Il mondo dei numeri – CAPITOLO XVI

Errori e decisioni

Lo splendere del sole da inizio ad una nuova e magnifica giornata. Finalmente tutto mi appare più chiaro, l’intero mondo sembra sorridermi. Ad ogni modo, credo ancora che la vita qui in collegio continuerà a riservarmi delle sorprese. Difatti, c’è la possibilità che la Delacour abbia scoperto quanto accaduto nei mesi scorsi, e questo non fa che avvilirmi. Per mia fortuna, Ethan ha promesso di starmi vicino in ogni occasione, e tale situazione si traduce in qualcosa di positivo per una ragazza come me. Sin da stamattina, la Delacour mi sembra davvero nervosa ed irrequieta, segno che lasciarla in pace e stare fuori dai guai è la cosa migliore. Il mio innato spirito di osservazione, mi ha permesso di individuare quei segnali nei comportamenti della preside senza che lei se ne accorgesse. La stessa, non ha staccato il suo sguardo da me per l’intera mattinata. Ad ogni modo, per quanto mi sforzassi, non riuscivo a capirne il perché. Tentando di ignorarla, consumo il mio pasto come ogni mattina, e quando finalmente ho il permesso di alzarmi, non me lo faccio ripetere, abbandonando il posto che occupavo fino a poco tempo prima. Iniziando quindi a seguire la mia amica Paris, mi dirigo verso il mio dormitorio. In questo momento, vedo ogni passo come una salvezza dalle grinfie della preside. Il mio cammino viene tuttavia arrestato dalla Delacour in persona, la quale, prendendomi per un braccio, mi conduce in cima alle scale, per poi portarmi nel suo ufficio. “Io e lei dobbiamo parlare, signorina.” Esordisce, in tono serio e con l’occhio invelenito. Limitandomi ad ascoltare ciò che ha da dirmi, non oso proferire parola, sapendo che farlo sarebbe solo un modo per adirarla ulteriormente. Come ben sa, lei ha trasgredito le regole di questo collegio numerose volte, e per tale motivo, non mi resta che espellerla. “Quelle parole mi colpirono. Non riuscivo a credere a ciò che avevo appena sentito, ma sapevo che corrispondeva alla verità. Abbassando quindi il capo in segno di rispetto, annuii, alzandomi in piedi e lasciando il suo ufficio. Richiusi lentamente la porta, e mi diressi verso la mia stanza. Non appena vi entrai, ripresi la mia valigia dall’armadio, e dopo averla appoggiata sul letto, cominciai a riporvi le mie cose. Ogni oggetto che conservavo sembrava scomparire al suo interno, quasi come se finisse in una sorta di buco nero. Sospirando, richiusi la valigia, e afferrandola, mi avvicinai alla porta della mia stanza, ero sul punto di aprirla e uscire, ma venni letteralmente preceduta. Alzando lo sguardo, vidi Ethan di fronte a me. “Che stai facendo?” chiese, con aria interrogativa. “Devo andarmene. Ordini di tua madre.” Risposi, sperando di essere stata chiara ed esauriente. “Non puoi andartene.” Rispose, prendendomi le mani e stringendole come non aveva mai fatto prima. “Parlerò io con mia madre, ora vieni con me.” Aggiunse, conducendomi nuovamente nell’ufficio della preside, che ora aveva il volto scuro, segno evidente della sua immensa collera nei miei riguardi. Ethan varcò lentamente la porta, chiedendomi di non seguirlo. Obbedendogli, rimasi dietro di lui, sperando di carpire i dettagli della loro conversazione. Sfortunatamente, non capii molto di ciò che si dissero, ma notai con piacere che Ethan pronunciava diverse volte il mio nome. Aveva evidentemente scelto di prendere le mie difese, ed io trovavo il suo gesto davvero lodevole. I minuti scorrevano, e sembravano ore. Quando finalmente Ethan uscì da quell’ufficio, non potei evitare di porgli la più ovvia delle domande. “Com’è andata?” gli chiesi, aspettando una sua risposta. “Male.” Rispose, abbassando il capo. Provando istintivamente pena per lui, gli cinsi un braccio intorno alle