Polvere di stelle – CAPITOLO I

Una semplice ragazza

Io sono Allison Brown. Una ragazza tranquilla e semplice che non ha nulla da invidiare ad anima viva. Difatti, reputo la mia vita perfetta. Secondo il parere dei miei genitori, sono la figlia che ogni giovane coppia come loro desidererebbe. Alta, capelli color rame e occhi verdi. Una carriera scolastica praticamente impeccabile, scandita e caratterizzata da ottimi voti rasentanti la perfezione. Ad essere sincera, nutro una grande simpatia per ogni materia scolastica, senza alcuna eccezione, e tale e immacolata condotta mi ha permesso di eccellere anche nello sport. Difatti, sono anche riuscita a diventare capitano della squadra delle cheerleader della mia scuola, ma nonostante questo, non sono una di quelle ragazze figlie del proprio padre che utilizza la sua bellezza come un mero strumento di potere, bensì una molto più semplice e calma, che è molto socievole e trova facile stringere nuove amicizie. La mia positiva attitudine verso la vita e i miei doveri scolastici, ha fatto si che diventassi amica di Brianna Lancaster, mia compagna di classe e confidente sin dai tempi dell’asilo. Io e lei abbiamo ad occhio e croce la stessa età, e siamo davvero legate. Abbiamo entrambe quindici anni, e una di noi due nasconde un segreto che non ha mai osato rivelare ad anima viva. I miei genitori, orgogliosi di me sotto ogni singolo aspetto della mia vita, non hanno idea di ciò che ho loro nascosto per questo così lungo lasso di tempo. Io sono lesbica, e mi sono innamorata della mia migliore amica sin dal primo giorno in cui l’ho vista. Quando eravamo bambine, il nostro affiatamento si limitava al vederci spesso e al giocare insieme, ma con l’andar del tempo, il nostro rapporto ha finito per consolidarsi, diventando sempre più forte. Ora come ora, so che Brianna farebbe qualsiasi cosa se solo glielo chiedessi, unicamente in nome della nostra forte e indissolubile amicizia. Ad ogni modo, neppure la stessa Brianna è attualmente a conoscenza della mia vera natura, e a dirla tutta nessuno lo è, ed è per tale ragione che ad oggi tento di nascondere la cosa passando gran parte del mio tempo con il mio fidanzato Adam. Ci siamo conosciuti all’inizio del liceo, e proprio allora ho scoperto che era stato selezionato e scelto come capitano della squadra di football. Ad ogni modo, mi ha dichiarato i suoi sentimenti poco tempo dopo avermi incontrata, e per qualche strana ragione, non ho potuto fare altro che accettare. Siamo quindi diventati una coppia, ma dopo poco tempo, ho scelto di mettere fine a quel rapporto, poiché lui mi aveva inspiegabilmente tradita con una delle cheerleader mie compagne di squadra, ovvero la detestabile e altezzosa Keira Treshold. Era la solita ragazza ricca e senza cuore, che usava i ragazzi che le facevano la corte e cadevano ai suoi piedi solo ed esclusivamente per mantenere il suo status di popolarità. Non ci siamo davvero mai parlate, eppure so di odiarla. Il tempo scorre, e lei sembra non voler cambiare il suo modo di essere. Ha iniziato quella relazione con Adam alle mie spalle, e lo ha conseguentemente spinto nella sua rete di bugie e malevolenza. Ad ogni modo, ora so di essere sola e libera di essere me stessa e divertirmi, giocando la partita che la mia vita rappresenta secondo le mie regole. Attualmente, impiego il mio tempo dedicandomi ai miei numerosi hobby, che riesco sempre ad affiancare ai miei doveri scolastici. Difatti, oltre che agli estenuanti allenamenti sportivi a cui prendo parte ogni giorno dopo la fine delle lezioni, trascorro le mie giornate leggendo o praticando uno dei miei sport preferiti, ovvero il pattinaggio artistico. Ad essere sincera, scendo in pista soltanto durante i week-end, ma la cosa non mi tocca, poiché amo indossare i vestiti che una delle mie zie disegna per me, e che sfoggio soltanto durante gli allenamenti o le competizioni annuali. Ad ogni modo, coltivo questa passione sin da quando ero una bambina, e ricordo ancora con gioia il primo giorno in cui ho danzato sulla liscia e maestosa pista di ghiaccio, pur avendo paura che la stessa si sgretolasse sotto i miei piedi, facendomi cadere rovinosamente. Per mia pura fortuna, tale incidente non mi è mai capitato, e ancora oggi mi ritengo fortunata, poiché un qualunque infortunio, anche lieve, potrebbe compromettere irrimediabilmente la mia carriera di pattinatrice agonistica. Ad ogni modo, il sole splende in questo sabato pomeriggio, ed io ne sono felice, perché so che proprio oggi mi recherò alla pista di ghiaccio per i miei consueti allenamenti. Il viaggio verso la mia destinazione ha inizio, e dopo una decina di minuti, l’auto di mia madre si ferma. Sorridendo, la saluto, e mi reco subito negli spogliatoi, con in spalla il mio borsone, pieno di tutto ciò che mi serve. Il mio costume azzurro come il cielo, e i vestiti puliti e di ricambio che indosso solo dopo la fine degli