mi sono davvero messa ad urlare di gioia. Pur mostrando il mio stesso stato d’animo, Brianna è riuscita a non scomporsi, limitandosi a ridere nuovamente. “Ci vediamo fra poco, mi ha detto, salutandomi prima di porre fine alla telefonata. Subito dopo, posai il cellulare sul comodino di fianco al mio letto, e scesi le scale raggiungendo la cucina per la colazione. Pur incontrandola e incrociando il suo sguardo, ignorai completamente mia madre, aprendo il frigorifero e cercando il cartone del latte, versandomene quindi un intero e fresco bicchiere. Dopo aver bevuto, mi concessi una fetta biscottata insaporita con del morbido burro, che morsi e consumai senza proferire parola. Ero davvero furiosa. I miei genitori avrebbero dovuto accettare il mio vero essere e sostenermi, ma hanno scelto di disprezzarmi per la realtà che mi circonda. Ora come ora, il loro giudizio è per me privo di significato. Voglio decisamente troppo bene a Brianna per abbandonarla e lasciarla andare, chiudendo quindi il nostro rapporto. Le sono davvero grata per tutto quello che sta facendo per me. Durante quest’intero anno passato al suo fianco, ho capito che anche lei mi ama davvero, e che la sua insicurezza la porta a credere costantemente di potermi perdere. Ad ogni modo, il tempo scorre, e per me arriva l’ora di pranzo. Sento quindi mia madre che mi chiama dal piano di sotto, e decido di scendere e raggiungerla. Mentre scendo trafelata le scale, vengo distratta da un rumore fin troppo conosciuto. Sento infatti il clacson dell’auto del padre di Brianna, segno che sono venuti a trovarci. Non appena scendo l’ultimo scalino, sento bussare alla porta, e la apro senza esitare. Trovo quindi Brianna e i suoi genitori davanti a me, e li invito subito ad entrare. Poco dopo, mia madre saluta gli ospiti, preparando per loro delle sedie. Ad ogni modo, il pranzo non era ancora pronto, ragion per cui, decisi di salire le scale e raggiungere la mia stanza assieme a Brianna, che mi segue senza parlare. Abbiamo appena il tempo di salire le scale, che sentiamo i nostri rispettivi genitori discutere fra di loro. “Che cosa credi che diranno?” mi chiese Brianna, ora preoccupata e seduta sul mio letto. “Spero solo che vada tutto bene.” Risposi, avvicinandomi e tentando di rassicurarla. Mi siedo quindi accanto a lei, e una strana sensazione mi pervade. Non ho mai sperimentato questa sorta di dolore misto ad una grande ed inspiegabile incertezza. Ora come ora, Brianna ed io siamo sedute l’una accanto all’altra, e una parte di me vorrebbe baciarla e passare del tempo con lei, ma un’altra, in completo disaccordo con la prima, mi intima di stare ferma e provare a contenermi. Mantenendo il silenzio, decido di provarci per il bene di Brianna, ma come al solito, le mie guance iniziano a bruciare, ardendo come mai prima d’ora. Stavolta anche il mio respiro è accelerato, e il battito del mio cuore è letteralmente impazzito. Ad ogni modo, tengo fede a quella sorta di promessa fattale mentalmente, e non oso muovermi. Indietreggiando unicamente per poggiare la schiena contro il muro e respirare chiudendo gli occhi. Brianna mi nota, e scuotendomi leggermente, mi risveglia dalla sorta di orribile trance in cui mi sono permessa di cadere. “È finita.” Dice, sorridendo. “Hanno smesso di parlare.” Aggiunge, dopo un mero attimo di silenzio. “Ti va di scendere?” mi chiede, avviandosi verso la porta della mia stanza. Alle sue parole, non rispondo, limitandomi ad annuire, scendendo dal mio letto e seguendola fino in cucina. “Ben arrivate, ragazze.” Esordisce mio padre, con un tono indecifrabile. “Abbiamo qualcosa da dirvi.” Continua mia madre, guardandoci entrambe negli occhi. improvvisamente, il silenzio cala in quella stanza, e un’atmosfera fredda ci fa gelare il sangue. Attendiamo una risposta da parte dei nostri genitori, e per nostra mera sfortuna, la stessa non sembrava voler arrivare. “Siate voi stesse.” Disse la madre di Brianna, sorridendoci. A quelle parole, entrambe ci scambiammo un’occhiata d’intesa, non potendo evitare di sorridere a nostra volta. Ora come ora, quella frase poteva assumere un singolo ed inequivocabile significato. Brianna ed io potevamo finalmente sentirci libere di amare, semplicemente grazie alla clemenza dei nostri genitori, unita alla ferrea volontà dei nostri cuori.
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