Il mondo dei numeri – CAPITOLO V

Regole ferree

Un nuovo giorno inizia lentamente, ed io sono ancora nel mio letto, persa in uno stato di inspiegabile dormiveglia. Il silenzio viene rotto dal soave canto di un uccellino, che ora vola nell’azzurro e terso cielo che osservo dalla mia finestra. Alzandomi dal letto, noto la strana assenza di Paris e Nicole nella stanza. Sono intanto occupata ad inforcare gli occhiali, pensando al contempo al possibile motivo della loro assenza. Ipotizzo quindi che si siano svegliate prima di me, e procedo ad indossare la mia divisa, per poi scendere le scale e raggiungerle al piano di sotto. Cammino lentamente, scendendo i gradini della scala con cautela, volendo evitare di scivolare e cadere come qualche giorno prima. Raggiungendo quindi l’ultimo scalino, poggio finalmente i piedi per terra, accorgendomi di un mio madornale errore. Difatti, mi sono svegliata tardi, e sono quindi in forte ritardo per la colazione. Sperando che nessuno mi noti, raggiungo lentamente le mie amiche, venendo sfortunatamente fermata dalla Delacour, che alla mia vista, assume un’ espressione esternante tutta la sua rabbia. “È in ritardo, signorina Davis.” Sibila, tenendo il suo glaciale sguardo fisso su di me. “Mi scusi.” Trovo il coraggio di biascicare, mentre le mie gambe tremano. “Vada a sedersi.” Ordina, dandomi le spalle. Scivolando quindi nel mutismo più completo, mi avvicino a Paris e Nicole, le quali, non tardano a salutarmi. “Va tutto bene?” chiede Nicole, apparendo visibilmente preoccupata. “Si.” Mi limito a rispondere, consumando il mio pasto come ogni mattina. Fra un boccone e l’altro, mi guardo nervosamente intorno, sperando di non incrociare lo sguardo della preside. Per mia fortuna, ciò non accade, e due occhi azzurri come il cielo incontrano i miei, di un verde pari a quello della fresca erba. Seduto ad un tavolo in fondo alla sala, infatti, c’è Ethan, il quale, mi rivolge subito un amichevole saluto con un gesto della mano. Quasi a volerlo imitare, ricambio con discrezione. Alcuni minuti dopo, noto che i piatti delle mie amiche sono ormai vuoti, e che l’unico ancora pieno risulta essere il mio. Non volendo far adirare la Delacour, che ora cammina per la sala con passo stizzoso,  mi affretto a vuotarlo, per poi alzarmi e ricongiungermi alle mie amiche, ora impegnate a salire le scale per tornare al loro dormitorio. Salgo ogni scalino con decisione, mostrando senza volere una fretta incredibile. Improvvisamente, sento che qualcuno mi afferra il braccio, rischiando di farmi cadere. Voltandomi, scopro che si tratta di Paris. “Perché tanta fretta?” chiede, dubbiosa. “Ho da fare.” Mento, ignorandola e accelerando ancora di più il passo. Quando finalmente arrivo nella mia stanza, inizio freneticamente a cercare in uno dei cassetti della scrivania. Ricordo, infatti, di averci conservato un foglio di carta con sopra scritto l’indirizzo e-mail di Ethan. Lui stesso, conosce la madre come il palmo della sua mano, e sa che il campo è diviso in due diverse sezioni, una maschile e l’altra femminile. Per questa ragione, io e lui non possiamo avere contatti, ma ad ogni modo, tale limitazione non ha impedito ad un meravigliosa amicizia di sbocciare. Dopo alcuni minuti di ricerca, riesco a trovare quel famigerato foglio, e accendendo il computer con velocità inaudita, accedo alla mia posta elettronica, iniziando quindi a scambiarmi e-mail con Ethan. In questo momento, lui è la cosa più importante per me. La sfilza di regole che vigono nel campo non hanno alcun senso, e ai miei occhi non sono altro che mera e semplice lettera morta. Ora come ora, le mie dita si muovono freneticamente sulla tastiera del computer, ed io non  riesco a staccare gli occhi dallo schermo. I minuti presto si trasformano in ore, delle quali non mi accorgo minimamente. Sfortunatamente, la batteria del mio portatile finisce per scaricarsi, motivo per cui, mi trovo costretta a spegnerlo e lasciare che la batteria si ricarichi autonomamente. Per tale ragione, non mi resta altro da fare che uscire dalla mia stanza e raggiungere le mie amiche, sedute di nuovo in sala da pranzo, ma intente a scrivere nervosamente delle complicate istruzioni su dei quaderni. Senza proferire parola, decido di sedermi accanto a Nicole, la quale, pur notandomi, mantiene la concentrazione. Estraendo quindi un quaderno dalla mia borsa, inizio a prendere appunti riguardo allo scrupoloso dettato della Delacour. “Di cosa parla?” chiedo a Paris, seduta dietro di me. “Regole.” Sussurra, non staccando gli occhi dal suo quaderno. Voltandomi, riprendo in mano la penna, iniziando a scrivere in maniera chiara, ogni concetto espresso dalla preside. In poco tempo, riempii due intere pagine del mio quaderno di regole e