Polvere di stelle – CAPITOLO IV

Silenzi e segreti

Un intero mese è terminato, e la mia relazione con Brianna procede nel migliore dei modi. Noi due ci amiamo, e abbiamo deciso di festeggiare il nostro primo mese insieme come una vera coppia. A tal proposito, le ho proposto di andare a pattinare come ogni fine settimana, pur facendolo in maniera diversa dal solito. Ci andremo con la ferma e precisa intenzione di passarci l’intero pomeriggio, e sperando di divertirci come mai prima d’ora. Ad ogni modo, attesi impaziente l’ora di pranzo, consumando il mio pasto senza proferire parola, e volgendo il mio sguardo sul mio cellulare più di una volta. Avevo inviato un messaggio a Brianna qualche minuto prima, e il fatto che non rispondesse con la solita e incalcolabile rapidità precedentemente mostrata, mi preoccupava. Nascondendo le mani sotto al tavolo, tenevo il cellulare in mano, continuando a scriverle e sperando che rispondesse. Subito dopo pranzo, tornai nella mia stanza e aprii l’armadio, volendo semplicemente preparare il mio borsone per la giornata alla pista di ghiaccio. Vi misi dentro il mio costume azzurro e dei vestiti di ricambio, non dimenticando ovviamente il mio telefonino e una bottiglietta d’acqua fresca, vista e considerata la canicola e l’afa che predominano in questa calda primavera. Prima che io possa aver modo di accorgermene, l’orologio in cucina segna le quattro del pomeriggio, ovvero l’orario prestabilito per il mio incontro con Brianna. Volendo evitare di arrivare in ritardo, chiedo a mia madre di accompagnarmi, ma lei afferma di non poter realizzare il mio desiderio poiché troppo impegnata con le faccende di casa. Mio padre è ancora al lavoro, e per tale motivo non mi resta che ricorrere a misure drastiche. Personalmente, odio i mezzi pubblici, ma essendo gli stessi il mio unico mezzo di trasporto per raggiungere Brianna, non mi resta altro da fare che attingere ai miei risparmi guadagnati con numerosi lavoretti part-time e salire sul primo autobus per la mia destinazione. Rimanendo sfortunatamente imbottigliata nel traffico, arrivo in ritardo alla mia sorta di appuntamento, e spero segretamente che Brianna non si arrabbi. Scendendo in pista, la vedo. È già pronta ed è bellissima come sempre. I suoi lunghi e neri capelli le ricadono morbidi sulle spalle, e lei fa dei giri su sé stessa, che la fanno apparire aggraziata e leggiadra. Avvicinandomi lentamente, le prendo la mano, volendo semplicemente evitare che perda l’equilibrio. Ad ogni modo, Brianna mi lascia quasi andare, volendo mostrarmi quello che ha imparato durante gli allenamenti. Allontanandomi per farle spazio, la vedo fare un giro su sé stessa, e successivamente esibirsi in una piroetta colma di perfezione. Poco tempo dopo, venendo forse distratta dalle perfette e aggraziate movenze di Brianna, finisco per scivolare, ma vengo comunque aiutata da lei stessa, che mi sorregge cingendomi un braccio attorno alle spalle. “Fa più attenzione.” Mi avverte, lasciandosi sfuggire una risata. Guardandola negli occhi mi unisco alla sua ilarità e pattino al suo fianco. Il tempo scorre, e noi due pattiniamo l’una accanto all’altra. Ad ogni modo, decidiamo di prenderci una pausa, levandoci i pattini una volta arrivate nello spogliatoio. “Come ti senti?” mi chiede, spinta da una genuina e apprezzabile curiosità. “Sto bene.” Rispondo, sorridendole debolmente. “Ho una cosa per te.” Dice, iniziando a frugare nel suo borsone. Posando il mio sguardo su di lei, la vedo estrarne un’argentea collana. Istintivamente, mi alzo in piedi, vedendola girarmi intorno e mettermela al collo. “Ti piace?” mi chiede, sorridendo.  “Sì.” Mi limito a rispondere, abbracciandola in segno di gratitudine. La stringo in un abbraccio, e per qualche strana ragione, la sento gridare. Con movimenti fulminei, mi ritraggo, tornando a sedermi sulla panca lì vicino. “Che cos’hai?” le chiedo, visibilmente preoccupata. “È la mia gamba.” Risponde, guardandomi e mostrando il mio stesso stato d’animo. “Mi fa davvero male.” Continua, appoggiandola sulla panca e iniziando a toccarsi la caviglia. Provando istintivamente pena per lei, mi offro di massaggiargliela, e noto che lei mi lascia sorprendentemente fare. Mi avvicino e inizio a muovere le mani lungo tutta la sua gamba, sperando in tal modo di offrirle sollievo. In quel preciso istante, i suoi occhi sembrano brillare, e le mie guance ricominciano a bruciare, proprio com’è accaduto tempo prima. Un mero secondo svanisce dalle nostre vite, e in quel lasso di tempo ci troviamo abbracciate e intente a baciarci. Sappiamo che la pista sta per chiudere, ma la cosa non ci tocca. Ora siamo sole, e questo è ciò che conta. Ad ogni modo, non avendo alcuna intenzione di finire nei guai, decidiamo d tornare a casa. Raggiungo quindi l’uscita della pista assieme a Brianna, che sembra avere tutta l’intenzione di accompagnarmi alla fermata dell’autobus. Pur apprezzando il suo gesto, la fermo, dicendole che vista l’ora ormai tarda, nessun pullman potrà portarmi a casa. Nonostante ciò che ha appena sentito, Brianna non si scompone e mi sorride. Guardandola negli occhi, mi chiedo cos’abbia in mente, limitandomi a seguirla. “Sali.” Mi dice, indicando la sua bicicletta e montando sul sellino. Sorridendo, la ringrazio, e stringendomi nelle spalle, mi siedo proprio dietro di lei. Da quel momento in poi, Brianna afferra saldamente il manubrio della sua bici e inizia a pedalare verso casa mia. Conoscendomi letteralmente da una vita, sa benissimo dove abito, e procede quindi ad accompagnarmici. Una volta arrivata, scendo dalla sua bici e mi avvio verso la porta di casa, salutandola prima di richiudermi lentamente la porta alle spalle. Sfinita dalla stanchezza, comprendo di non avere la forza di salire le scale, ragion per cui decido di sedermi sul divano, addormentandomi davanti alla televisione ora accesa. Il mio borsone giace ai miei piedi, e improvvisamente sento una sorta di ronzio provenire dallo stesso. Incuriosita, lo apro, e scopro che il mio cellulare sta vibrando. Un ennesimo messaggio da parte di Brianna. Non che io li disprezzi, anzi, al contrario, ma leggendolo scopro che è molto più enigmatico degli altri. “C’è qualcosa di cui devo parlarti.” Dice stavolta, suonando come una sorta di supplica o preghiera. “Puoi farlo benissimo.” Le rispondo, notando il suo nervosismo e tentando di rassicurarla. “Ci vediamo domani.” Risponde a sua volta dopo alcuni minuti. Subito dopo aver letto quel messaggio, spengo il cellulare, poggiandolo sul tavolo del salotto. Cado nuovamente preda di un profondo sonno, e mi risveglio la mattina seguente, ritrovandomi sdraiata sul mio letto. Inizialmente stranita, concludendo che uno dei miei genitori deve avermi trasportata in camera mia prendendomi i braccio, poiché sono una ragazza davvero minuta e leggera. Così, il ciclo ricomincia, ed io mi preparo per la mia nuova giornata scolastica. Raggiungendo la scuola grazie a mia madre, mi unisco a Brianna, ancora impegnata a camminare negli ampi corridoi scolastici. Per qualche strana ragione, appare persa, e sembra perfino aver dimenticato l’ubicazione della nostra aula. Avvicinandomi, decido di accompagnarla. “Che stavi facendo?” le chiedo, stranita dal suo comportamento. “Scusa, forse pensavo ancora a ieri.” Disse, tentando di giustificarsi. Ad ogni modo, lasciando che quel ricordo si faccia spazio nella mia mente, sorrido cingendole un braccio attorno alle spalle. Raggiungiamo quindi la nostra aula