Il mondo dei numeri – CAPITOLO XIX

La pura verità

Tre anni della mia vita sono letteralmente fuggiti, e tutto sembra andare per il meglio. Di recente, ho avuto l’occasione di rivedere la mia amata nonna, che era davvero felice di potermi finalmente rincontrare dopo tutto quel tempo. Parlandomi, mi ha chiesto del prosieguo della mia vita, rimembrando anche il giorno in cui sono nata, e lei mi ha vista venire al mondo. Mantenendo la calma, mi assicurai di soddisfare la sua curiosità, dicendole che avevo trovato l’amore della vita, e che avevo dato alla luce un bambino. Subito dopo, mi chiese anche delle informazioni riguardo alla mia attuale situazione, ed io l’accontentai, rispondendole che vivevo ancora con i miei genitori. A quelle parole, mia nonna sembrò preoccuparsi, ed io rimasi sbalordita da ciò che mi disse subito dopo. “Vi troverò una nuova casa.” Esordì, lasciandomi letteralmente senza parole. “Lo faresti davvero?” chiesi, stranita. “Come non potrei?” rispose, ponendo un interrogativo che non necessitava risposta. In quel preciso istante, venni pervasa da un’indescrivibile sensazione di felicità, e l’abbracciai, ringraziandola di tutto cuore. Subito dopo avermi dato questa lieta notizia, mia nonna fu costretta ad andarsene, asserendo di avere molto da fare. A mia madre era venuta l’idea di invitarla a casa nostra, e dopo circa un’ora, la sua cortese visita terminò. Inizialmente, i miei genitori non erano favorevoli alla proposta avanzata da mia nonna, poiché sostenevano che per una donna anziana come lei, una nipote appena sposata ed un bambino fossero un peso troppo grande da sopportare. Ad ogni modo, anche se non avevano tutti i torti, finii per trovarmi in completo disaccordo con loro. Difatti, mia nonna è sempre stata una persona gentile e premurosa, che in questo momento si stava mostrando per quella che era. Ad ogni modo, dopo innumerevoli discussioni e tentativi di far cambiare loro idea, ci riuscii, convincendoli ad accettare la proposta di mia nonna. Non appena l’intera situazione mi apparve più chiara, presi in mano il telefono, e decisi di chiamarla. Mi assicurai di andare dritta al punto, dicendole che i miei genitori erano ora d’accordo, e che io lo ero stato fin dall’inizio. Le parole che pronunciò non appena smisi di parlare, mi resero davvero felicissima. Mi disse, infatti, che a partire dalla settimana seguente, Ethan ed io ci saremmo trasferiti nella sua vecchia residenza estiva, ormai caduta in disuso data la sua età. In quel preciso momento, potei sentire il mio cuore gonfiarsi di gioia. Ringraziai sentitamente mia nonna, decidendo di porre fine alla telefonata e mettere Ethan al corrente della situazione. “Ci trasferiremo.” Gli dissi, in tono serio ma gioioso al tempo stesso. Ascoltandomi in religioso silenzio, non si servì delle parole per rispondermi, lasciando che un abbraccio rompesse il mio temporaneo silenzio. Pochi istanti dopo, ci sciogliemmo dal nostro abbraccio, dirigendoci quindi nella nostra stanza, con la ferma e precisa intenzione di cominciare a preparare le nostre valigie. Sapevamo bene che il trasloco era imminente, ragion per cui volevamo prepararci a dovere. Iniziai quindi a riporre nella mia valigia ogni oggetto di cui avrei potuto aver bisogno, ed Ethan finì per imitarmi, facendo lo  stesso. Quando finalmente fummo pronti, partimmo alla volta della nostra nuova casa. La raggiungemmo in poco meno di un’ora, procedendo a disfare i nostri bagagli. Ero impegnata a riporre i miei vestiti in un armadio, con il piccolo Joshua che dormiva nel suo passeggino accanto a me. Dopo alcuni minuti si svegliò, iniziando a piangere. Guardandolo, credetti che fosse affamato, ma quando non volle mangiare, compresi di sbagliarmi. Poco tempo dopo, capii che la noia era padrona del suo animo. Cercava evidentemente uno dei suoi giocattoli, che io non riuscivo a trovare. La stanza era in disordine, ed io riuscivo a malapena a muovermi, visto il caos che regnava. Per tale motivo, decisi di provare ad ignorare il pianto di Joshua. Ad ogni modo, prima che riuscissi a rendermene conto, i suoi lamenti cessarono. Mi voltai quindi verso di lui, scoprendo che teneva in mano il suo sonaglio, giocandoci come sempre. In quel momento, lasciai che la confusione mi pervadesse, andando subito in cerca di Ethan. Fortunatamente, lo trovai nella stanza accanto, notando che era intento a riordinarla. “Qualcosa non va?” mi chiese, notando l’espressione dipinta sul mio volto. “Joshua.” Esordii. “Era nel suo passeggino, e solo un secondo dopo aveva in mano il suo sonaglio. Com’è possibile?” continuai, completando il mio discorso con quella domanda. “È arrivato il momento per te di conoscere la verità.” Mi disse, confondendomi ulteriormente.” “Quale verità?” chiesi, dubbiosa. “Io e te non siamo normali, Esma. Siamo Psiconauti.” In quel preciso istante, lo guardai senza capire. “È la nostra realtà, e Joshua ne è la prova.” Disse, chiarendo ora ogni mio dubbio. “Forse i tuoi poteri non si sono ancora manifestati, ma lo faranno.” Continuò, lasciandomi senza parole. “Quando accadrà?” chiesi, con una vena di timore nella voce. “Guarda dentro di te e lo saprai.” Rispose, abbracciandomi. Dopo alcuni secondi, mi sciolsi dal suo abbraccio. Non riuscivo a capire perché, eppure ero felice. Amavo Ethan, e sapere di essere così simile a lui mi tranquillizzava, infondendomi una sensazione di calma e serenità. Ora come ora, so che potrò sempre fidarmi di lui, perché anche in questa situazione, non mi ha detto altro che la pura verità.

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