Il mondo dei numeri – CAPITOLO XXIV

Il ritorno di un malessere

Con assoluta tranquillità, il tempo ha continuato a passare, senza mai neppure accennare a fermarsi. Lentamente, otto interi anni sono ormai giunti al termine. Guardando la mia immagine riflessa in uno specchio, non vedo più la gentile e calma ragazza che solevo vedere tempo addietro, ma una giovane donna con ancora tutta la vita davanti. Ad ogni modo, per qualche strana ragione, un presentimento mi porta a credere che con il tempo la vita continuerà a sorridermi. Armata quindi di volontà e ottimismo, ho dato inizio alla mia solita e ormai ripetitiva routine giornaliera, consistente nell’assidua cura dei miei due figli. Entrambi sono ormai diventati quasi completamente indipendenti, e Joshua, il maggiore, è sempre disposto ad aiutare il fratellino nelle attività di ogni giorno. Le ore che compongono questa giornata scorrono inesorabili, permettendo quindi alla luce solare di scomparire e venire letteralmente soppiantata dalle oscure tenebre notturne. Poco prima dell’imbrunire, Ethan ed io decidiamo di uscire per una passeggiata, scegliendo di portare con noi i nostri figli. Iniziando quindi a camminare, raggiungiamo in poco tempo il parco cittadino, luogo preferito dei nostri bambini. Gli stessi, corrono proprio davanti a noi, pur stando attenti a non allontanarsi troppo. Sia io che Ethan, abbiamo investito molto tempo nella loro educazione, e sembra che ora ogni azione ci ripaghi lentamente del tempo utilizzato. Sappiamo bene stesso non tornerà mai indietro, ma la cosa non ci tocca. Ora come ora, quello che davvero importa è il benessere della nostra intera famiglia. Cammino al fianco di Ethan da circa mezz’ora, e sento che il mio respiro si sta lentamente accorciando. Mantenendo la calma, taccio il mio male, non volendo far preoccupare Ethan e i bambini. Mi sforzo quindi di tenere il loro passo, accelerando di volta in volta. I minuti scorrono, ed io mi sento sempre più debole. I battiti del mio cuore stanno accelerando, e riuscivo a malapena a camminare. Improvvisamente, il buio mi circonda, ed io perdo l’equilibrio, cadendo rovinosamente sul solido marciapiede in cemento. Perdo quindi i sensi, non riuscendo più a muovermi. Non sento nulla se non il silenzio, palesemente rotto da un urlo di Ethan. Chiama il mio nome, e pur riprendendo conoscenza, non posso rispondere. Non ho infatti la forza di muovermi, e lui si trova costretto a chiamare subito un’ambulanza. Vengo soccorsa nello spazio di un momento, e mi risveglio in un arido e sterile letto d’ospedale. La mia famiglia mi è attorno, e con sguardo attento, noto i volti dei miei figli corrotti dal dolore e dalla preoccupazione. Nel tentativo di confortarli, sorrido. I miei occhi brillano, poiché so di essere salva. Un mio pensiero è rivolto ad Ethan. Difatti, se non fosse stato per lui e per il suo tempestivo intervento, ora non sarei qui, e non avrei modo di abbracciare i miei amati figli, frutto del nostro infinito amore. “Ha avuto un infarto.” Sento dire da uno dei medici presenti nella stanza. Appresa quella notizia, Ethan mi si avvicina, iniziando a stringermi la mano. “Ti amo.” Mi dice, guardandomi negli occhi. rimanendo in silenzio, mi limito a sorridergli, stringendo la sua mano con forza ancora maggiore. Sono ormai sveglia e vigile da alcuni minuti, ma avendo compreso la gravità di quanto mi è accaduto, risparmio le energie evitando di parlare. Fu questione di pochi minuti, e la mia famiglia fu costretta dai medici a lasciare la stanza. Rimasta sola, cerco una comoda posizione in quel letto, cadendo in un sonno profondo. Le ore passarono, e un nuovo giorno ebbe inizio. Mi svegliai quella mattina con un pensiero fisso nella mente. Anche se era passato solo un giorno, la mia famiglia mi mancava, e volevo davvero tornare da loro. Mi concessi quindi alcuni minuti per parlare con uno dei medici, chiedendogli quando sarei stata dimessa. Lo stesso, disse che non aveva la minima idea, e che tutto sarebbe dipeso da me e dal mio corpo. Continuavo a pensare alla mia amata famiglia, e un secondo pensiero si insinua nella mia mente. Non riesco a smettere di pensare alla triste realtà, secondo la quale, io non guarirò mai completamente. La colpa di tale situazione non è mia, ma bensì del mero ritorno di un incurabile malessere.

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