Il mondo dei numeri – CAPITOLO XXI

Gioie inattese

I giorni che compongono la mia ora rosea e felice vita, sembrano fuggire e sparire all’orizzonte, proprio come un povero animale spaventato che lotta per la sua stessa vita. Lentamente, altri cinque mesi si sono ormai volatilizzati, ed io so che non faranno più ritorno. Quella odierna, ha tutta l’aria di essere una giornata completamente fuori dall’ordinario. La stagione estiva è appena iniziata, eppure sento che qualcosa sta per cambiare. Ora come ora, guardo distrattamente il terso e azzurro cielo visibile dalla finestra della mia stanza. Un minaccioso vento si sta alzando, e il sibilo dello stesso somiglia inconfondibilmente ad uno straziante lamento. Dopo pochi minuti, comprendo di essere costretta ad allontanarmi, poiché un orribile mal di testa ora mi debilita. Stranita dall’intera situazione, mi dirigo verso il bagno, sperando che una rinfrescata sia quello che mi ci vuole. Inizio quindi bagnandomi i polsi, e notando nel farlo, la presenza di una sorta di ferita sulla mia mano destra. Credendo di essermi fatta male, insisto nell’insaponare e sfregare quel punto, scoprendo che quell’azione non mi è di alcuna utilità. Esaminando meglio quel segno sulla mia mano, scopro che ha la forma di un cerchio.  Ad ogni modo, esco dal bagno dopo alcuni minuti, tentando di non badare a quel dettaglio e tacendo quindi la mia scoperta. Mentre attraverso il corridoio, incontro Ethan, che prendendomi le mani, nota a sua volta quella strana ferita. “Che cos’è? Mi chiede, apparendo preoccupato. Non sapendo cosa dire,  mi servo dei miei eloquenti sguardi per mostrargli il mio smarrimento. “Non ne ho idea.” Rispondo, scuotendo il capo. “Lo hai sempre avuto?” continua, in tono serio. “No.” Confesso, lasciando che il panico e la paura si impadroniscano di me. “Seguimi.” Mi dice, stringendomi la mano e conducendomi nella nostra stanza. Non appena arriviamo, Ethan mi chiede di accendere il computer, ed io obbedisco senza protestare. Nel giro di pochi minuti, Ethan si affida alla rete, e trova un’immagine che raffigura lo stesso e identico segno che ho sulla mano. Leggendo attentamente un articolo correlato a quell’immagine, fa una scoperta, di cui ho davvero il terrore. “Ha un solo significato.” Mi informa, facendo crescere in me un senso di preoccupazione. Guardandolo negli occhi, lo invito a continuare la frase lasciata in sospeso. “Hai il potere di parlare alla natura.” Continua, assumendo ora un’aria seria. In quel momento, un ricordo legato all’ora appena trascorsa si fa strada nella mia mente. Ora è tutto più chiaro, e il malessere che avevo provato acquistava un senso. Rinfrancata dalle parole di Ethan, raggiungo velocemente il salotto. Sedendo tranquillamente sul divano, noto la presenza di mio figlio Joshua, seduto invece su una poltrona accanto al divano stesso. Mantenendo il silenzio, gli sorrido, iniziando quindi a cercare il mio libro preferito. Guardandomi intorno, scopro che è su una mensola poco distante da me. Mentre sono nell’atto di alzarmi e andare a prenderlo, qualcosa di completamente inaspettato accade. Il piccolo Joshua solleva una mano, e muovendola verso di me, mi porge il libro pur senza toccarlo. Sorridendo nuovamente, lo ringrazio, ben sapendo di dovermi ancora abituare ai suoi poteri di telecinesi. Mi abbandono quindi alla lettura, che sono costretta a sospendere dopo alcuni minuti, poiché un insopportabile dolore al fianco me impedisce di rilassarmi a dovere. Dando uno sguardo fuori dalla finestra del salotto, noto che la pioggia ha appena cominciato a scrosciare. Concentrando il mio sguardo sulla pioggia stessa, lascio subito andare quel libro, decidendo quindi di godermi quello spettacolo. Le gocce di pioggia battono sul vetro della finestra, bagnandolo inevitabilmente. È quindi questione di un attimo, ed io chiudo gli occhi. Inizio a naufragare in un mare di ricordi e pensieri, e li riapro dopo qualche secondo, scoprendo che il sole splende come mai prima di quel momento. La felicità mi pervade, e anche Joshua mi sorride. Ha soltanto tre anni, eppure sembra aver capito quello di cui sono capace. Avvicinandomi e prendendolo in braccio, lo conduco verso la sua camera, dove inizia felicemente a giocare. Chiudendo lentamente la porta, lo lascio da solo. Dirigendomi stavolta verso la mia stanza, vi entro e mi lascio cadere sul letto, scoprendo che Ethan è accanto a me. “Come ti senti?” chiede, attendendo una mia risposta. Pur comprendendo la sua domanda, decido di non rispondere, non volendo che si preoccupi. Ad ogni modo, Ethan sembra leggermi nel pensiero, e decide di stringermi a sé. “Hai solo bisogno di rilassarti.” Dice, baciandomi teneramente. Mantenendo il silenzio, annuisco, lasciando quindi che continui a parlarmi con voce suadente. Poco tempo dopo, la più buia delle notti cala su di noi, ed io sono tranquilla, poiché ho appena scoperto una nuova parte di me stessa, che si è rivelato essere, nonostante i lati negativi, una delle tante gioie inattese che in questi anni hanno caratterizzato la mia vita.

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