Il mondo dei numeri – CAPITOLO VIII

Le ragioni del cuore

Per opera di un semplice soffio di vento, un altro mese è stato portato via dalla mia vita, ed io non ho potuto avere reazione dissimile dal rimanere completamente immobile e in balia degli eventi. Inevitabilmente, il tempo che manca alla partenza di Ethan si sta riducendo, così come le mie possibilità di parlargli. Dopo il nefasto intervento di Alexa, io e lui non siamo neanche più autorizzati a scambiarci e-mail, consuetudine nata durante i miei primi mesi qui al campo estivo, e ora svanita come pioggia lentamente asciugata dal sole. Ad ogni modo, ho la mente occupata da un vago e positivo presentimento, secondo il quale, qualcosa oggi cambierà. Rimanendo fedele alla mia ormai schematica routine giornaliera, mi sono svegliata piena di energie, e dopo essermi accuratamente preparata indossando la mia divisa, ho avuto cura di raggiungere le mie amiche in sala da pranzo per la colazione. Animata da una felicità e una gioia mai provate prima, ho sceso ogni scalino a gran velocità, fino a raggiungere la mia destinazione. Subito dopo, mi sono messa a cercare le mie amiche, e non trovandole, ho deciso di accomodarmi ad un tavolo libero in fondo alla sala, consumando il mio pasto in un perfetto e religioso silenzio, rimanendo tuttavia facile preda degli sguardi della preside, impegnata nella sua nervosa ma consueta passeggiata all’interno della sala stessa. Senza proferire parola, tentavo di evitarla, sentendomi sollevata quando alla fine fu lei ad ignorarmi. Intanto, continuavo a guardarmi intorno, prefiggendomi un nuovo obiettivo, ossia quello di trovare Ethan. Ultimamente, ho avuto modo di pensare al diverbio che ha inasprito il nostro rapporto, e ho deciso di voler rimediare. Fortunatamente, i nostri sguardi si sono incrociati dopo pochi minuti, e lui mi si è subito avvicinato, scegliendo di sedersi accanto a me. “Scusami per ieri.” Esordì, guardandomi negli occhi. Concentrando il mio pensiero sul suo sguardo colmo di dolore e risentimento, non risposi, limitandomi a sorridere. “Va tutto bene. In fondo ho sbagliato anch’io.” Dissi, nel mero tentativo di alleviare i suoi sensi di colpa, che a mio dire, lo tormentavano letteralmente. Dopo aver sentito le mie parole, Ethan sorrise, sfiorandomi leggermente la mano. Le parole non gli servirono, poiché ora anche il suo sguardo era complice del messaggio che stavo ricevendo. Senza ombra di dubbio, voleva parlarmi, ed io accettai silenziosamente la sua muta proposta. Passai quindi il resto del tempo parlandogli, e scoprendo la miriade di aspetti che la mia vita ha in comune con la sua. Difatti, Ethan è un amante della tecnologia proprio come me, pur essendo largamente più esperto in materia. Ad ogni modo, subito dopo aver fatto colazione, mi assicurai di non allontanarmi da lui, lasciandomi pazientemente condurre nella sua stanza. Aspettando che aprisse la porta, mi scambiai con lui una veloce occhiata d’intesa, fantasticando in quel mentre sul tema della nostra imminente conversazione. “Siediti.” Chiese, indicandomi il suo letto. Rimanendo in silenzio, decisi di obbedire, vedendolo imitarmi qualche istante dopo. “Che succede?” domandai, aspettando silenziosamente una risposta. “Devi farmi una promessa, Esma.” Disse, guardandomi negli occhi. Disorientata dalle sue parole, lo guardai senza capire. In quel preciso istante, Ethan mi si avvicinò, prendendomi quindi per mano. “Promettimi che non mi dimenticherai.” Continuò, avvicinandosi ancora di più e stringendo le mie mani con forza ancora maggiore. Avevo ascoltato le sue parole in completo silenzio, e le stesse continuavano a confondermi. Sapevo che Ethan era in procinto di partire per la Francia, e che alla sua partenza ora mancava appena un mese, ma ad ogni modo, non riuscivo a capire perché mi avesse rivolte quelle parole così piene di significato. Ad ogni modo, incrociai nuovamente il suo sguardo, e abbracciandolo, realizzai il suo desiderio. Ora come ora, Ethan sapeva che il suo ricordo sarebbe rimasto per sempre impresso nella mia memoria, e che la distanza che avrebbe finito per separarci sarebbe stata unicamente materiale. Dopo alcuni secondi, ci sciogliemmo dal nostro abbraccio, ed io decisi di alzarmi in piedi, con la ferma e precisa intenzione di lasciare la sua stanza. Solo pochi passi mi separavano dalla porta chiusa, e il mio cammino venne bruscamente arrestato. Voltandomi, scoprii che Ethan mi aveva di nuovo preso per mano, e che ora mi aveva regalato un ampio e luminoso sorriso. Uscendo dalla sua camera, mi richiusi la porta alle spalle, per poi avviarmi verso il mio dormitorio. Lo raggiunsi in poco tempo, e non appena vi entrai, mi lasciai cadere sul letto, chiudendo gli occhi e lasciandomi travolgere da un turbine di pensieri. Ero di nuovo preda di un’indescrivibile confusione, a causa della quale, non riuscivo neppure a riflettere lucidamente. Sapevo bene che viaggiare e visitare ogni angolo del mondo era sempre stato uno dei sogni di Ethan, ma al contempo ero consapevole di ciò che sarebbe accaduto dopo la