Il mondo dei numeri – CAPITOLO XI

Normalità

Giorno dopo giorno, il tempo scorre, e non torna mai indietro, proprio come un instancabile viaggiatore, ansioso di raggiungere la sua meta. In religioso silenzio e immobilità statuaria, ho assistito al lento trascorrere di altre tre settimane. In questo seppur breve lasso di tempo, molte cose sono cambiate. Innanzitutto, sono giorni che per qualche strana ragione Alexa non si fa più viva, il che è davvero inspiegabile. Solitamente, rimaneva accanto alla Delacour per ore, seguendo ogni suo movimento e facendole praticamente da segretaria, ma di lei ora non c’è traccia nel collegio. Inoltre, sembra che qualcuno sia riuscito a installare un nuovo programma nel mio computer, e che lo stesso abbia finito per trasmettervi un virus. In circostanze normali, inizierei immediatamente a sospettare di Alexa, ma data la situazione, mi trovo costretta a dedurre che la colpa sia di qualcun altro. Ad ogni modo, nonostante la negatività che di questi tempi sembra letteralmente circondarmi, un motivato ottimismo mi porta a credere che qualcosa oggi risulterà essere completamente fuori dall’ordinario. Ora come ora, ho il viso pallido, e le palpebre pesanti, poiché la scorsa notte non sono riuscita a chiudere occhio. Difatti, ogni volta che mi addormentavo, finivo per avere una sorta di incubo riguardante Ethan. Inizialmente, non riuscivo a capirne il motivo, ma oggi credo di aver finalmente trovato la soluzione di questo complicato enigma. Lui mi manca molto, e il pensiero di averlo tradito mi fa stare davvero malissimo. So bene che non avrei mai dovuto farlo, e che è tutto accaduto a causa di uno stupido errore che avrei voluto evitare, ma sembra che il destino avesse altro in serbo per me. Ora come ora, rimanere ferma a rimuginare sul passato non mi servirebbe a nulla, ma comprendo di essere nuovamente finita in una posizione di stallo, ragion per cui, questa è l’unica delle mie possibilità. La solitudine che provo, mi ha portata a sviluppare delle nuove abitudini, che sfortunatamente non tutti riescono a comprendere. Da qualche giorno, infatti, controllo spesso il cellulare, tenendolo stretto in mano e sperando invano che squilli. Nella maggioranza dei casi, finisco per passare ore a fissarlo senza neppure accorgermene, rifiutando di accettare il fatto che nulla sarà più come prima. Le mie amiche continuano a consolarmi, ed io trovo davvero lodevoli i loro gesti, pur sapendo che il mero sostegno morale non riporterà indietro Ethan. La mia profonda tristezza, ha finito per trasformarsi in puro pessimismo, secondo il quale, la situazione continuerà a peggiorare. Con questo pensiero che vaga all’interno della mia mente, come una bianca nuvola sospinta dal vento, siedo sul letto nella mia stanza. Il mio cellulare giace sul comodino, poco lontano dalla scrivania, dove invece troneggia il mio portatile. Con il viso solcato da fredde lacrime e completamente nascosto dal cuscino, piango in silenzio, sperando di riuscire a rispondere ai richiami del sonno. La porta è chiusa a chiave, e nessuno può disturbarmi, ma improvvisamente il funereo silenzio presente nella mia stanza viene spezzato da una sorta di ronzio. Voltandomi verso la fonte di quel rumore, scopro che lo stesso proviene dal mio cellulare, che ora vibra incessantemente. Animata da un’inspiegabile curiosità, decido di prenderlo, e rispondere alla chiamata che il display segnala. Inconsciamente, esito nel farlo, ma agisco sapendo che a chiamarmi è Ethan. “Va tutto bene? Gli chiedo, non appena sento la sua voce. “Sì, sto bene.” Risponde, lasciandosi quindi sfuggire un risolino. “Ho buone notizie.” Aggiunge, in tono entusiastico. “Dimmi pure.” Lo esorto, chiedendogli di continuare. “Sto tornando da te.” Risponde, con un tono incapace di nascondere la sua immensa gioia a riguardo. “Quanto ti ci vorrà?” chiedo, ansiosa e preoccupata. “È questione di ore.” Risponde, concedendosi quindi una pausa dal discorrere. “Ti aspetterò” aggiungo, salutandolo e spegnendo il cellulare. In quel preciso momento, la gioia mi pervade, e mi abbandono ad un sorriso stendendomi sul letto. Rimango perfettamente immobile, e attendo. Un’ora passa velocemente, e vengo distratta da un rumore. Qualcuno sta bussando alla mia porta, ragion per cui, decido di alzarmi e aprirla. La stessa, si apre con un cigolio, e credo che la mia vista mi inganni. Non riesco a credere a quel che vedo, eppure realizzo che è la realtà. Ethan è proprio davanti a me, e mi stringe subito in un forte e romantico abbraccio. “Mi sei mancata.” Dice, regalandomi un sorriso e posando le sue labbra sulla mia fronte. “Anche tu.” Rispondo, stringendolo ancora più forte. “Che mi racconti?” chiede, sorridendomi. “Nulla.” Rispondo, guardandolo negli occhi. “È tutto tornato alla normalità.” Aggiungo, concludendo il mio discorso e sapendo di mentire.

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