Il mondo dei numeri – CAPITOLO XXII

Il piacere della solitudine

Una calma e tranquilla notte è appena trascorsa, e questa nuova e radiosa mattinata non è certo iniziata nel migliore dei modi. Difatti, per qualche strana ragione, non ho la forza di alzarmi, e il petto mi fa davvero male. Da quando si è svegliato, Ethan non ha fatto altro che riempirmi di premure, prendendosi assiduamente cura di me. Ad ogni modo, non ha ancora capito che genere di malanno abbia potuto colpirmi. Inizialmente, credevo di aver contratto una sorta di influenza, e anche Ethan ne sembrava convinto. Rimasi sdraiata a letto per ore, potendo alzarmi solo per mangiare e rimettere subito dopo. In breve, anche un lancinante dolore di stomaco si aggiunse ai miei sintomi, e raggiunsi presto il punto di rottura, tentando in tutti i modi di non scompormi né lamentarmi, poiché notavo che anche il mio piccolo Joshua entrava nella mia stanza, chiedendomi come mi sentivo. “Tutto bene?” chiedeva, apparendo davvero preoccupato. “Si.”  Rispondevo, accarezzandogli la testolina castana. In alcuni di quei momenti, ero costretta ad alzarmi ed andare in bagno, per poi inevitabilmente rimettere. I minuti passavano diventando ore, ed io non riuscivo a capire il perché dei miei sintomi. Soltanto poco tempo dopo, ossia quando il mio dolore di stomaco si intensificò, tutto mi apparve più chiaro. Difatti, con grande gioia mia e di Ethan, noi due stavamo per diventare nuovamente genitori. Tuttavia, volendo rendermi effettivamente conto della cosa, e appurare che il mio non fosse solo un mero errore, trovai la forza di alzarmi dal letto e farmi accompagnare da Ethan nello studio medico. Prima di farlo, mi assicurai di lasciare Joshua alle attente cure di mia madre, che promise di prendersi buona cura del nipote durante la mia assenza. Ad ogni modo, raggiungemmo lo studio medico dopo circa un’ora di viaggio, e ci ritrovammo fermi in sala d’attesa. Fortunatamente, il nostro turno arrivò in poco tempo, ed io venni visitata. Ethan decise di entrare nello studio assieme a me, volendo conoscere ogni dettaglio riguardante la mia presunta condizione. Non appena entrai, lasciai che il dottore svolgesse il suo lavoro. Lo stesso, ordinò una seconda ecografia, e anche in questo caso, non proferii parola, sottoponendomi alla stessa senza esitare. Ad ogni modo, notai che alla fine della procedura, l’espressione dipinta sul volto del medico non era delle migliori, così chiesi spiegazioni. C’è qualcosa che non va?” azzardai, con una vena di timore nella voce. “Signora Davis, lei è incinta, ma c’è un secondo problema.” Disse, preoccupandomi immensamente. “Di che si tratta?” chiese Ethan, facendo stavolta le mie veci. “Sua moglie ha un problema al cuore.” Rispose il medico, in tono serio. “È grave?” continuò Ethan, che ora sembrava sempre più preoccupato. “Fortunatamente no, ma non deve stressarsi.” Rispose, tacendo subito dopo. A quelle parole, Ethan si limitò ad annuire, prendendomi per mano e conducendomi fuori dallo studio medico. Evidentemente colpito dalla notizia almeno tanto quanto me, Ethan non proferì parola per tutta la durata del viaggio. Restava in silenzio, fissando la strada scivolare via come le lacrime ora presenti sul mio viso. Soffrivo in silenzio, domandandomi se la mia malattia avesse potuto avere ripercussioni sulla salute del bambino che portavo in grembo. Ad ogni modo, mi sedetti davanti al mio computer non appena arrivai a casa, con la ferma e decisa intenzione di trovare delle risposte ai complicati enigmi che ora mi tormentavano. Tenevo gli occhi fissi sullo schermo, muovendo lentamente il mouse e scorrendo le varie pagine web. Sfortunatamente, non