Destino regale – CAPITOLO I

Un passato difficile

Due normali ragazze di diciassette e quindici anni, una dai capelli rossi e l’altra neri. Questa l’unica descrizione che qualcuno che non ci conosce, può dare di noi. La maggioranza di quelle persone, ha a nostro avviso ragione da vendere, poiché io e mia sorella Georgia non siamo altro che tali. Il mio nome è Madison, e assieme a mia sorella vivevo in una famiglia felice, composta da noi due e dai nostri genitori. Perché parlare al passato? Il motivo è semplice. Le uniche due persone che credevamo ci amassero ci hanno abbandonate, lasciandoci completamente da sole in un orfanotrofio all’età di soli dodici e dieci anni. Il ricordo di quei giorni rimane impresso nella memoria di entrambe, e fortunatamente, gli stessi hanno avuto una fine. La fortuna ha deciso di sorriderci, e dopo anni di attesa siamo state adottate. Per qualche strana ragione, o forse per uno scherzo del destino, la famiglia che ha deciso di prendersi cura di noi, porta il nostro stesso cognome. Fay. I primi tempi con loro sono stati davvero duri, poiché sia io che Georgia continuavamo a pensare ai nostri genitori biologici. Di loro ci è rimasto un solo ricordo, rappresentato da due diversi bracciali. Nel mio sono incastonati tre magnifici rubini, e in quello di mia sorella tre splendidi smeraldi. A volte, muovo il braccio unicamente per veder brillare quel ninnolo, sapendo che è l’unica cosa che ancora mi ricollega alla mia vecchia famiglia. Un lungo anno è quasi giunto al termine, e ci stiamo abituando alla nostra nuova vita. Ad ogni modo, io e Georgia siamo molto diverse, e ognuna di noi due ha avuto un approccio diverso alla nuova realtà che ora ci circonda. Difatti, io ho scelto di comportarmi in maniera adulta, comprendendo che il passato non può tornare indietro, mentre mia sorella si è lasciata prendere dallo sconforto, tanto da passare le notti a piangere, sperando che con le lacrime, scivoli via anche il ricordo dei nostri genitori. Sin dal primo giorno, abbiamo scoperto di appartenere ad una famiglia nobile. Nostro padre è il re dell’Inghilterra, mentre nostra madre è la regina. Dato il nostro nuovo retaggio, i nostri genitori hanno scelto per noi un secondo nome. In fin dei conti, ogni membro di una famiglia reale che si rispetti deve averne uno. A me è toccato Victoria, nome che nei miei genitori ispirava fiducia e solennità. Dovendo abituarmi, ho scelto di fare buon viso a cattivo gioco, realizzando di gradire anche questa mia sorta di nuova identità. Al contrario di me, mia sorella Georgia, il cui secondo nome è da ora in poi Anne, sembra non essersi ancora abituata alla cosa. Difatti, ha finito per contraddire nostro padre, ottenendo un unico risultato, ossia quello di venire chiusa a chiave nella sua stanza fino all’arrivo del tramonto.

Trovando tale punizione immeritata, ho tentato di oppormi a mia volta, venendo fortunatamente soltanto redarguita. Le ore hanno quindi continuato a passare, e la sera è inevitabilmente calata. Disobbedendo a mio padre, ho attraversato i corridoi del nostro castello fino a raggiungere la stanza di Georgia. La porta era chiusa a chiave dall’esterno, ragion per cui, Georgia non aveva modo di aprirla. Volendo quindi mettere fine ai suoi lamenti, ho deciso di aiutarla, facendo girare la chiave all’interno della serratura e aprendo conseguentemente la porta. “Va tutto bene?” le chiesi, avvicinandomi a lei. Quasi ignorandomi, non rispose, mantenendo un perfetto silenzio. Dopo alcuni secondi, si voltò verso di me, pronunciando una frase che non avrei mai creduto di sentire da una ragazza come lei. “No. Niente va bene. Tu sei riuscita ad abituarti, ed io no. Tu sei un diamante, e io un pezzo di vetro.” Disse, ponendo inaudita enfasi sull’ultima frase. In quel momento, sentii una giusta rabbia crescermi dentro. Tentai in ogni modo di contenermi, ma fallii, e decisi di mostrarle la verità. “Anche per me è stato difficile. Sono sempre rimasta al tuo fianco, fin dal primo giorno. Credi sia facile? Sappi solo che non lo è!” finii per urlare, spaventandola inavvertitamente. “Vai subito via da questa stanza.” Rispose, riuscendo a mantenere la calma e sentendosi oltraggiata dal mio comportamento. Subito dopo, riconobbi l’errore commesso, scegliendo di realizzare il suo desiderio e lasciarla da sola. Proprio mentre ero nell’atto di farlo, sentii una voce chiamarmi dal grande salone. Con movimenti simili a quelli di un automa, raggiunsi subito il salone stesso, riconoscendo nel mio interlocutore, il viso di mio padre. I suoi occhi color nocciola erano decisamente penetranti, e in contrasto con quelli della regina, di un assai più dolce, gradevole e tenue verde. “Mi cercavate?” chiesi, mostrando la compostezza e il garbo di una principessa del mio calibro. “Principessa, io e sua madre abbiamo delle buone notizie per lei. Disse mio padre, apparendo stranamente serio ed enigmatico, come mai prima d’ora. “Ossia?” azzardai, con aria ed espressione interrogativa. “L’anno è ormai terminato, e sappiamo di poterci fidare di lei, ragion per cui, dall’alba di domani lei diverrà regina.” Queste le uniche parole di mia madre, pronunciate con una calma che non credevo fosse capace di mostrare. Le stesse, mi avevano reso davvero felice, e avrei voluto abbracciare i miei genitori, così che sapessero del mio stato d’animo, ma dovetti ad ogni modo limitarmi ad un ringraziamento e ad un rispettoso inchino. Subito dopo, diedi loro le spalle, ritirandomi nella tranquillità della mia stanza. Mentre sedevo sul letto ammirando il mio bracciale, i cui rubini sembravano ora risplendere di luce propria, il mio pensiero si concentrò su mia sorella Georgia, ancora chiusa nella sua stanza, e probabilmente persa in una spirale di tristezza dovuta al nostro screzio. Ritrovando nella mia immagine riflessa nello specchio un briciolo di umanità, venni mossa a compassione, e decisi di raggiungerla. Dopo averlo fatto, mi scusai con lei, e a quell’istante, seguì un forte abbraccio ricco di pentimento da una parte e felicità dall’altra. Non appena tornai nella mia stanza, mi infilai sotto le coperte, e il sonno fu padrone del mio corpo e della mia mente in pochi minuti, permettendomi quindi di assopirmi e dimenticare quanto il mio passato possa essere stato difficile.

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