allenamenti. Inoltre, porto con me i miei bianchi pattini, la cui ferrea lama è solida e stabile. Li indosso sedendomi su una panca, e decido di raggiungere le mie compagne. Saluto ognuna di loro con un sorriso e un gesto della mano, incontrando anche lo sguardo della mia allenatrice, che sorride compiaciuta. “Avremo una nuova allieva.” Annuncia, sempre sfoggiando quel sorriso. Improvvisamente, ognuna di noi punta lo sguardo sulla nuova arrivata, ed io sento il mio cuore perdere un battito, aumentando a dismisura il suo prima lento e pacato ritmo. Magnifica in un abito verde come l’erba, vedo la mia amica Brianna, che subito mi riconosce e decide di regalarmi un sorriso. Quasi istintivamente, mi avvicino e la saluto. “Se vuoi ti mostro lo spogliatoio.” Le dico, mentre il mio stato d’animo non accenna a cambiare ed io sento le guance bruciare. Brianna sorride, e annuendo, si lascia guidare. La conduco quindi nello spogliatoio, procedendo a lasciarla da sola perché si cambi. Raggiungendo le altre ragazze, che ora pattinano secondo le istruzioni dell’allenatrice, aspetto che ne esca, non esitando a voltarmi verso la porta che conduce agli spogliatoi, attendendo che la maniglia si abbassi e che la stessa venga aperta. Dopo pochi minuti, la mia pazienza viene premiata, e voltandomi, vedo Brianna avvicinarsi a me. Sorprendentemente, vuole starmi più vicina del solito. “Mi aiuteresti?” chiede, quasi provando vergogna, sentendosi costantemente seguita e giudicata dagli sguardi delle altre. “Certo!” rispondo, regalandole un sorriso e iniziando a pattinare raggiungendo quindi il centro della pista. “Vieni.” La incoraggio, tendendole una mano per convincerla a seguirmi. Per qualche strana ragione, Brianna è ora muta, e non osa muoversi. È spaventata e titubante, e teme certamente di cadere. Accenna a muovere qualche indeciso passo in avanti, lasciando che le lame dei suoi pattini scivolino sul ghiaccio. Notando la sua insicurezza, una compagna le passa accanto, e spingendola lievemente, finisce per farla cadere. Si scusa subito dopo, ma io, che assisto inerme alla scena, noto sul volto di quella ragazza un malevolo sorriso, che si mischia alla maliziosa risata delle altre perfide amiche. Quella ragazza porta il nome di Angel, ma sono convinta che non se lo meriti affatto. È cattiva, e ha ricoperto anche me con i suoi pesanti scherzi e le sue angherie, fino al giorno in cui il mio carattere forte e deciso non mi ha permesso di esplodere e chiudere ogni rapporto che avevo con lei. Ad ogni modo, il tempo scorre, e Brianna è ancora a terra. Fatica a rialzarsi, continuando a scivolare sul ghiaccio e lamentandosi per il dolore alle ginocchia. Avvicinandomi, le tendo nuovamente la mano, che lei afferra utilizzandola come ancora di salvezza. “Grazie.” Dice, sorridendo e riuscendo finalmente a rimettersi in piedi. “Di niente.” Rispondo, sorridendo a mia volta. “Non allontanarti dal corrimano.” La avverto, sperando che accetti e faccia tesoro del mio consiglio. Pattinando lentamente, lo raggiunge, e posandoci una mano, sembra aver acquistato sicurezza. I graffi che ha sulle ginocchia la limitano nei movimenti, ma sopportandone il dolore, continua stoicamente ad andare avanti, non dando ascolto alle parole di nessuno se non le mie unite a quelle della nostra allenatrice. Lentamente, arriva per noi l’ora di andarcene. Entro nello spogliatoio dopo aver salutato le mie amiche, e procedo a cambiarmi indossando i vestiti che porto all’interno del mio borsone. Una sobria e leggera maglietta bianca abbinata ad un paio di altrettanto leggeri pantaloni. Dopo essermi cambiata, raggiungo l’auto di mia madre, salendovi senza proferire parola. Il viaggio verso casa ha quindi inizio, e la noia mi porta a sbuffare e abbassare il capo. Mia madre è concentrata sulla guida, ma decido di volgermi uno sguardo preoccupato. “Stai bene?” sembra chiedermi, pur mantenendo un religioso silenzio. Prendendo parte a quel gioco di sguardi, annuisco, in modo da vederla sorridere ed evitarle ulteriori preoccupazioni.  Non appena arrivo a casa, decido di chiudermi nella mia stanza. Porto quindi a termine i miei doveri scolastici, consumando la mia cena e sprofondando nel sonno, attendendo quindi l’inizio di un nuovo giorno. Le ore notturne passano, e il mio pensiero si concentra su Brianna. So bene di amarla, ma lei non ne ha idea. Vorrei davvero dirglielo, ma temo la sua reazione. Non so infatti cosa accadrebbe se non accettasse i miei sentimenti, essendo quasi sicura di sprofondare in una voragine di malessere. Ora come ora, ho un’unica certezza, ovvero quella di essere una semplice ragazza, una cui amicizia le sta lentamente cambiando la vita. Sono ora codarda, e provo vergogna per me stessa, ma so che un giorno, in un futuro non troppo lontano, mi confesserò a lei, rivelandole la vera me stessa, ossia quella che da anni continuo a nasconderle.
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