Destino regale – CAPITOLO XI

Speranze e nuovi inizi

Un altro lungo mese ha raggiunto il suo culmine, e finora la mia vita si è rivelata piena di dolore e sorprese. Difatti, molte cose da allora sono cambiate. I miei genitori, hanno iniziato a prestare più attenzione ai miei sentimenti e al mio modo di pensare, dapprima ignorati per loro grande superbia. Tale cambiamento, può avere un unico significato. Posso finalmente dirmi libera di amare, potendo ora esternare i miei sentimenti. Ora come ora, il mio unico pensiero è quello di avvisare Jesse. Finalmente possiamo sposarci, e sono sicura che lui ne sarà davvero entusiasta. Per questa ragione, ho deciso di recarmi nel vicino villaggio assieme alla mia famiglia. Nessuno di loro conosce Jesse ad eccezione di Georgia, ma ad ogni modo, abbiamo deciso che il viaggio avrà inizio nel primo pomeriggio. I minuti sembravano ore, e quando finalmente sentii i rintocchi delle campane della chiesa declamare il passaggio delle stesse, guardai subito fuori dalla finestra, ammirando l’imbrunire. Nello spazio di un momento, scesi le scale, arrivando quindi nella sala del trono. Avvisando i miei genitori, aprii il portone del castello e ne uscii, chiedendo che il mio cavallo venisse sellato. Seguendomi, Georgia, fece lo stesso, e insieme iniziammo il viaggio. I nostri genitori rimanevano dietro di noi, non osando proferire parola fino alla fine del viaggio. Quando finalmente arrivammo a destinazione, scendemmo tutti dai nostri cavalli, ed io mi avvicinai alla porta della casa di Jesse. Bussai un paio di volte, e fui accolta da una donna. Alla mia vista, si esibì in un rispettoso inchino. “Che cosa la porta qui?” mi chiese educatamente. “Sono qui per vedere suo figlio.” Risposi, mantenendo la calma. “Sarà subito da lei.” asserì, sparendo dalla mia vista per alcuni minuti. Attesi senza lamentarmi, vedendo Jesse fare il suo ingresso nel salotto di casa. “Deve parlarmi?” chiese, guardandomi negli occhi. “Possiamo finalmente sposarci.” Gli dissi,  sorridendo. “Dice sul serio?” continuò, dubbioso. A quella domanda, non risposi, limitandomi ad annuire. Guardando Jesse negli occhi, capii che avrebbe davvero voluto mostrarmi i suoi sentimenti, finora repressi per una lunga serie di ragioni legate al mio rango e al suo onore. Quasi a voler ricevere una sorta di autorizzazione, incrociai lo sguardo di mio padre, vedendolo annuire. Subito dopo aver ricevuto la sua approvazione, mi avvicinai a Jesse, lasciando quindi che mi prendesse per mano. In quel momento, il mio cuore iniziò a battere con forza, ed io non tentai di impedirlo. Spostando quindi il mio sguardo dal viso di Jesse a quello di mia madre, sorrisi. A quell’istante seguì una mia reazione, consistente nell’uscire da quella casa assieme a Jesse. Subito dopo, mi riavvicinai al mio cavallo. Non appena fui abbastanza vicina, tentai di salirgli in groppa. Alla vista di Jesse, l’animale si spaventò, ritraendosi e scalciando. Mantenendo la calma, gli posai una mano sul fianco, iniziando quindi ad accarezzarlo. Il cavallo si calmò al mio tocco, e finalmente potei salirgli in groppa. Sorprendentemente, l’animale sopportò il peso e la presenza di Jesse, che ora sorrideva guardandomi negli occhi. ricominciammo quindi il viaggio di ritorno verso il mio castello, raggiungendolo al calar della sera. La luce della luna faceva risplendere i rubini del mio bracciale, che ora mostravano tutta la loro rara e fine bellezza. Mentre cavalcavo, spostai il mio sguardo su quel gioiello, lasciando che le mie labbra si dischiudessero in un luminoso sorriso. Sorridevo per una semplice ragione, ossia perché ora vedevo negli astri celesti, speranze e nuovi inizi

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