Il mondo dei numeri – CAPITOLO XXIII

Felicità apparente

Di giorno in giorno, il tempo sembra scorrere sempre più lentamente. Gli stessi divengono settimane, e infine anche lunghi e apparentemente infiniti anni. Otto mesi sono appena trascorsi, volando via dalla mia vita come una bianca colomba in fuga da uno scaltro bracconiere. Il tempo ha lenito le mie ferite emotive, dando modo alle stesse di cicatrizzarsi. Ora come ora, non provo altro che felicità, poiché la mia gravidanza ha continuato a progredire, risultando essere priva di problemi. Ad ogni modo, secondo il parere del mio medico, sarò costretta ad assistere alla prematura nascita del mio bambino. Tale notizia, preoccupa non poco sia me che Ethan, portandoci quindi a credere che la sfortuna finora evitata, ci abbia raggiunti, e rimanga nascosta nell’ombra in attesa di colpirci a tradimento. Ad ogni modo, sin dalle prime luci dell’alba mattutina, mi sento davvero strana. Continuo a venir sorpresa da imprevedibili conati di vomito, che mi trovo costretta a non poter soffocare, e il mio ormai consueto dolore di stomaco è diventato letteralmente insopportabile. Per questa ragione, Ethan mi ha convinta a vedere di nuovo il mio dottore, facendomi quindi visitare. Seppur controvoglia, ho deciso di dargli retta, lasciando quindi che mi accompagnasse in ospedale. Durante il viaggio, un acuto e lancinante dolore mi attraversò il corpo, e mi immobilizzò letteralmente. In quel preciso istante, tentai di resistere, pur fallendo nel mio intento. La mia sofferenza sembra non aver fine, e cessa solo non appena arrivo in ospedale. Non appena mi videro, i medici compresero che ero ormai entrata in travaglio. Venni quindi trasferita in una stanza, con il preciso ordine di rilassarmi e non muovermi. Seguii diligentemente le indicazioni dei medici, senza osare ribellarmi. Dopo circa un’ora, il dolore mi fece letteralmente urlare. A quel punto, un’infermiera mi raggiunse, decidendo subito di aiutarmi. Secondo il suo pensiero, ero finalmente pronta a dare alla luce il mio futuro figlio. Da quell’istante in poi, lasciai che il mio corpo svolgesse le sue naturali mansioni, potendomi quindi mostrare felice. Finalmente avevo l’occasione di tenere in braccio il mio bambino. Dopo alcuni minuti, anche Ethan entrò nella stanza, abbracciandomi subito dopo. Chiese quindi di tenere in braccio il neonato, ed io lo lasciai fare. In poco tempo, scelsi il nome perfetto per quell’innocente creatura. Dwayne. Mio figlio ora aveva un nome, ed era pronto ad iniziare la sua nuova e giovane vita alla scoperta della gioia e del mondo circostante. Quando tornai a casa assieme ad Ethan, venni pervasa da un’inspiegabile sensazione di tristezza. Sapevo bene che per fortuna mio figlio era il ritratto della salute, e ne ero felice, ma al contempo mi sentivo triste, essendo consapevole della mia condizione cardiaca, che in tutto quel tempo non aveva accennato a migliorare. Da quando ne è stato messo al corrente, Ethan non ha fatto altro che prendersi cura di me e tentare di farmi guarire, ed io non smetterò mai di ringraziarlo per  questo, ma ad ogni modo c’è qualcosa che io non gli ho ancora detto. Sono grata al fato per averci fatto incontrare, eppure in cuor mio so che quella che ora provo, non è altro che mera felicità apparente. Esiste inoltre la possibilità che il mio cuore non torni mai ad essere quello che era prima, poiché irrimediabilmente logorato dalla mia malattia. Ad ogni modo, so di dover approfittare di questi momenti di felicità, poiché la stessa potrebbe un giorno sfuggirmi di mano senza fare più ritorno, sparendo quindi con velocità inaudita.

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