Il mondo dei numeri – CAPITOLO XV

Falsa gentilezza

Come tutti sanno, io sono una ragazza semplice e gentile, che di tanto in tanto si stacca dalla realtà che vive, per poi abbandonarsi a tutta una serie di ragionamenti colmi di verità e filosofia. Secondo il mio pensiero, i cambiamenti e le novità sono quanto di più spaventoso possa esistere, poiché entrambi sono imprevedibili. Si crede di essere padroni indiscussi della propria vita, ma è solo ad un certo punto della stessa che si impara la verità. La vita, così come i momenti che la compongono, è mutevole, e potrebbe da un momento all’altro sfuggirci di mano, come una scivolosa saponetta. Per nostra mera fortuna, c’è un’unica strada da percorre per evitare che questo accada, ossia quello che porta all’esperienza. È solo vivendo che si apprende e si discerne il bene dal male. Le incertezze e le paure sono poi le peggiori nemiche, ed io non potrei che definire vero tale concetto, dando ragione alla mia voce interiore, che ho purtroppo fino ad ora deciso di nascondere ed ignorare, proprio come una vecchia ma tuttavia affascinante leggenda metropolitana. Altri cinque mesi sono passati, e alcune orribili giornate si sono fatte strada nella mia vita, finendo per sconvolgerla completamente. Credevo che finalmente il mio dolore avesse conosciuto la parola fine, ma tale convinzione non è evidentemente bastata a far sì che il mio desiderio si avverasse. È forse incredibile per me da dire, ma temo che la giornata odierna non sarà in alcun modo diversa da quelle appena trascorse. Ciclicamente, tutto si ripete, così come la mia ormai monotona routine giornaliera. Nel mero tentativo di differenziarla, ho deciso di concedermi la libertà di far colazione nel giardino del collegio. In fin dei conti, è primavera, e con il sole splendente e i fiori profumati proprio fuori dalla mia finestra, rimanere al chiuso sarebbe un vero peccato. Con quest’ottimistico pensiero in mente, mi avvio verso la mia destinazione, scoprendo al mio arrivo che molte altre collegiali hanno avuto la mia stessa idea. Tra le tante, riconosco quasi subito Paris, e mi avvicino così da sedermi accanto a lei. La stessa, accetta di buon grado la mia compagnia, e ride alle mie battute mentre consuma, assaporandone ogni boccone, il suo pasto. Quasi a volerla imitare, faccio lo stesso, seppur approfittandone per guardarmi attorno. Seduta su una panchina poco lontano da me, c’è Alexa, che ha gli occhi fissi su un libro, probabilmente ricevuto in prestito da Richard. Pur guardandola, non oso disturbare la sua lettura, poiché la considero una scortesia, o un gesto che ad ogni modo non gradirebbe. Improvvisamente, un acuto dolore allo stomaco mi costringe a rientrare, e a correre per i corridoi fino a raggiungere il bagno. Una volta arrivata, mi guardo subito allo specchio, notando un dettaglio a cui non avevo mai dato peso. Sembravo essere visibilmente ingrassata, e il mio stomaco continuava a protestare. Fortunatamente, il dolore non aumentava, ma era nel frattempo divenuto fastidioso. Tentavo di ignorarlo, ma fallivo miseramente. Intanto, i minuti passavano, ed io stavo sempre peggio. Rimasi quindi chiusa in quel bagno per un’intera ora, continuando a lamentarmi per il dolore. Pochi minuti dopo, finii per rimettere, e solo in quel momento mi resi conto della gravità della situazione. In qualche modo, doveva essere tutto collegato alla notte trascorsa con Ethan, e dopo quanto era accaduto, ne avevo la certezza. Chiamando quindi a raccolta le mie forze, e sforzandomi di assumere un’aria calma e noncurante, tornai in giardino, e mi misi subito sulle tracce di Ethan poiché dovevamo assolutamente parlare. Ignorai completamente la mia amica Paris, venendo tuttavia fermata da Alexa. La stessa, in uno slancio di generosità, si mostrò gentile, e mi salutò. Subito dopo, mi chiese se avessi voluto passare del tempo con lei. Visti