Il mondo dei numeri – CAPITOLO XXVIII

Cifre e calcoli

Cinque lunghi anni sono trascorsi dalla morte di mio figlio Dwayne, e la mia vita di madre è lentamente tornata alla normalità. I suoi fratelli Joshua e Alyssa sono ora cresciuti, riuscendo quindi a metabolizzare, seppur con tempi diversi, il dolore derivante da tale perdita. Quella odierna, sembra essere una giornata completamente ordinaria, che sta difatti iniziando come ogni altra. Il sole si sta levando alto nel cielo, e delle bianche nuvole lo incorniciano. Il terso e azzurro cielo è inondato dalla luce mattutina, ed io, che ora guardo fuori dalla finestra, esprimo silenziosamente la mia gioia a riguardo. Decidendo di sedermi sul divano del salotto, inizio a leggere uno dei miei romanzi preferiti. La mia lettura è ad ogni modo bruscamente interrotta dallo squillare del telefono. Venendo distratta, decido di rispondere. Per la prima volta in un incalcolabile lasso di tempo, la mia amica Paris ha deciso di telefonarmi, principalmente per avere mie notizie. Riaprendo quindi delle vecchie ferite ormai cicatrizzate, le racconto tutto, menzionando anche la morte di uno dei miei tre figli. A quella notizia, Paris trasale, ed io posso letteralmente sentire il battito del suo cuore accelerare dall’altra parte del telefono. Quel mero segnale ha un unico significato. È davvero preoccupata, e ha sicuramente qualcosa da dirmi. “Vieni a trovarmi, dobbiamo parlare.” Mi dice, facendosi improvvisamente seria. A quelle parole, rimango interdetta, non potendo far altro che rispondere in maniera positiva. Subito dopo, lasciai andare il telefono, e mi precipitai a casa sua. Prima di andare, ebbi cura di informare Ethan, che subito mi disse che si sarebbe preso cura dei bambini in mia assenza. Ad ogni modo, raggiunsi casa di Paris in poco tempo, e dopo aver bussato, aspettai pazientemente che aprisse la porta. Quando finalmente lo fece, violai l’uscio di casa, salutandola e sedendomi sul divano accanto a lei. “Devo dirti una cosa davvero importante.” Esordì, alzandosi lentamente in piedi e guardandomi negli occhi. “Ti ascolto.” Le dissi, aspettando che riprendesse a parlare. “Ho visto l’interno della tua mente, Esma. È un luogo freddo e oscuro visto il tuo passato, e c’è soltanto una cosa da fare.” Disse, facendomi provare una profonda sensazione di paura. “Cosa?” le chiesi, invitandola quindi a riprendere a parlare. “Potrei cancellare i tuoi ricordi, ma sarebbe rischioso.” Confessò, provando istintivamente pena per me. “Oppure potrei dirti la verità.” “Quale verità?” l’apostrofai, attendendo una risposta. “La tua salute sta peggiorando, e se vuoi salvarti, una persona da te amata dovrà confessarti un segreto.” Ammise, abbassando conseguentemente lo sguardo. Mantenendo il silenzio, la ringraziai, scegliendo di lasciare casa sua subito dopo. Raggiunsi la mia auto e tornare a casa in pochi minuti. Non volendo che si preoccupasse, tacqui ogni mia scoperta ad Ethan. Mi sdraiai lentamente sul letto sperando di addormentarmi, riuscendoci per pura fortuna. Dormii unicamente per poche ore, venendo svegliata da un acuto dolore al petto. Non appena mi svegliai, chiamai il nome di Ethan con quanto fiato avevo in gola, e lui mi rispose quasi subito, raggiungendomi all’interno della stanza. Non appena mi vide, capì quanto stava accadendo, ma sorprendentemente non si mosse. Mentre manteneva la sua immobilità, vidi una lacrima solcargli lentamente il volto. Sapevo bene che in cuor suo avrebbe davvero voluto aiutarmi, ma evidentemente sapeva che non c’era nulla che potesse fare. Era ormai notte fonda, e ogni ospedale della città era ormai chiuso. Ero quindi condannata a sopportare quel dolore, sperando in qualche modo di salvarmi dallo scomparire per sempre. Avevo ormai accettato la mia sorte, e giacevo immobile sul letto. Poco prima di spirare, guardai Ethan negli occhi per l’ultima volta, e gli dissi che lo amavo. Lentamente, le mie forze mi abbandonarono, ed io dovetti soccombere alla natura degli eventi. Nel mio eterno sonno, imparai una lezione. Noi Psiconauti, per quanto speciali e unici, non siamo altro che numeri in un complesso mondo di cifre e calcoli.

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