Destino regale – CAPITOLO IV

Doveri reali

Il buio della notte è finalmente stato soppiantato dalla splendente e magnifica luce solare, che ora illumina l’intero castello. Le porte sono chiuse da circa un mese, e oggi ho deciso di cambiare idea e lasciare che vengano riaperte. Secondo i miei genitori, sono volubile quanto il gentile spirare del vento, ma la loro opinione non mi tocca. Dopo tutto questo tempo, sono riuscita ad accettare la mia nuova vita, imparando ad amarli, ma anche ad ignorarli quando sento di doverlo fare. Ad ogni modo, non oserei mai tradire la loro fiducia, ed è proprio questo uno dei motivi per cui ho preso una decisione così importante. Difatti, per la gioia dei miei sudditi, le porte del castello verranno nuovamente aperte, e un ricevimento sarà organizzato in onore di tale evento. Ora come ora, sono ancora nella mia stanza, intenta a decidere che vestito indossare. Volendo evitare inutili perdite di tempo, ho scelto di chiedere consiglio a mia madre, che mi ha quindi aiutata a scegliere un abito rosso di rara e fine bellezza. Dopo essermi preparata, ho sceso lentamente le scale, raggiungendo con garbo e grazia la sala del trono, che occupai in attesa dell’inizio del ricevimento. Lo stesso, ebbe inizio dopo alcuni minuti, e non appena vidi le porte aprirsi, riconobbi nel volto di uno dei numerosi ospiti quello di Jesse.

Pur essendo felice di rivederlo, sapevo di dover mantenere un certo decoro, ragion per cui, decisi di non scompormi. Non mossi quindi un muscolo, meravigliandomi nel vederlo avvicinarsi. “Vorrei chiedere la mano di sua figlia, sire.” Disse, rivolgendosi a mio padre e attendendo una risposta. “Lei vorrebbe? Risponda ad una semplice domanda. Qual è il suo retaggio?” chiese, con un tono che non avevo mai avuto l’occasione di ascoltare. A quella domanda, Jesse non rispose, iniziando letteralmente a tremare di paura. Quasi istintivamente, lo guardai negli occhi, sperando che il mio sguardo gli infondesse sicurezza. Ad ogni modo, scelse di continuare a tacere, suscitando quindi l’ira di mio padre. “No! Un plebeo come lei non avrà mai in sposa la regina!” urlò, facendo sobbalzare il resto degli invitati. Gli stessi, si voltarono verso mio padre, guardandolo mentre il terrore diveniva lentamente padrone dei loro animi. Nessuno riusciva a credere a quanto era appena accaduto, poiché nessuno aveva mai assistito alla collera di mio padre. In quel momento, mi alzai in piedi, tentando di fermare Jesse, che si era ora allontanato dal resto degli invitati. Lasciando incustodito il mio trono, feci qualche passo nella sua direzione. “È tutto vero?” gli chiesi, non appena lo raggiunsi. Ancora in preda al dolore e alla vergogna, Jesse mantenne il silenzio. Lo vidi annuire dopo pochi secondi, e lasciai che l’incredulità avesse la meglio su di me. In quel momento, abbandonai la sala, scegliendo di rifugiarmi nella mia stanza. In cuor mio sapevo che non avrei dovuto farlo, ma per qualche strana ragione, non ascoltai la mia coscienza, decidendo segretamente di averne avuto abbastanza. Dopo quanto era accaduto, avevo compreso che una nuova parte della mia vita si basava su una bugia. Ora ero a conoscenza della nuda e cruda verità, secondo la quale, Jesse non avrebbe potuto avermi in sposa, il nostro incontro aveva perso di senso, l’amore che ci legava non avrebbe avuto un futuro, ed io avrei dovuto accettare la realtà, comprendendo quindi a malincuore di dover trovare un altro modo per continuare a vivere la mia vita, e adempiere quindi con diligenza, ai miei doveri reali.

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