trovai nulla di ciò che cercavo. Con fare sconsolato, decisi quindi di spegnere il computer, venendo tuttavia sorpresa da ciò che accadde non appena ci provai. Una blanda scarica elettrica mi attraversò la mano, provocandomi un insopportabile fastidio. Respirando a fondo, mantenni la calma, evitando che il panico divenisse padrone del mio fragile animo. Uscii quindi dalla mia stanza, decidendo di andare a sdraiarmi sul divano. In poco tempo, finii per rispondere ai richiami del sonno, venendo tuttavia svegliata da Joshua, che continuava a toccarmi una spalla. “Come stai?” chiese, non appena aprii gli occhi. In quel preciso istante, Ethan entrò in salotto, e chiese a Joshua di lasciarmi da sola. Mantenendo la calma e non volendo essere troppo duro con lui, gli spiegò che non mi sentivo bene, e che la cosa migliore da fare era darmi modo di riposare. Annuendo, Joshua si diresse verso la sua camera, chiudendo lentamente la porta. Per qualche strana ragione, non mi rivolse la parola per il resto della giornata. Ad essere sincera, ero davvero preoccupata, tanto da entrare nella sua stanza e tentare di confortarlo. Gli dissi che finalmente mi sentivo meglio, e che non aveva più ragione di rattristarsi. A sentire le mie parole, Joshua sorrise. “Sai una cosa? Avrai un fratellino.” Continuai, sperando di renderlo felice. Non appena finii la frase, Joshua mi abbracciò, ed io lasciai la sua stanza. Informai Ethan del mio stato di salute, e lui mi consigliò di rilassarmi. Sapendo che farlo non mi sarebbe servito a nulla, decisi di volere un secondo parere. Dissi quindi a Ethan che sarei uscita di casa in poco tempo, preparandomi quindi per uscire e andare a trovare la mia amica Paris. Raggiunsi casa sua in una decina di minuti, salutandola non appena vi entrai. “Posso parlarti?” le chiesi, con fare timoroso. Stringendosi nelle spalle, Paris annuì, accomodandosi sul divano. Dopo pochi secondi la imitai, decidendo di iniziare a parlare. “Presto avrò un bambino. Le dissi, tacendo unicamente per respirare. “È meraviglioso!” rispose, sorridendomi. “C’è un problema.” Chiarii, vedendo la sua espressione facciale mutare di colpo. “Che vuoi dire?” chiese, dubbiosa. “Il mio cuore.” Risposi, abbassando inconsciamente il capo. “Pensi di potermi aiutare?” Continuai, sperando nella positività della sua prossima risposta. “Ti basta darmi la mano.” Disse, porgendomi la sua. Decidendo di obbedire, afferrai le sue affusolate dita, stringendo quindi la presa. Pervasa quindi da un’improvvisa sensazione di pace, chiusi gli occhi, attendendo per circa un minuto. Allo scadere dello stesso, i miei occhi si riaprirono quasi automaticamente. “Soffri di una malattia.” Esordì Paris, riuscendo a tranquillizzarmi. Mantenendo il silenzio, aspettavo che riprendesse a parlare, così da ricevere ulteriori informazioni. “Si chiama Sindrome del Cuore Informatico.” Chiarì, facendo sparire ogni mio singolo dubbio. “Bada solo di non stressarti.” Concluse, abbracciandomi. In quel momento, non mi servii delle parole per ringraziarla, limitandomi ad annuire. Subito dopo, uscii dalla sua casa, raggiungendo la mia auto e dando inizio al viaggio di ritorno verso il mio nido. Vi arrivai in pochissimo tempo, e venni accolta da Ethan, che mi baciò sulle labbra. “Va tutto bene?” chiese, mostrandosi preoccupato. Quasi a voler ignorare la sua domanda, mantenni il silenzio, recandomi verso la mia stanza. Vi entrai lentamente, scegliendo di lasciarmi cadere sul letto. Chiudendo gli occhi, tentai di dimenticare tutto ciò che mi era accaduto, riuscendo per la prima volta a provare piacere nella mia solitudine.

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