spalle, guidandolo di nuovo all’interno della mia stanza. Quando vi giunsi, ripresi in mano la mia valigia, con la ferma intenzione di seguire gli ordini della preside e andarmene senza fare più ritorno. “Mi dispiace.” Dissi, allontanandomi da Ethan e dirigendomi verso l’uscita del collegio. Vi ero quasi arrivata, ma mi fermai per un attimo, decidendo di voltarmi. “Aspetta!” urlò Ethan, guardandomi negli occhi, ora offuscati dalle lacrime proprio come i suoi. Proprio in quel momento, mi immobilizzai, vedendolo correre verso di me. Quando mi ebbe raggiunta, mi abbracciò, procedendo a posare le sue labbra sulle mie. Accettai quel bacio mostrandogli tutto il mio amore, e lasciando che Ethan mi stringesse a sé. “Verrò con te.” Mi disse, facendo suonare quella frase come una solenne promessa. “E tua madre?” chiesi, dubbiosa. “Ho pensato a tutto.” Concluse, chiedendomi conseguentemente di aspettarlo. In quel momento, mi limitai ad annuire, vedendolo sparire nel corridoio per alcuni minuti. Allo scadere degli stessi, lo vidi tornare, notando che anche lui ora portava con sé una valigia. Ci dirigemmo quindi insieme verso l’uscita del collegio, rimanendo per tutto il tempo l’uno accanto all’altra. Mentre camminavamo, gli chiesi di nuovo di sua madre, sperando di non essere troppo indiscreta. “Le ho scritto una lettera.” Rispose, guardandomi negli occhi. Nel mero tentativo di tirarlo su di morale, abbozzai un lieve sorriso, da lui fortunatamente presto ricambiato. “Ora che faremo?” chiese, apparendo visibilmente preoccupato sia per me che per sé stesso. “Sta tranquillo, ho un piano.” dissi, sorridendogli nuovamente. Ripresi quindi a camminare, non accennando a fermarmi per alcun motivo. Dopo circa un’ora di cammino, raggiunsi la mia amata casa, e bussai alla porta, venendo accolta da mia madre. “Esma! Che cosa ci fai qui?” “Sono stata espulsa.” Confessai, entrando in casa e sedendomi sul divano. Poco tempo dopo, vidi Ethan imitarmi, e sedersi proprio accanto a me. “Chi è quel ragazzo?” chiese mio padre, confuso e sorpreso. “Lui è Ethan. Il ragazzo di cui vi ho parlato.” Ammisi, dicendo esclusivamente la pura verità. “C’è qualcos’altro che vorresti dirci?” proruppe mia madre, in tono sarcasticamente dubbioso. Mantenendo il silenzio, notai che non staccava gli occhi dal mio ventre, ormai gonfio per via della mia condizione, che ora non poteva più essere celata in alcun modo. “Presto sarete nonni.” Dissi, sorridendo e sperando che non si arrabbiassero. “Esma Davis! Dove abbiamo sbagliato nel crescerti?” tuonò mio padre, in evidente collera. “Non è colpa sua signore, ma in parte mia.” Disse Ethan, prendendo nuovamente le mie difese. “Lodevole da parte tua difendere nostra figlia.” Continuò mia madre, ora più calma e forse ammansita dalle parole del mio fidanzato. “Il vostro amore si nota davvero, e per questo motivo io e tuo padre abbiamo una sorpresa per te.” Concluse, rivolgendosi a me. “Cosa volete dire?” chiesi, spinta dalla curiosità. “Potrete restare.” Disse mio padre, in tono entusiastico. In quel momento, sentii il mio cuore gonfiarsi di gioia, e mi alzai per abbracciare i miei genitori. Non appena mi sciolsi dal loro abbraccio, anche Ethan ne approfittò per ringraziarli. Ad ogni modo, qualcosa mi diceva che le sorprese non erano finite, e che avrei presto assistito a dei cambiamenti. Al calar della sera, Ethan ed io ci ritirammo nella mia stanza dopo aver cenato, addormentandoci l’uno al fianco dell’altra. Poco prima di addormentarmi, sorrisi ripensando a quanto era appena accaduto. Avevo sperato nella clemenza dei miei genitori, e l’avevo ottenuta, poiché loro stessi avevano compreso la mia responsabilità riguardo ai miei errori e alle mie decisioni.

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