Il buio della vita – CAPITOLO X

I passi dell’amore

Come grasso e untuoso olio da cucina, due intere settimane sono scivolate via dalla mia vita. Il ricordo del mio primo bacio è ancora saldamente impresso nella mia mente, e oggi sono consapevole di poter assistere all’inizio di un nuovo giorno. È l’alba, ed io non riesco a dormire. Ora come ora, osservo il panorama visibile appena fuori dalla mia finestra. Un nuovo e piccolo fiore sta nascendo nel mio giardino, ed io non oso emettere neppure un fiato, non volendo disturbare o sconvolgere il delicato equilibrio della natura. L’orologio del mio cellulare segna le sei del mattino. Continuando a guardare fuori dalla finestra, mi accorgo che il sole sta spuntando. Anche in questo frangente, mantengo il silenzio, ammirando quello spettacolo con muta e inspiegabile gioia. Nell’attesa, inganno il tempo curiosando in un piccolo baule che tengo nella mia stanza. Aprendolo con un gesto della mano, vi ritrovo oggetti che credevo di aver perso per sempre. Ci sono tutte le foto di quando ero bambina, e anche alcuni dei miei vecchi giocattoli. Spostare il mio sguardo su quegli oggetti mi fa sempre scendere una piccola ma affatto amara lacrima. Guardandomi indietro, e concedendomi del tempo per riflettere, comprendo di aver vissuto un’infanzia a dir poco meravigliosa. Dalla fine della stessa in poi, è subentrata l’adolescenza, periodo per me alquanto tumultuoso dati i miei trascorsi.  Ad ogni modo, tre lunghe ore passano senza che io abbia modo di rendermene conto, e per me arriva l’ora di fare colazione. Non avendo molta fame, decido di bere del fresco latte accompagnato da dei friabili biscotti al cioccolato. Il tempo continua a scorrere ed io scelgo di liberarmi del pigiama indossando dei comodi vestiti estivi. Una sobria ma colorata maglietta abbinata a dei bianchi e immacolati pantaloni, sono oggi parte del mio look. È ora mattina, e siedo al tavolo della cucina con accanto mia madre ancora impegnata a far colazione. Un movimento inconsueto del polso fa cadere il suo bicchiere, che si rovescia spargendone il contenuto sulla tovaglia. Rimproverandosi per la sua sbadataggine, afferra subito uno straccio e inizia subito a darsi da fare per ripulire quel disastro. Mi offro generosamente di aiutarla, ma lei declina educatamente la mia offerta, affermando di poterlo fare da sola. Allontanandomi da lei, mi accorgo che il mio cellulare ha iniziato a vibrare, ragion per cui lo controllo prendendolo in mano. Spostando quindi il mio sguardo sullo schermo, noto di aver appena perso una chiamata da parte di Jack. Lasciando la cucina, torno nella mia stanza, e sedendomi sul letto, decido di telefonargli. Non appena risponde, ne approfitto per salutarlo. Continuo a discorrere con lui per qualche minuto, venendo colpita da una delle frasi che pronuncia. “Guarda fuori.” Mi dice, suonando serio e al contempo scherzoso. Senza proferire parola, faccio ciò che mi è stato chiesto, scorgendo il suo viso appena fuori dalla mia finestra. “Che cosa ci fai qui?” gli chiedo, sorpresa. “Sono venuto a trovarti.” Risponde, regalandomi un ampio e luminoso sorriso. “Sono subito da te.” Dico, uscendo dalla mia stanza e varcando la porta di casa. Raggiungo quindi il giardino, trovando Jack proprio davanti a me. Non appena mi vede, mi abbraccia, procedendo a posare le sue labbra sulle mie. Accetto quel bacio senza oppormi, e lascio che mi prenda per mano. Passeggio con lui per il mio giardino, godendomi il profumo dei fiori appena sbocciati. Poco tempo dopo, Jack mi bacia nuovamente. “Ti amo.” Mi dice, stringendomi la mano. A quelle parole, non rispondo, limitandomi a sorridere. “Cosa ti va di fare? gli chiedo, venendo improvvisamente colta dalla noia. “Vieni con me.” Risponde, iniziando a correre. “Dove stai andando?” chiedo, faticando a tenere il suo passo. “Lo scoprirai presto.” Disse, rifiutando di fermarsi. A quelle parole, trasalii. Avevo già sentito quella frase, e sapevo che non avrebbe significato nulla di buono. Ad ogni modo, decisi di fidarmi, e continuai a seguirlo. Poco tempo dopo, raggiungemmo casa sua, ed io mi interrogai sulle sue intenzioni. Mantenendo il silenzio, aprì la porta, ed io mi accorsi che in casa sembrava esserci un silenzio tombale. “Che succede?” chiesi, aspettando una risposta. “I miei genitori sono gente silenziosa.” Disse, riuscendo a strapparmi un sorriso. Subito dopo, Jack ricominciò a camminare, ed io lo seguii fino al salotto di casa. Guardandomi attorno vidi i suoi genitori, e mi presentai educatamente. Strinsi la mano ad entrambi, ma ad essere sincera, la persona più colpita dalla mia educazione e dal mio modo di parlare, sembra essere stato suo padre. Stando a quanto Jack mi ha raccontato, secondo i suoi genitori lui è sempre stato sfortunato in amore a causa del suo carattere alle volte insopportabile. Per tale ragione, entrambi sono rallegrati dalla felicità del figlio, ed ammettono di essere grati di avermi conosciuta. Ora come ora, il tempo sta lentamente scorrendo, ed io continuo il mio cammino, e sono ora fiera di camminare a testa alta, contando gli infiniti passi dell’amore.

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