sua partenza. Sarei rimasta da sola, e mi sarei sentita incompleta. Per qualche ragione non riuscivo a decidere quale fosse la cosa migliore, così mi rilassai, scegliendo di dar retta alle ragioni del mio cuore. Compresi quindi che quella notte qualcosa sarebbe cambiato. Lasciandomi guidare dai miei sentimenti, al calar della sera lasciai il campo, scegliendo di scappare e rifugiarmi nel luogo più sicuro, ovvero la vicina chiesa. Fuori pioveva, ed io continuavo a correre, tenendo con me la mia borsa, all’interno della quale, stavolta custodivo un libro. Poco tempo dopo, raggiunsi la chiesa, e mi sedetti su una delle panche. Subito dopo, iniziai a pregare, sperando che quel fatidico giorno non arrivasse mai. Ogni mio intervento era risultato vano, e per tale ragione non mi restava altro che affidarmi ai consigli celesti. Pregai per ore, ma alla fine mi arresi, scivolando in un sonno profondo e stranamente tranquillo. Mi ero ormai arresa all’evidenza, ma non avevo alcuna intenzione di perdermi d’animo. Rimasi in quella chiesa fino al mattino seguente, e quando mi svegliai ritrovai il mio libro accanto a me, proprio dove lo avevo lasciato prima di addormentarmi. Ad ogni modo, un altro particolare aveva colpito e catturato la mia attenzione come un affamato leone farebbe con un’indifesa gazzella. Sia Ethan che le mie amiche stavano entrando. Ad essere sincera, ero alquanto sorpresa, ma decisi di non provare a nascondermi. In fin dei conti, ero rimasta fuori per una notte intera, e il fatto che mi stessero cercando, era perfettamente comprensibile. Ad ogni modo, il tombale silenzio presente nella chiesa si ruppe come vetro quando sentii Ethan chiamare il mio nome. Istintivamente, scattai in piedi come una molla, scegliendo quindi di avvicinarmi a lui. L’abbraccio che seguì quell’istante fu fortissimo. “Cosa ci fai qui?” chiese, apparendo evidentemente serio e preoccupato. “Non ce la facevo, Ethan. Non potevo vederti andar via così.” Risposi, sentendo le guance bruciare e gli occhi velarsi di lacrime. “Mi dispiace, ma il viaggio è stato anticipato.” Disse, facendo inconsapevolmente aumentare la mia tristezza. “A quando?” chiesi, guardandolo negli occhi. “Ad oggi.” Rispose, allontanandosi lentamente da me. “Mi dispiace tantissimo.” Aggiunse, dandomi le spalle e avviandosi verso l’uscita della chiesa. In quel momento, le mie emozioni ebbero la meglio su di me, rendendomi completamente cieca e incapace di rispondere delle mie azioni. Lasciandomi le mie amiche alle spalle, iniziai a correre, con l’intenzione di seguire Ethan. Non sapevo dove stesse andando, né quale fosse la sua destinazione, ma nonostante tutto continuai a seguirlo. Corsi inconsciamente per circa un chilometro, e mi fermai quasi contemporaneamente a lui. Avevamo entrambi appena raggiunto la stazione, e fu lì che decisi di fare ciò che avrei dovuto molto tempo prima. Mi avvicinai ad Ethan, e afferrandogli un braccio lo costrinsi a voltarsi. Lui mi guardò negli occhi, e in quel preciso istante vidi una lacrima rigargli il volto. Poco dopo sentii un fischio, e compresi che un treno stava per passare. Lo stesso arrestò la sua corsa, in modo che Ethan potesse lentamente salirvi. Mantenendo il silenzio, e con un nodo in gola, lo guardavo allontanarsi, restando allibita da ciò che vidi subito dopo. Con mia grande sorpresa, Ethan si voltò. “Ti amo, Esma.” Disse, stringendomi in un abbraccio e lasciando che un bacio coronasse quel momento. Quasi istintivamente, chiusi gli occhi. Avrei voluto rispondere, e dirgli che anche io lo amavo, ma per qualche strana ragione, scelsi di tacere. Per l’ennesima volta, dovetti tristemente arrendermi all’evidenza. Avevo provato con tutte le mie forze ad evitare il peggio, ma il dado era ormai tratto, ed io non avevo più modo di intervenire. Quel pomeriggio, tornai al campo estivo assieme a Paris e Nicole, le quali, avevano assistito all’intera scena. Entrambe, cercarono di consolarmi per tutta la durata del viaggio, pur non riuscendoci. Ad ogni modo, quando finalmente raggiunsi la mia stanza, mi chiusi a chiave, scegliendo di lenire il dolore che provavo nell’unico modo possibile. Decisi di rifugiarmi nuovamente nell’anonimato offertomi dal mio blog, unico posto al quale sapevo di poter accedere senza provare timore. Passai la lunga notte facendo scivolare lentamente le mie dita sulla tastiera del mio computer, finendo per addormentarmi davanti allo stesso. Appena un attimo prima di cadere nel sonno, mi concessi qualche secondo per riflettere, comprendendo di aver perso Ethan, ma di aver trovato qualcosa di davvero importante, ossia la verità. Finalmente ora sapevo che mi amava davvero, e se scoprirlo aveva questo prezzo, io l’avrei pagato, promettendo di rimanergli fedele fino al suo ritorno. Molti ragionano solo utilizzando la materia grigia, mentre io al contrario di quella gente, ho scelto di pensare seguendo le ragioni del cuore.

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3 thoughts on “Il mondo dei numeri – CAPITOLO VIII

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