insieme, pur venendo notate da Adam, che vedendomi in sua compagnia, mi rivolge un’occhiata colma di odio. Le lezioni hanno inizio poco tempo dopo, e proprio come in una sorta di ormai dimenticato rituale, Brianna inizia a scrivermi dei bigliettini. “È davvero importante.” Dice ognuno degli stessi ogni volta. “Che succede?” le chiedo, incuriosita e al contempo preoccupata. “Te lo dirò dopo.” Mi sussurra, sfiorandomi lentamente una mano. Istintivamente, le sorrido, tornando a guardare il mio libro di letteratura. Le ore scolastiche passano, e l’intervallo fa il suo ingresso nella giornata. Rinunciando a uscire dall’aula come ogni giorno, scelgo di parlare con Brianna, che appare davvero preoccupata. “Seguimi.” Dice, iniziando a correre per l’intera scuola. Pur ansimando per la stanchezza, non  rinuncio a seguirla, raggiungendo assieme a lei la palestra scolastica. “Che ci facciamo qui?” le chiedo, stranita e leggermente imbarazzata. “Finalmente posso parlarti.” Dice, avvicinandosi a me e prendendomi le mani. “Dovrò andarmene.” Continua, facendomi preoccupare. “Mi allenerò per una gara di pattinaggio, ma dovrò restare in Germania.” Conclude, abbassando il capo e iniziando a piangere. ”È sempre stato il tuo sogno!” le dico, tentando di rassicurarla e mostrandomi felice per lei. “Ci rimarrò per due anni.” Chiarisce, continuando a piangere e tirando su col naso. “Non ti dimenticherò.” Le dico, in tono serio. “Ti amo.” Continuo, baciandola subito dopo. Brianna accettò di buon grado quel bacio, ricambiandolo con impeto e passione. Subito dopo, l’accompagnai nel bagno delle ragazze, dove lei si ripulì il viso bagnato dalle lacrime e corrotto dal dolore. Subito dopo, tornammo in classe camminando l’una al fianco dell’altra, e seguimmo con interesse le ultime due ore di lezione restanti, per poi tornare a casa in sella alla sua bici. Non appena tentai di entrare in casa mia, Brianna mi fermò, stringendomi il polso e invitandomi a stare da lei. “Per me non è un problema.” Disse, sorridendomi e riuscendo a convincermi. Rimettendomi quindi la chiave della porta in tasca, decisi di seguirla fino a casa sua, fortunatamente poco distante dalla mia. Una volta entrate, fummo entrambe accolte dai suoi genitori, che mi salutarono riservandomi lo stesso calore degli anni ormai passati. Subito dopo il pranzo, che consumai discorrendo animatamente con la famiglia di Brianna, lei mi invitò ad andare nella sua stanza. Stringendomi nelle spalle, annuii, seguendola per l’intero corridoio. Quando vi entrai, il suo letto fu la prima cosa che vidi. Mi ci sedetti sopra vedendola imitarmi dopo poco tempo, e subito dopo ricominciai a baciarla come avrei voluto fare da ormai due intere ore. Ad ogni modo, i minuti scorrono diventando ore, e con l’andar del tempo le nostre effusioni sembrano intensificarsi. Dopo una lunga ora, Brianna si stacca improvvisamente da me, apparendo ai miei occhi impaurita. Che hai?” le chiedo, preoccupata. “Ho un segreto.” Risponde, tacendo subito dopo. “Parla.” la incoraggio, sperando che si apra a me come una porta. “Non so come dirtelo.” Esordisce, tremando come una foglia. “Fallo.” La esorto, avvicinandomi a lei. “Ti ho sempre amata, Allison, e vorrei andare avanti.” Dice, mentre il suo corpo viene scosso da tremiti sempre più evidenti. “Ti capisco, ma non sono pronta.” Le rispondo, alzandomi e avvicinandomi alla porta, segretamente sperando di non deluderla. Iniziando inspiegabilmente a piangere, Brianna mi prega di aspettarla, ma io la ignoro, poiché pur amandola, preferisco preservare la mia integrità per una mia prossima maturazione. Ad ogni modo, voglio che sappia che la amo, e che non intendo porre fine al nostro amore.
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