Destino regale – CAPITOLO XV

Imprevisti

Giornalmente, i secondi che compongono ogni giornata si trasformano in minuti, che lentamente divengono ore. Con la stessa lentezza, le ore diventano giorni, mesi ed infine anni. Sono ora passati in tutto sei mesi, e il sole è nascosto e celato alla mia vista da una coltre di nuvole. Data la situazione, sono certa che oggi il cielo diverrà cupo, e la pioggia bagnerà le strade. Ora come ora, siedo sul mio comodo letto, e sono intenta a rileggere la lettera scrittami dalla mia vera madre. Nella stessa, esprime tutto il risentimento che prova nell’aver abbandonato me e Georgia, sostenendo che è stata tutta un idea del nostro vero padre. Mentre leggo, sembro lottare con me stessa, poiché tento in ogni modo di impedire che delle fredde e amare lacrime inizino a sgorgare, rigandomi il viso. A tal proposito, decido di avvicinarmi allo scaffale presente nella mia stanza, per poi prendere in mano un libro e riporre quella lettera al sicuro. Subito dopo, esco dalla mia stanza, e nonostante la fredda aria che spira, scelgo di andare a sedermi nella veranda. Il tempo scorre, ed io mantengo il silenzio. Guardandomi attorno, incrocio lo sguardo di mia sorella, che ha evidentemente avuto la mia stessa idea. “Va tutto bene?” chiede, guardandomi. “Si.” Mi limito a risponderle, mostrandole quindi un mellifluo ma convincente sorriso. La tristezza derivante dalla lettura di quel manoscritto è ancora padrona del mio animo, ma tento di fare in modo che non lo capisca. “Hai visto Jesse?” le chiedo, sperando di distrarla. “No.” Risponde, scuotendo il capo. In quel momento, decido di darle le spalle, per poi mettermi alla sua ricerca. Inizio dalla sua stanza, che scopro completamente vuota. Chiudendone lentamente la porta, decido di dirigermi verso il grande salone, dove lo trovo fermo ad ammirare il paesaggio visibile dalla grande vetrata. “Ti stavo cercando.” Esordii, vedendolo quindi voltarsi verso di me. “Che hai da dirmi?” chiede, dubbioso. “Il tempo sta passando.” Dissi, guardandolo negli occhi e posando una mano sul mio ventre ora gonfio. “Lo so bene.” Risponde, prendendomi le mani, che ora tremano incontrollabilmente al suo lieve tocco. Un singolo attimo diviene un ricordo, e le mie labbra si posano sulle sue. Dopo alcuni secondi, ci sciogliamo dall’abbraccio che ci ha unito, ed io inizio ad allontanarmi. “Da questa a Georgia.” Dice, posandomi una mano sulla spalla e costringendomi a voltarmi. Subito dopo, mi porge una busta da lettere, ed io deduco la presenza di una sorta di messaggio all’interno della stessa. Ad ogni modo, riesco a tenere a bada la mia curiosità e torno nella veranda, dove spero di trovare Georgia. La mia speranza si traduce in realtà, poiché mia sorella non sembra essersi mossa di un millimetro, ed è ora intenta a fissare il cielo, fortunatamente chiaro e privo di nubi. La chiamo per nome, e lei si volta di scatto. “Questa è per te.” Le dico, porgendole le busta. “Grazie.” Risponde, dandosi subito da fare per aprirla. Per fortuna, ci riesce in poco tempo, e ne estrae quella che scopro essere una lettera. Guardandola, noto che è intenta a leggerne il contenuto, motivo per cui, mi avvicino mantenendo il silenzio. Le rimango accanto per tutto il tempo, e poco dopo la vedo ripiegare con cura quel foglio. “Cosa dice?” le chiedo, spinta dalla curiosità. “È un invito.” Risponde, regalandomi un luminoso e ampio sorriso. Tacendo, muovo lentamente il capo, unicamente per invitarla a continuare a parlare e chiarirsi. “Lucas ci ha invitate al fiume.” Dice, sorridendo nuovamente.  “Ci andremo.” Rispondo, guardandola negli occhi. Alle mie parole, Georgia annuisce, ed io le do nuovamente le spalle con la ferma e precisa intenzione di tornare da Jesse. “Gentile da parte di tuo fratello.” Dico, guardandolo negli occhi. “Che farete?” chiese, dubbioso.” “Andremo.” Risposi, mostrandogli un sorriso. A quell’istante seguì un fortissimo abbraccio, e le nostre labbra si unirono di nuovo. Per qualche strana ragione, volevo davvero che quel bacio non avesse fine. Noi due ci amiamo, e stiamo per costruirci una famiglia. Dopo esserci divisi, decidemmo di uscire e raggiungere Lucas al fiume. Corsi ad informare Georgia della cosa, e la lasciai da sola. Poco tempo dopo, tutti e tre fummo pronti ed iniziammo il nostro viaggio. In sella ai nostri destrieri, raggiungemmo il fiume in pochissimo tempo, e Georgia scese da cavallo solo per salutare Lucas e baciarlo. Quella scena mi strappò un sorriso, ma per mia sfortuna feci un passo di troppo, e il mio bracciale finì per cadere in acqua. Iniziai quindi a fissarla con espressione triste. Accorgendosi di quanto accaduto, Jesse si offrì di andare a riprenderlo, sparendo dalla mia vista per alcuni minuti. Quando finalmente me lo riportò, feci una scoperta alla quale non avrei voluto credere. Il mio bracciale era integro, ma uno dei rubini era scomparso. Pur mantenendo il silenzio, chinai il capo, mostrando il mio disappunto a riguardo. Jesse tentò di consolarmi, riuscendoci quasi subito, ed io gliene fui grata. In tutto questo tempo, ha fatto molto per me, compreso farmi il più bel regalo che una donna possa mai sperare di ricevere. Ora come ora, dopo tale ragionamento, il rubino mancante sul mio bracciale non ha importanza. Difatti, questo non è altro che uno dei tanti imprevisti della vita.

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