Il mondo dei numeri – CAPITOLO XII

Bugie intollerabili

Finalmente, dopo mesi di attesa, la mia vita sembra essere tornata alla normalità. Ogni singola tessera del mosaico che la compone ha finalmente trovato il suo posto, e tutto ciò che mi sta ora accadendo, lascia presagire che la positività dominerà ancora a lungo. Ethan è ora tornato dalla Francia, e siamo di nuovo insieme. Ad ogni modo, ho deciso di concedermi un attimo per guardarmi indietro e riflettere, comprendendo che parte del nostro rapporto si basa su una rete di bugie. Pensandoci, ora che è tornato non gli ho ancora rivelato nulla del mio passato con Richard, e vorrei davvero non farlo, ma capisco che se il nostro rapporto deve continuare, non può certamente reggersi sulle bugie e le falsità. Per questa ragione, ho deciso di provare a parlargli, e aprirmi come una porta su un mondo sconosciuto. Ad ogni modo, ho anche scelto di passare del tempo con le mie amiche, poiché da quando ho conosciuto Ethan, credo di averle in qualche modo escluse dalla mia vita, valorizzandone solo l’aspetto sentimentale. La nostra amicizia è davvero salda, e sono grata di averle conosciute. Paris e Nicole sono due ragazze stupende, e sapere che fanno parte ella mia vita mi rende davvero felice. Lentamente, mi sono alzata dal letto, scegliendo di attraversare gli ampi corridoi del collegio e cercarle. Non erano con me, ed io sentivo il bisogno di parlare con loro. Le mie ricerche si protrassero per alcuni minuti, allo scadere dei quali, le vidi entrambe uscire dall’ufficio della preside. “Cos’è successo?” chiesi, notando la mesta espressione dipinta sui loro volti. Nessuna delle due rispose, ed io mi limitai a seguirle fino al nostro dormitorio. Nicole scelse di parlarmi solo dopo esservi entrata. “Sto per andarmene.” Disse, singhiozzando e tentando di sciogliere il  nodo all’interno della sua gola, che le impediva di respirare. “Mi dispiace.” Risposi, avvicinandomi a lei e cingendole quindi un braccio intorno alle spalle. Andrò via fra una settimana.” Aggiunse, lasciando che un’amara lacrima le bagnasse il viso. Dopo quelle parole, Nicole tacque, e chiese espressamente di rimanere da sola. Paris ed io obbedimmo, uscendo quindi dalla stanza e richiudendo la porta alle nostre spalle. Quando arrivammo in corridoio, le nostre strade si divisero. Difatti, io andai subito a cercare Ethan, e lei si diresse nel grande e rigoglioso giardino situato dietro al collegio. Ad ogni modo, trovai Ethan completamente da solo nella sua stanza, e mi avvicinai per parlargli. Stranamente, anche lui mostrava una certa tristezza, e la stessa mi preoccupava non poco. “Stai bene?” gli chiesi, posando il mio attento sguardo su di lui. “No.” Rispose, dandomi le spalle. “Vuoi che ne parliamo?” continuai, sperando di aiutarlo a liberarsi dei grossi pesi emotivi che evidentemente trasportava. Alle mie parole,  Ethan sorrise, e si voltò nuovamente verso di me. “”Vedi, ho perso mio padre qualche anno fa, e mia madre sembra essere davvero provata dalla cosa. Era una donna gentile, ma il dolore l’ha corrotta.” Disse, sorprendendomi e facendo conseguentemente aumentare la mia preoccupazione. “Andrà tutto bene.” Lo rassicurai, abbracciandolo. “Anch’io ho qualcosa da dirti.” Aggiunsi, sperando nella positività della sua reazione. “Parla pure.” Disse, abbozzando stavolta un debole sorriso. “Sono incinta, ma il bambino non è tuo.” Confessai, vergognandomi come una ladra. “Cosa? E di chi è?” chiese, in evidente collera. “Non posso dirtelo.” Risposi, con voce tremante e rotta dall’emozione. Quelle tre semplici parole avevano appena aperto una voragine dentro di me, poiché un altro segreto si era insinuato fra le fessure e le crepe del nostro rapporto. Sapevo di amare Ethan con tutta me stessa, ma ero tuttavia consapevole di non poter continuare a mentirgli. ”È di Richard.” Continuai, abbassando conseguentemente il capo per la vergogna. In quel momento, sentii il mondo crollarmi addosso e schiacciarmi sotto il suo peso come un enorme macigno. Speravo segretamente che capisse e mi perdonasse, ma rimasi scioccata dalla risposta che mi diede alcuni istanti dopo. “Non crescerò un bambino che non è mio.” Disse, versando quindi del sale nella fresca ferita che intanto sentivo aprirsi nel mio cuore. Dopo le sue parole, mi arresi. Non riuscivo più a parlare, e non trovavo in me la forza di continuare quella discussione. Lasciai quindi la sua stanza sentendomi ferita e delusa, e avendo una singola e amara certezza, secondo la quale, il nostro rapporto si basava su una serie di bugie intollerabili.

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