Polvere di stelle – CAPITOLO V

Lontananza

Il tempo. Sta scorrendo lentamente, e ora che Brianna è partita lo stesso sembra letteralmente fermo e immobile. Se n’è ormai andata da una settimana. Una lunga settimana che sembra non aver fine. Sin da quando mi ha lasciata, ho cercato di trovare un modo per non pensare a lei, pur non volendo assolutamente dimenticarla. La amo incondizionatamente e con tutta me stessa, e so davvero di non poter più sopportare la nostra lontananza. Inoltre, la mia pazienza sta iniziando ad assottigliarsi come ghiaccio, e so benissimo di non poter più nascondere il nostro amore. Ora come ora, vorrei davvero che lei fosse qui con me. A scuola tutti i miei compagni hanno scoperto la nostra relazione, e sin da allora mi prendono sempre pesantemente in giro. “Sei depressa?” mi dicono. “Ti manca la tua ragazza?” aggiungono, con toni che lasciano trasparire tutta la loro incredibile cattiveria. Nella maggioranza dei casi, mi arrabbio moltissimo, finendo spesso per rifugiarmi nel bagno delle ragazze, unico luogo dove posso nascondermi e piangere sapendo di essere sentita. Ad ogni modo, so bene che questo non è ciò che Brianna vorrebbe, ragion per cui ho smesso di infuriarmi, divenendo completamente passiva alle loro angherie. È come se la mia anima fosse stata appena plastificata, così che le ingiurie e le cattiverie mi scivolino addosso come liquido e sfuggevole sapone. So bene che forse lei non mi crederebbe e non approverebbe il mio comportamento, ma ora che lei non c’è ed ho davvero bisogno di lei, ho cercato di sopprimere la sua mancanza trovando conforto nell’alcol. Lo stesso, mi scorre come un fiume nelle vene e nel sangue, ma c’è un lato positivo. Il vino e la birra che bevo senza sosta mi annebbiano il cervello, e questo basta a fare in modo che io dimentichi ed elimini i miei problemi. Ad ogni modo, so bene che l’alcool finirà per spingermi in un intricato labirinto senza uscita, ragion per cui, ho deciso di provare più volte a smettere di bere, seppur fallendo nel mio intento o finendo per ottenere scarsi risultati. Le mie notti sono bianche e insonni, poiché nel silenzio attendo un segno da parte di Brianna. Una chiamata o un messaggio mi renderebbe felice, e pur sapendolo, lei non si decide a chiamare. A volte, vorrei davvero prendere in mano il cellulare e comporre il suo numero, ma una singola condizione mi frena. È partita per l’estero, e il mio cellulare non può raggiungerla, perciò non mi resta che aspettare che sia lei a farlo. I miei giorni passano, consumandosi come la cera di un’ormai vecchia e spenta candela, e finalmente, dopo un intero mese di silenzio, il mio cellulare ha ripreso a squillare. Felice come una bambina nel giorno di Natale, lo prendo subito in mano, e senza controllare il numero, rispondo alla chiamata. “Mi manchi tantissimo.” Sento dire da una voce che scopro essere quella della mia amata Brianna. “Anche tu.” Le rispondo, tentando di celare la mia immensa tristezza unita alle lacrime che sgorgano rigandomi irrimediabilmente il volto. “Com’è la Germania?” le chiedo, attendendo una sua risposta. “Meravigliosa.” Dice, tacendo subito dopo. “Tu che mi dici?” azzarda, volendo forse solo sentire la mia voce dopo quel così lungo lasso di tempo. “Ti rivoglio qui.” Ammetto, sperando di chiarire le mie intenzioni nei suoi confronti. “Vorrei davvero esserci, ma non posso.” Mi risponde, con voce rotta dall’emozione. “Sappi che ti amo.” Dice, mettendo quindi fine alla telefonata. “Anche io.” Rispondo, poco prima che la nostra conversazione telefonica abbia fine. Da quel momento in poi, non sento altro che il suono della linea che si interrompe, facendomi trovare quindi costretta a spegnere il cellulare. Dopo averlo spento, mi sdraio sul letto e tento di dormire, desiderando di cadere in un sonno lungo quanto la distanza che ora mi separa da Brianna.
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