Il mondo dei numeri – CAPITOLO XIII

Gli sviluppi del dolore

Di giorno in giorno, il tempo passa, e le persone cambiano. Ognuna ha alle spalle una storia diversa, che giustifica il loro dolore e i loro trascorsi. Un altro mese è ormai giunto al termine, ed io sono in compagnia della mia stessa e amara solitudine. Dei profondi sospiri, segno della mia inequivocabile tristezza, sono ormai divenuti parte della mia quotidianità. Ora come ora, sono sola. Il dolore mi accompagna, e segretamente vorrei solo che sparisse. Sfortunatamente, la mia felicità è diventata invisibile, proprio come un nitido riflesso in uno specchio appannato dal vapor d’acqua. L’intera situazione mi sta cambiando, ragion per cui, ho deciso di prendere un’ardua e importante decisione. So bene di non poter tornare da Ethan, poiché il nostro rapporto si è ormai consumato come il più efferato dei crimini, e allo stesso modo non posso cercare conforto in Richard, poiché anche lui sembra essere sparito dal collegio. Intanto, il dolore mi cresce dentro, raggiungendo lentamente anche il mio giovane e fragile animo. Pigramente seduta sul letto nella mia stanza, fisso lo sguardo sulla porta, lasciandomi quindi andare ad un sospiro. Alzandomi in piedi, ammiro il mio riflesso nello specchio dell’armadio. I miei connotati non sono cambiati di una virgola, ma la mia persona ha subito un enorme cambiamento. Il dolore che provo, risulta per me essere venefico, e riflettendo, capisco che c’è un’unica cosa da fare. Non potendo sperare in alcuna forma di supporto morale, mi affido per l’ennesima volta al mio blog personale, accendendo il computer e iniziando a scrivere. Le parole si intrecciano lentamente fra loro, e per la prima volta dopo tanto tempo, provo una sensazione di indescrivibile sollievo. Ogni traccia del mio malessere sparisce lentamente, ed io ritrovo il coraggio di lasciare la mia stanza. Uscendone, incontro Paris, la quale, cerca in tutti i modi di evitare che io raggiunga la sala da pranzo. “Fammi passare.” Dico, aspettando che si sposti. “Non puoi.” Risponde. “È per il tuo bene.” Aggiunge, confondendomi. “Che vuoi dire?” le chiedo, sperando nella chiarezza di una sua prossima risposta. “C’è qualcosa che non dovresti vedere.” Dice, stimolando stavolta la mia curiosità. “Lasciami andare.” Continuo, spingendola leggermente così da poter avanzare. Lasciandomi Paris alle spalle, raggiungo le scale, scendendole con decisione. Non appena raggiunsi la mia destinazione, iniziai a guardarmi intorno, scoprendo qualcosa che mi lasciò letteralmente senza parlare. La scena alla quale ora assistevo, aveva dell’incredibile. Non avendo la forza di reagire o muovere un muscolo, rimasi immobile a guardare Richard baciare Alexa. In quel momento, potei sentire il mio cuore spezzarsi, e le lacrime inondarmi il viso come un fiume in piena. Finendo quindi nuovamente preda del mio dolore e della mia incredulità, decisi di scappare e tornare subito indietro. Le mie pupille erano offuscate dal pianto, ragion per cui, caddi una volta raggiunta la cima delle scale. Incurante del dolore, mi rialzai, entrando subito nella mia stanza. Una volta entrata, vidi Paris, che subito mi si avvicinò, tentando di confortarmi. Ritrovandomi incapace di rispondere delle mie azioni, l’allontanai, facendola barcollare. “Va tutto bene?” chiede, con voce calma ma al contempo preoccupata. “No.” Rispondo. “Nicole se n’è andata, Ethan mi ha lasciato, e Richard mi ha tradito!” finisco per urlare, senza rendermene conto. Posando il mio sguardo su Paris, noto che ha abbassato il capo, e che appare offesa. In quell’istante, torno ad essere me stessa, e procedo a scusarmi. “Non devi.” Risponde, alzandosi lentamente dal letto dove era seduta. “Se non ti spiace, ti lascerò da sola, in compagnia del tuo dolore.” Queste le ultime parole che mi rivolse appena prima di lasciare la stanza, richiudendo la porta alle sue spalle. La stessa, si chiuse con uno scatto, ed io mi ritrovai in completa solitudine. Mi concessi del tempo per pensare, concludendo che Paris aveva ragione, e che avevo allontanato da me l’unica persona che avesse cercato di aiutarmi. Mi sentivo una persona orribile, ma sapendo che non c’era nulla da fare per cancellare le mie azioni, accettai quella situazione, scegliendo di tacere, osservando quindi lo sviluppo del mio dolore.

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