Il buio della vita – CAPITOLO XIII

Crescere

Ogni singolo giorno che viviamo, può essere preso come una sorta di sfida, o come una lotta per la sopravvivenza. Ogni giorno si adottano diverse strategie, ammirando quindi i propri dorati successi o piangendo le proprie amare sconfitte. Ad ogni modo, indipendentemente dal percorso scelto, il cammino di ogni persona ha una sorta di strada comune letteralmente inevitabile, da percorrere forzatamente. La via della crescita. La giornata odierna nasce dopo l’arrivo della silenziosa e dolce aurora, decretando il lento prosieguo della mia vita. I miei giorni passano, e la mia vita sembra esaurirsi di ora in ora, venendo succhiata via dalle vene per opera delle inarrestabili lancette di un orologio. La mia malinconia ha una ragione e una spiegazione precise. Sto di nuovo male. Questa mattina dormivo beatamente, e svegliandomi ho scoperto che Jack se n’era andato, lasciandomi da sola. Sono ancora a casa sua, e i suoi genitori non mi hanno ancora vista. Prendendomi quindi la libertà di fare una veloce doccia, mi rivesto, mettendomi quindi alla ricerca di Jack. Ora come ora, non sembra essere in casa, e anche la soffitta è vuota. Piombando quindi in uno stato di forte preoccupazione, decido di uscire di casa e passeggiare sperando di incontrarlo. La mia unica meta è il parco cittadino, dove passeggio lentamente e senza proferire parola. Una leggera brezza estiva mi scosta i capelli, ed io non batto ciglio. Continuo a camminare senza fermarmi, pur perdendo la speranza dopo poco tempo. Decido quindi di tornare a casa sua, credendo di trovarlo lì. Quando vi arrivo, scopro di avere ragione, poiché lo trovo seduto sul letto nella sua stanza. Ha gli auricolari piantati nelle orecchie, e ascolta la sua musica preferita. Facendo particolare attenzione a non fargli del male glieli tolgo. “Ti stavo cercando.” Esordisco, guardandolo negli occhi. “Perché mai?” chiede, dubbioso e stranito dalle mie parole. “Dobbiamo parlare.” Continuo, tacendo subito dopo. Mantenendo il silenzio, Jack mi invita a farlo con un singolo cenno del capo. “Sono tutto orecchie.” Dice, sorridendo. “Non è il momento di scherzare.” Gli dico, tentando di farlo tornare serio. “Fra noi due va tutto bene, rilassati.” Mi risponde, sorridendo per la seconda volta. Ora come ora, per qualche strana ragione, il suo comportamento mi innervosisce. Ultimamente i miei sbalzi d’umore hanno fatto ritorno, e sono molto più frequenti e repentini rispetto a prima. Ad ogni modo, la rabbia che cerco di contenere, e l’aver letteralmente rimesso l’anima nel bagno di casa sono fattori che non giocano decisamente a mio favore. Nonostante tutto, Jack continua a mostrare quel luminoso sorriso, che ora mi da ai nervi. Mi chiedo infatti come non riesca ad essere serio in un momento del genere. “Valerie, si può sapere cos’hai?” chiede, dubbioso. “Ti prego, calmati.” Continua, guardandomi negli occhi. “Non ho niente che non vada, ma io e te dobbiamo parlare!” urlo, alterandomi di colpo. “Sono qui e ti ascolto.” Risponde, mantenendo la calma e cingendomi un braccio attorno alle spalle. “Va tutto bene.” Ripete, accarezzandomi lentamente la schiena. So bene dove vuole arrivare ma per me ora non è il momento. “Va tutto bene.” Continua a dirmi, non accennando a smettere di accarezzarmi. Sto tentando disperatamente di respirare a fondo e mantenere la calma ma ad un tratto qualcosa in me scatta, ed è come se un vulcano posto all’interno del mio cuore stia per eruttare. Perdendo quindi i lumi della ragione, mi rimetto in piedi, sottraendomi di scatto alle sue premure. “Non c’è niente che vada bene! Sono incinta!” finisco per urlare nuovamente, sapendo di aver ormai perso ogni capacità di controllarmi. “Valerie, sta ferma!” replica aspramente Jack, stringendomi il polso e costringendomi a sedere sul letto. “Sono qui per te, ce la faremo.” Dice, stringendomi in un forte abbraccio. “Non sarai da sola.” Aggiunge, spostando il suo attento sguardo sul mio viso. “Lo credi davvero?” mi domando, provando una leggera vergogna. “Ne sono certo.” Risponde, prendendomi per mano. Alle sue parole, segue un secondo abbraccio, durante il quale, biascico un’unica parola, che, a causa del mio tono di voce, lui non può sentire: grazie. In quel momento, ho la sola forza di ringraziarlo per gli sforzi che compie a causa mia. Sorrido debolmente prima di addormentarmi, poichè la rabbia e le forti emozioni provate mi hanno letteralmente sfinita. Ad essere sincera, mi sento una sciocca. Ero arrivata a credere che Jack non fosse affatto pronto per un’esperienza del genere, eppure avevo appena scoperto che lo era. Accortosi del mio sonno, mi aiuta a sdraiarmi, posandomi sul fianco una morbida e leggera coperta. Non riuscivo a crederci, ma per entrambi era arrivato il momento di crescere.

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