Destino regale – CAPITOLO II

Il rango di regina

Il sole si leva alto nel cielo, e lentamente un nuovo giorno ha inizio. Quella appena iniziata è una mattina completamente fuori dall’ordinario. Difatti, oggi è il giorno del mio diciottesimo compleanno, e ciò significa che ora ho ufficialmente raggiunto la maggiore età. Secondo i miei genitori, questo è il giorno perfetto per festeggiare la mia incoronazione. Per tale motivo, ho dovuto  alzarmi presto, e prepararmi per il grande evento. Dopo aver indossato un magnifico vestito verde scelto per l’occasione da mia madre. Uscendo dalla mia stanza dopo essermi preparata a dovere, iniziai a scendere la lunga scala a chiocciola che portava al grande salone. Quando vi arrivai, ciò che vidi mi lasciò senza parole. L’intero salone era stato decorato per l’occasione, e soltanto guardandomi intorno potevo contare centinaia di ospiti, fra cui anche mia sorella Georgia, in un favoloso abito dorato. Non appena la vidi, decisi di salutarla, stringendola in un abbraccio. Vederla, mi aveva davvero sorpreso, poiché dopo quanto era accaduto, credevo che in lei fossero maturati dei sentimenti d’odio nei miei confronti. per mia fortuna, anche lei era felice di vedermi. Quando ci sciogliemmo dal nostro abbraccio, sentii mio padre fare il mio nome, e vidi mia madre indicarmi con un cenno del capo il suo trono ora vuoto. Cogliendo al volo il suo messaggio, mi ci avvicinai, fermandomi dopo qualche passo. Fu questione di alcuni secondi, e vidi mio padre avvicinarsi a me. Quando fu abbastanza vicino, mi passò lo scettro, simbolo del suo potere, ed io chinai il capo, pronta a ricevere la corona reale. Dopo che la stessa fu deposta sul mio capo, chiusi gli occhi, e immaginai di fissare un punto lontano. Respirai quindi a pieni polmoni, e quando riaprii gli occhi, trovai mia sorella Georgia in piedi accanto a me. “Ora sei regina.” Disse, sorridendomi. Limitandomi a guardarla negli occhi, non risposi, sorridendo a mia volta. Allontanandomi lentamente da lei, vidi qualcosa entrare nel mio campo visivo. Mi accorsi quindi della presenza di un uomo. Guardandolo, conclusi che doveva essere uno degli invitati alla mia cerimonia di incoronazione, ma ad ogni modo, mi resi conto che era in qualche modo diverso dagli altri. La sua giacca bianca si sposava alla perfezione con i suoi occhi color miele. Tentando di mantenere un’aria calma, distolsi il mio sguardo da lui, scoprendo dopo alcuni minuti le sue vere intenzioni. Difatti, mi si avvicinò prendendomi per mano. “Mi sembra doveroso invitarla al suo primo ballo da regina, sua altezza.” Disse, facendomi leggermente arrossire. Ad ogni modo, presi la sua mano e accettai la sua proposta. Lasciai quindi che fosse lui a condurre la danza, senza tentare di oppormi. Mentre ballavamo, i nostri sguardi si incrociarono, ed io avvertii uno strano sentimento crescermi dentro. Era come se in quel momento nulla contasse, ed esistessimo solo noi. Il ballo giunse poi al termine, e ne approfittai per ringraziarlo e ricongiungermi a mia sorella. “Io sono Jesse.” Mi disse quell’uomo, prima di lasciar andare la mia mano. Quasi istintivamente, gli sorrisi, per poi dargli le spalle e raggiungere Georgia. “Com’è stato?” mi chiese, attendendo una mia risposta. “Meraviglioso.”

