Destino regale – CAPITOLO XVII

Sogni e fortuna

Un nuovo e lungo anno è in procinto di iniziare, prendendo il posto di quello precedente. Il tempo scorre come acqua tranquilla, e concedendomi qualche secondo per riflettere, realizzo che è appena passato un anno dalla nascita di mia figlia Miranda. È una bellissima bambina, e cresce di giorno in giorno, imparando sempre nuove cose. Vederla così aperta e curiosa riguardo al mondo che la circonda, mi rende felice, e mi lascia sperare in un suo roseo futuro. Ad ogni modo, ho notato che in questo lasso di tempo, mia sorella Georgia è profondamente cambiata. Difatti, da ormai una settimana dice di essere così debole da non riuscire ad alzarsi dal letto. Provando pena per lei, Lucas le rimane accanto, prendendosi cura di lei al meglio delle sue possibilità. Inoltre, i miei genitori mi hanno informato che le è venuta la febbre. Per tale ragione, ho ordinato ad uno dei miei domestici di chiamare un medico che la visiti, sperando quindi che riesca a guarire. Il mio ordine non è stato ignorato, e nel giro di un’ora, il miglior medico dell’Inghilterra ha raggiunto il mio regno. Dopo avergli permesso di entrare nel mio castello, gli ho subito mostrato la camera di Georgia, dove lei ora riposava. Non riusciva a dormire, ed era ancora sveglia e vigile. Aveva il viso contratto in una smorfia di dolore, ma alla vista del medico, abbozzò un debole ma convincente sorriso, e sembrò rifiorire. In quel momento, Lucas si scostò da lei, in modo da evitare di intralciare il lavoro del dottore. Lo stesso, le misurò il battito cardiaco e la temperatura corporea, scoprendo che quest’ultima era davvero alta. Secondo il parere del medico, tutto questo poteva avere un solo significato. “Deve essere subito portata in ospedale.” Disse, guardandoci negli occhi. A quelle parole, Lucas ed io sbiancammo, limitandoci ad annuire e ascoltare i consigli del medico. Subito dopo, uscii dalla stanza per informare mio padre circa l’esito della visita, vedendolo quindi prendere una drastica decisione. Stando alle condizioni di Georgia, il più vicino ospedale doveva essere raggiunto tempestivamente, ma secondo il pensiero di mio padre, il viaggio si sarebbe rivelato troppo lungo nel caso in cui avessimo deciso di partire a cavallo. Per tale motivo, ordinò che Georgia venisse fatta sul suo calesse, e che solo allora il viaggio avrebbe avuto inizio. Vista la sua preoccupazione per mia sorella, mio padre non voleva sentire ragioni, ma io lo pregai, convincendolo quindi a seguirlo assieme a Lucas. Dopo alcuni attimi di esitazione, mio padre acconsentì, e uscendo dal castello, iniziammo il viaggio alla volta del vicino ospedale. Per nostra fortuna, riuscimmo a raggiungerlo, e i medici presenti prestarono a Georgia tutte le cure del caso. Le ore passarono, e dopo un tempo che ci parve interminabile, ci venne finalmente concesso di vederla. Facendo quindi qualche passo in avanti, entrammo nella stanza che le era stata assegnata, ed io non riuscii a credere a ciò che vidi. Mia sorella era sdraiata in un letto d’ospedale, e non osava muoversi. Rimasi ferma a guardarla, per poi sentire un suono simile ad un pianto. Mi voltai quindi verso la fonte di quel rumore, notando che proprio accanto a lei giaceva un indifeso neonato. Mi avvicinai ancora di qualche passo, fermandomi però di colpo. Difatti, vidi Georgia muoversi, e compresi che si stava svegliando dal sonno in cui era caduta tempo prima. La chiamai quindi per nome non appena la vidi aprire gli occhi, e la vidi sorridere. Lei si limitò a salutarmi, stringendo il suo neonato. “Lui è Michael.” Disse, sorridendo nuovamente. “È bellissimo. Congratulazioni.” Dissi, abbracciandola. Subito dopo, decisi di lasciarla da sola con il bambino, richiudendo la porta alle mie spalle. “Sta bene.” Dissi, uscendo da quella stanza. Alle mie parole, seguirono il sorriso compiaciuto di mio padre e la felicità di Lucas. Da quel momento in poi, uno dei medici ci mise di fronte ad una scelta. Potevamo infatti tornare a casa e attendere che Georgia venisse dimessa, oppure rimanere in ospedale con lei. Dopo averci riflettuto scegliemmo la seconda delle opzioni proposte, rimanendo al fianco di Georgia fino al calar della sera. Difatti, venne dimessa solo allora, e si mostrò felice di poter tornare a casa. Non appena raggiungemmo la nostra destinazione, fummo accolte da nostra madre e da uno dei miei servitori. Non appena ci vide, nostra madre ci strinse in un abbraccio, chiedendo di vedere il nipote. In quel momento, Georgia lasciò che lo prendesse in braccio, sorridendo subito dopo. I minuti passarono, e mantenendo il silenzio, incrociai lo sguardo di Jesse, che nel frattempo mi aveva raggiunta. Evitando di staccare gli occhi da me, mi posò una mano sulla spalla. Spostando il mio sguardo su mia sorella, sorrisi. In quel momento, mi sentii davvero felice per lei. Le mie preghiere avevano fortunatamente ottenuto una risposta, e si erano tradotte nella realizzazione dei sogni di mia sorella.

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