i miei trascorsi, accettai con riluttanza, parlandole e discutendo animatamente. Poco tempo dopo, Alexa mi propose di scattarci una foto insieme. Stringendomi nelle spalle, accettai la sua proposta e la lasciai fare, vedendola prendere in mano il suo cellulare e scattare quella foto. Subito dopo, la salutai frettolosamente, ricominciando quindi a cercare Ethan. Lo trovai dopo alcuni minuti, notando che sedeva su una panchina accanto a Richard. Mantenendo il silenzio, gli tendo una mano così da aiutarlo ad alzarsi, e lo conduco di nuovo all’interno del collegio. “Dove mi porti? Chiede, spaesato e confuso. “Nella mia stanza.” Rispondo. “Dobbiamo parlare.” Aggiungo, facendomi seria. Dopo alcuni minuti raggiungiamo la mia stanza, ed io mi richiudo la porta alle spalle, assicurandomi previamente di non essere seguita. “Che hai da dirmi stavolta?” chiede, apparendo dubbioso. “Ethan, prometti di mantenere la calma.” Pregai, prima di ricominciare a parlare. Dopo aver ascoltato le mie parole, Ethan annuì, infondendomi sicurezza. “Io ti amo con tutta me stessa, e so che forse non mi crederai, ma… sono incinta.” Confessai, avvicinandomi conseguentemente a lui. “Sei seria? È la miglior notizia che abbia mai ricevuto!” Disse, finendo per divenire preda delle sue stesse emozioni. In quel momento, un copione sembrò ripetersi, e ci baciammo. Pochi istanti dopo, Ethan si sedette sul letto, prendendomi letteralmente in braccio. La mia felicità era incontenibile, e la mia immaginazione aveva ora tutto lo spazio possibile. Mi persi letteralmente negli occhi di Ethan, venendo distratta da un suono proveniente dal mio computer. Lo stesso, è segno che la batteria sta per scaricarsi, ragion per cui, lo metto subito in carica. Mentre sono nell’atto di farlo, apro accidentalmente una nuova pagina del mio blog, scoprendo che contiene un link mai visitato. Spinta dalla curiosità, ci clicco sopra, e rimango letteralmente senza parole. Scopro infatti, che il nostro collegio ha un sito internet dedicato, e che su una delle pagine web che lo componeva, era stato scritto un articolo che non lessi, poiché avevo posato lo sguardo su una foto presente su quella stessa pagina. Guardandola, scoprii che era la fotografia che Alexa mi aveva scattato, e che era differente a causa di un singolo ma importante particolare. Difatti, il mio ventre ormai gonfio si notava alla perfezione, rivelando la condizione che avrei voluto in ogni modo tenere nascosta. Improvvisamente, vidi Ethan avvicinarsi, e abbassai subito lo schermo del computer, chiudendo quindi la pagina web. Non riuscivo a credere a ciò che avevo appena visto. I miei occhi erano sbarrati e colmi di terrore. “Che ti succede?” chiese, guardandomi negli occhi. “Niente.” Dissi, minimizzando l’accaduto. “Dimmi la verità.” Continuò, stringendomi le mani. “Alexa.” Quel nome fu l’unica parola che riuscii a pronunciare. La rabbia che provavo mi aveva fatto scivolare nel mutismo, a causa del quale, non riuscii a dire altro. Ethan mi guardò senza capire, e io decisi che le mie azioni avrebbero parlato per me. Avvicinandomi quindi al mio portatile, riaprii quella pagina web, mostrandogli la foto. “Credi che sia stata lei?” chiese, spostando il suo sguardo su di me. “Assolutamente.” Risposi.” “Deve essere stata lei, mi odia dal giorno in cui mi ha vista, e io non la sopporto.” Continuai, sentendo un motivato astio crescermi dentro. “C’è solo una cosa da fare.” Continuai, mostrandomi seria. In quel momento, Ethan tornò a guardarmi, facendomi notare tutta la sua preoccupazione. Si aspettava una mia evidente risposta, ma io rinunciai ad accontentarlo. Avevo le idee chiare, ma sapevo che le mie intenzioni lo avrebbero distrutto.  Per tale ragione, tacqui, rimanendo al suo fianco e pensando ad Alexa. In quel momento, pensavo a lei e alla sua falsa gentilezza.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *