Destino regale – CAPITOLO XII

Agognata realtà

Un nuovo giorno ha inizio, e dei cambiamenti  spirano nell’aria. La stessa, è ora più fredda del solito, e tutto ciò può avere un unico significato. Il freddo e magnifico inverno ha fatto visita al mio regno. Le temperature sono scese vertiginosamente, e non è raro vedere gli alberi spogliarsi lentamente, o le tenere foglie bruciare nel gelo. Il tempo atmosferico, si rivela essere un misero dettaglio, poiché mi basta chiudere gli occhi per dimenticare, e pensare alla realtà che mi circonda. Sono finalmente sposata con l’uomo che amo, e i miei pensieri sembrano avere un concreto significato per i miei genitori. Il tempo sta passando, e sia io che Jesse stiamo iniziando a pensare a quale sia il prossimo passo da compiere nel nostro rapporto. Entrambi crediamo che sia arrivata l’ora di aggiungere un membro alla nostra famiglia. Ad ogni modo, per qualche strana e ignota ragione, ho intenzione di aspettare. Difatti, uno strano presentimento mi porta a credere in un repentino cambiamento dell’attuale situazione. Sin da quando mi sono sposata, vivo con il timore di rincontrare il principe Charles. Lo stesso, sentendosi oltraggiato poiché ho rifiutato la sua proposta di matrimonio, ha giurato vendetta nei miei confronti. Ad ogni modo, volendo salvare le apparenze, ed evitare di distruggere la felicità di Jesse, faccio del mio meglio per fingere che non ci siano problemi. So bene che il mio silenzio non durerà a lungo, poiché presto o tardi mi troverò costretta a dover vuotare il sacco, decidendo quindi di rivelare tutta la verità a Jesse. Ora come ora, mantengo il silenzio, mentre inganno il tempo guardando la bianca e candida neve scendere lentamente dal cielo. Le ore trascorrono inesorabili, e i miei sospiri si fanno più frequenti. Dopo un tempo che mi pare interminabile, decido di salire le scale e raggiungere la mia stanza. Aprendo la porta, mi siedo sul letto, posando il mio sguardo sul mio bracciale.

Mentre sono nell’atto di farlo, mille domande iniziano ad affollarsi nella mia mente. Per mia mera sfortuna, nessuno di quegli interrogativi trova una risposta. Dopo alcuni minuti, mi rimetto in piedi, decidendo quindi di raggiungere la stanza di mia sorella Georgia. Le voglio davvero bene, e in questo momento, sembra essere l’unica persona con cui ho il coraggio di confidarmi. Avvicinandomi lentamente alla porta, tento di aprirla, riuscendoci dopo alcuni tentativi. Ad ogni modo, quel che vedo mi lascia senza parole. La camera di mia sorella è completamente vuota. Non riesco a trovare una spiegazione a quello che vedo, eppure capisco che è la pura verità. In preda alla paura e alla confusione, scendo velocemente le scale, con la ferma e precisa intenzione di raggiungere il piano inferiore. Durante il tragitto, mi imbatto in uno dei miei domestici. “Regina! Grazie al cielo l’ho trovata!” esclama nel vedermi. “Cos’è successo?” chiedo, lasciando che la mia spontaneità abbia la meglio su di me. “La principessa Georgia è stata rapita.” Rispose, tacendo subito dopo. Ritornando ad essere preda delle mie stesse e ora negative emozioni, raggiungo la sala del trono, incontrando i miei genitori. Entrambi, hanno l’aria preoccupata, e noto che mia  madre ha il viso bagnato dalle lacrime. “La ritroveremo.” La rassicura mio padre, avvicinandosi a lei. “Abbiamo bisogno del suo aiuto.” Dice, rivolgendosi a me. “Farò ciò che posso.” Rispondo, facendo suonare quella frase come una solenne promessa. Scivolando nel più completo silenzio, inizio a pensare, prendendo la più drastica delle decisioni. “Partirò alla sua ricerca.” Annunciai, in tono solenne. “Faccia attenzione.” Si raccomandò mio padre, guardandomi negli occhi. Incrociando il suo sguardo, annuii, uscendo subito dal castello. Chiedendo che il mio cavallo fosse preparato a dovere. Subito dopo, diedi inizio al mio viaggio. Ancora una volta, vagavo senza meta, mantenendo la concentrazione e il mio sguardo fisso sulla natura che ora mi circondava. Imboccai quindi un sentiero, guardandomi costantemente intorno, alla ricerca di un punto di riferimento. Dopo alcuni minuti, raggiunsi la chiesa locale, dove scelsi di riposare. Dopo averlo fatto, ripresi il cammino alla ricerca di mia sorella. Il mio cavallo continuava spedito il suo galoppo, ed io ora fissavo il mio bracciale. Considerandolo il simbolo della nostra vecchia vita, lasciavo che mi infondesse una nuova speranza. In quel momento, un ricordo si fece strada nella mia mente. Ripensai al principe Charles e al suo desiderio di vendetta. Compresi quindi che aveva intenzione di ferirmi, portandomi via quanto avessi di più caro, ovvero parte della mia famiglia. Ad ogni modo, non avevo idea del luogo in cui avesse potuto portarla, concludendo dopo un veloce ragionamento, che l’unico posto avrebbe potuto essere il suo castello. Ogni indizio che raccoglievo, lasciava spazio ad una nuova domanda priva di risposta. Tentando quindi di mantenere la calma, non arrestai il mio cammino. Dopo interminabili ore di viaggio, assistetti al calar della sera. Le mie speranze stavano per abbandonarmi, e alzando lo sguardo, scorsi un palazzo proprio di fronte a me. Avvicinandomi, scesi da cavallo, trovandomi davanti uno dei servitori del principe. “Sono qui per vedere il sovrano. Dissi, aspettando che le porte di quel sontuoso palazzo venissero aperte. Attesi per degli interi minuti, e allo scadere degli stessi, entrai. Il principe era proprio davanti a me, e non appena mi vide, asserì di avermi atteso a lungo. “Lasci subito andare mia sorella!” gli intimai, mostrando tutto il mio coraggio. “Ad una condizione.” Disse, sfidandomi con la voce. “Quale sarebbe?” chiesi, sprezzante. “Deve diventare mia moglie.” Rispose, guardandomi negli occhi. “Non lo farò mai.” Dissi, avvicinandomi quasi istintivamente. “In questo caso, può dire addio a sua sorella.” Affermò, allontanandosi da me e dirigendosi verso un’ampia scalinata. Sentendo una giusta rabbia crescermi dentro, decisi di seguirlo. Arrivando quindi in cima alle scale, vidi subito una porta chiusa, e sentii la voce di mia sorella invocare il mio nome. Animata da una sconosciuta forza che non credevo di possedere, aprii subito quella porta, vedendo che mia sorella era stata legata ad una sedia. Guardandola negli occhi, che erano ora velati di lacrime, colsi una sua inequivocabile richiesta di aiuto. Avvicinandomi, scelsi di provare a sciogliere i nodi che le stringevano i polsi. Ci riuscii dopo un singolo tentativo, e afferrandole il polso ancora dolorante la aiutai ad uscire da quella stanza. Per nostra sfortuna, il principe Charles ci sbarrò la strada, impedendoci quindi di avanzare. Ci provammo comunque, tentando di avvicinarci alle scale e costringendo il principe Charles ad indietreggiare. Per sua sfortuna, fece un passo di troppo, e finì per cadere rovinosamente. Approfittando della sua caduta, scendemmo a nostra volta le scale, raggiungendo quindi il portone del palazzo. Quando arrivammo all’ultimo scalino, notammo che il principe era privo di sensi. Ad ogni modo, non tentammo di soccorrerlo, volendo solo scappare da quel luogo, augurandoci di non doverci entrare mai più. Invitai quindi Georgia a salire sul mio cavallo, e poco dopo iniziammo il nostro viaggio verso casa. Un’intera ora trascorse, e finalmente, imboccando un sentiero, intravidi il mio castello in lontananza. Continuai quindi ad avvicinarmi fino a raggiungerlo, per poi entrarvi e varcare la soglia della mia stanza. Sfinita dalla stanchezza, mi lasciai cadere sul letto, sprofondando in un sonno ricco di sogni concernenti il mio avvenire e la mia tanto agognata e bramata libertà.

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