Le dissi, volgendo nuovamente il mio sguardo in direzione di Jesse. “Che ti prende?” azzardò Georgia, ora stranita dal mio comportamento. “Niente, sto bene.” Mentii, andando quindi a sedermi sperando di riprendermi da quanto era appena accaduto. Dopo alcuni minuti, mio padre mi raggiunse. Aveva assistito al mio ballo in perfetto silenzio, e ora temevo che fosse in collera. “Chi era quello straniero?” mi chiese, sorprendendomi. “Era un principe.” Dissi, mentendo per la seconda volta. “Io e sua madre vorremmo davvero conoscerlo.” Continuò mio padre, abbozzando un debole sorriso. Lo stesso, mostrava la sua fiducia nei miei confronti, ed io non avrei mai osato tradirla. Ad ogni modo, quando fu lontano da me, mi abbandonai ad un sospiro di sollievo. Sapevo di aver mentito, ma l’avevo fatto solo perché ero stata colta di sorpresa. Ad essere sincera, non sapevo nulla del retaggio di Jesse, ma conclusi che se era stato invitato, doveva forzatamente possedere sangue blu. Guardandomi attorno, mi accorsi che la sala da ballo era ormai vuota, e che non c’era nessuno, fatta eccezione per me e i miei genitori. Dopo essermi congedata da loro e averli lasciati da soli, mi diressi verso la mia stanza. In fin dei conti, dopo l’intensa giornata che avevo vissuto, credevo fermamente di meritarmi una notte di riposo. Mentre camminavo negli ampi corridoi del castello, mi imbattei in Georgia, che fissò il suo sguardo su di me non appena mi vide. La stessa, facendosi improvvisamente seria, mi disse che dovevamo parlare. Stringendomi nelle spalle, acconsentii, lasciandola quindi entrare nella mia camera. Una volta entrata, mi guardai allo specchio, spostandomi i lunghi capelli dal viso. “Sei brava a mentire.” Disse mia sorella, confondendomi. “Cosa vuoi dire?” chiesi, spaesata.” So bene cosa ti è successo, e non mi hai detto niente. “Che avrei dovuto fare?” continuai, sentendomi sempre più confusa dalle sue parole. “Non fingere.” Mi ammonì, con una vena di rabbia nella voce. “Non ricordi?” continuò, alterandosi e mostrandomi il suo bracciale, nella speranza che lo stesso riportasse alla mia mente i ricordi legati alla nostra vecchia vita. In quel momento, mi sentii oltraggiata, e in preda alle mie stesse e contrastanti emozioni, lasciai la stanza. Subito dopo, attraversai il corridoio fino ad arrivare alla sala da ballo, dove rividi mio padre. Lo sentii chiamarmi per nome, ma decisi di ignorarlo, scegliendo di uscire dal castello. Spalancai il portone con tutte le mie forze, e scappai via. Mentre correvo, sentii la voce di Georgia. Non potevo dirlo con certezza, ma stava sicuramente piangendo, e nel farlo, mi pregava di tornare indietro. Ignorai anche la sua preghiera, continuando a correre e concentrandomi solo sulla strada che ora percorrevo. Ogni passo mi allontanava dal mio regno, e tale lontananza faceva sì che le voci di coloro che mi amavano si facessero sempre più flebili. Nella corsa, scelsi di non voltarmi, limitandomi a fissare il mio bracciale. Lo stesso, ora splendeva sotto la luce lunare, e mi infondeva una nuova speranza. Non sapevo dove andare, ero solo sicura di voler scappare dal mio presente, desiderando di poter tornare al mio passato e cambiare il corso degli eventi. Il mio buon senso mi suggeriva che il mio desiderio non poteva essere esaudito, ma sapevo di voler fuggire. Correvo, vagando senza meta. In poco tempo la paura si impadronì di me. In cuor mio, ero spaventata, ma tuttavia consapevole di quello che mi stava accadendo. Quella notte, fuggivo dalla realtà, cercando rifugio nell’ignoto dei miei pensieri, pur essendo sicura di una cosa. Il passato non poteva essere vissuto nuovamente, ed io ero appena stata consegnata ad una nuova realtà, all’interno della quale, ero stata elevata al rango di regina.

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