Il buio della vita – CAPITOLO XVI

Un roseo benvenuto

Un’altra notte è passata, e l’aria è stata piacevolmente riempita dal silenzio notturno, spezzato solo dai suoni e dalle luci di una ridente e amena città come la mia. Per mia mera sfortuna, non sono riuscita a chiudere occhio, poiché disturbata da un insolito dolore allo stomaco, probabilmente causato dallo scalciare della mia bambina. Il sole è spuntato come un fiore, ed è mattina. Quella sorta di dolore è divenuto leggermente più sopportabile, ma le ore che compongono questa giornata sembrano letteralmente essere infinite. Volendo evitare di svegliare Jack, che è rimasto sveglio fino a tardi con la ferma e precisa intenzione di controllare il mio stato di salute, scivolo silenziosamente fuori dal letto, dirigendomi quindi verso la cucina. L’orologio appeso al muro segna le otto del mattino, ed io decido di bere come ogni mattina un bicchiere di latte fresco, accompagnato da dei nutrienti cereali e occasionalmente da una buona lettura. Subito dopo aver mangiato, inizio a dedicarmi alle mie solite e ormai monotone incombenze domestiche, facendo comunque attenzione a non affaticarmi troppo data la mia condizione. Una lunga ora volge al termine, e anche Jack decide di alzarsi dal letto. “Buongiorno.” Dice, sbadigliando e avvicinandosi lentamente a me. “Buongiorno a te.” Rispondo, regalandogli un ampio e luminoso sorriso. “Non hai dormito?” chiedo, notando la presenza di due nere borse sotto i suoi occhi, ora spenti a causa della stanchezza. “Per niente.” Dice, con un tono che rievoca una sorta di malinconia a lungo repressa e stagnante all’interno del suo giovane animo. “Possiamo parlare?” chiede, quasi spaventato e in preda alla vergogna. A quelle parole, non rispondo, limitandomi ad annuire. Mentre aspettavo che ricominciasse a parlare, vidi nei suoi occhi un velo di tristezza, e per tale ragione temetti il peggio. Difatti, il suo attuale stato d’animo non poteva certamente essere portatore di buone notizie. Rimanendo in silenzio, continuavo ad attendere, notando che per qualche strana ed inspiegabile ragione, le parole che aveva intenzione di pronunciare, gli si bloccavano in gola, affannando il suo respiro e impedendogli di esprimersi, facendolo conseguentemente scivolare nel più completo mutismo. “È davvero importante.” Esordì, guardandomi negli occhi.  “Ti ho amato sin dal primo giorno, e noi due stiamo per avere una famiglia.” Disse, coronando quell’affermazione con un meraviglioso bacio al quale non tentai di sottrarmi. “Ti amo.” Mi disse, sorridendo e stringendomi in un fortissimo abbraccio. In quel preciso istante, fui sopraffatta da un forte dolore allo stomaco. Sapevo di essere incinta, e per tale motivo temetti l’arrivo di una contrazione. Ad ogni modo, ero in dolce attesa da soli sette mesi, ragion per cui, ritenni che fosse decisamente troppo presto per l’arrivo delle doglie. “Jack, non mi sento bene.” Dissi, iniziando a soffrire e piangere per il dolore. “Dobbiamo andare in ospedale. “Continuai, sentendo i miei occhi velarsi di lacrime e sentendo che il dolore non accennava a diminuire. In quel preciso istante, Jack aprì la porta di casa, e cingendomi un braccio intorno alle spalle, mi guidò fino alla sua auto. Vi salimmo entrambi senza parlare, mentre il mio dolore appariva costante. Ad ogni modo, raggiungemmo il più vicino ospedale nel giro di poco tempo. Vi entrammo informando subito i medici della mia condizione, e gli stessi decisero di visitarmi. Venni quindi trasportata in sala parto, dove rimasi per delle intere ore. Secondo il parere dei medici, una sola persona poteva seguirmi all’interno di quella sala. Date le circostanze, Jack si offrì di rimanere al mio fianco, ed io battei ciglio a riguardo. Ad ogni modo, dopo tre lunghe ore, il mio travaglio ebbe fine, ed io diedi alla luce la mia amata bambina, la piccola Michelle. Appena nata era così piccola e indifesa che avevo letteralmente paura  di toccarla. Dopo averla tenuta in braccio per alcuni minuti, lasciai che Jack la prendesse in braccio, vedendo la bambina mostrare un debole sorriso. Il suo paffuto e tondo visetto era arrossato per via del pianto, e i suoi occhi erano gonfi per la stessa ragione. In fin dei conti, quella fu per me una giornata bellissima. Avevo appena messo al mondo mia figlia, provando l’infinita gioia di diventare madre, ma c’era una notizia ancora migliore. Difatti, pur essendo nata dopo soli sette mesi, Michelle non mostrava alcun segno di malessere. Sorridendo, abbracciai Jack scegliendo di baciarlo, e desiderai che quel giorno fosse infinito. In quel preciso istante, sentivo che la mia vita era decisamente completa. Sapevo di possedere l’amore corrisposto di Jack, ed entrambi avevamo appena avuto una bambina, parte della nostra magnifica famiglia. La nostra piccola Michelle è oggi venuta al mondo, e quello che le abbiamo riservato, è stato un alquanto roseo benvenuto.
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