norme. Le stesse, non erano mai state infrante fino ad oggi, ma mentre rileggevo mentalmente quella lista, mi convinsi quasi automaticamente, che qualcosa presto o tardi sarebbe cambiato. Secondo una delle norme a cui avevo prestato attenzione, gli studenti che avessero in qualunque modo disobbedito, sarebbero stati severamente puniti. Leggere quella frase mi fece letteralmente accapponare la pelle, poiché ripensai alla punizione ricevuta tempo prima. Il solo pensiero mi provocò un dolore lancinante alla schiena, a causa del quale, finii per scivolare giù dalla sedia, non riuscendo più a rialzarmi. Subito dopo, per qualche strana ragione, chiusi gli occhi. Sapevo bene di non essere entrata in uno stato di incoscienza, ragion per cui, riuscivo ancora a sentire il battito del mio cuore, che si affievoliva sempre di più. Tentavo in tutti i modi di rimettermi in piedi, pur non riuscendoci. Ogni tentativo risultava vano, perciò mi arresi, limitandomi a rimanere sdraiata e immobile sul pavimento. Lentamente, persi i sensi. Rinvenni solo alcune ore dopo, rimanendo sorpresa da ciò che vidi al mio risveglio. La stanza nella quale mi trovavo non era la mia, e accanto a me, c’era Ethan. “Finalmente ce l’hai fatta.” Disse, abbozzando un lieve sorriso. “Dove sono?” chiesi, scoprendomi preda di un’incredibile confusione mentale. “Ti trovi nella mia stanza.” Rispose, facendo sparire ogni mia incertezza. Mettendomi quindi a sedere sul letto, lo guardai negli occhi. Lo svenimento mi aveva privato delle mie forze, così come aveva fatto con la mia perspicacia. “Ti ho vista svenire, così ho avvertito mia madre e ti ho portato qui.” Continuò, aggiungendo un importante dettaglio a quella spiegazione.” “Ti ringrazio.” Gli dissi, abbozzando un sorriso e tentando di rimettermi in piedi. La mia debolezza me lo impedisce, e a causa della stessa, rischio di cadere. Quasi ad aver previsto l’accaduto, Ethan mi si avvicinò, cingendomi un braccio intorno alle spalle. In quel preciso istante, i nostri passi si sincronizzarono, e assieme a lui, varcai la porta di quella stanza. Rimanendo in silenzio, lasciai che mi conducesse di nuovo nel mio dormitorio. Mentre camminavo, guardavo Ethan negli occhi. Si comportava in modo davvero strano. Era come se qualcosa lo spaventasse, ed io non riuscivo a capire di cosa potesse aver paura. Ogni suo passo appariva felpato, e il suo respiro mi giungeva irregolare. Le sue mani tremavano, e tale situazione, mi fece arrivare alla soluzione di questo complicato enigma. Ora come ora, potevo avere la certezza che lui non volesse farsi vedere con me. “Nessuno deve saperlo.” Sussurrò, quando finalmente arrivai davanti alla porta della mia stanza. Stranita, lo guardai, sperando che si spiegasse meglio, ma vidi quella speranza infrangersi come vetro davanti ai miei occhi. Mi limitai quindi ad annuire, bussando ed entrando lentamente nella mia camera. Subito dopo, nei pochi istanti che mi concessi per chiudere la porta, il mio sguardo incrociò nuovamente quello di Ethan, che sorrise debolmente. Alcuni preziosi secondi passarono, e allo scadere degli stessi, mi ritrovai al centro della stanza. Tentando quindi di nascondere la mia espressione evidentemente confusa, feci qualche passo in direzione del mio letto, finendo per sdraiarmici con estrema lentezza. Affondai quindi il viso nel cuscino, senza accorgermi che delle fredde lacrime lo stavano bagnando. L’unica a notarlo, è la mia amica Nicole. “Alzati.” Mi chiese. “Cosa ti è successo?” “Non lo so.” Risposi, con gli occhi ancora velati di lacrime. “Ti va di parlarne?” Proruppe Paris, con un tono che mostrava tutta la sua preoccupazione. Respirando profondamente, sciolsi il nodo che si era creato in fondo alla mia gola, e annuii. In quel momento, le mie amiche tacquero, aspettando che io riprendessi a parlare. “Si tratta di Ethan.” Esordii, ignorando lo scorrere di una lacrima sul mio viso. Subito dopo aver parlato, spostai il mio sguardo su Nicole, notando la sua espressione alquanto sorpresa. Non ebbi neanche il tempo di completare il mio discorso, poiché distratta da un’intrusione di Paris. “Quel ragazzo prova qualcosa per te.” Mi disse, in tono calmo ma serio. “Lo pensi davvero?” chiesi, quasi a volere una conferma riguardo a quelle parole. “Si, ho visto quanto ti vuole bene.” Rispose, sorridendo. “Non credo.” Dissi, scuotendo lievemente il capo. “Devi svegliarti, Esma. Non sarebbe arrivato a soccorrerti se non ti avesse amato.” Rispose Nicole, guardandomi con aria seria. In quel momento, colsi nel tono della sua voce, una sottile vena di rabbia. “Hai ragione.” Mi limitai a risponderle, andando quindi a sedermi alla scrivania per accendere il mio computer. Da alcuni giorni a questa parte, lo utilizzo solo per controllare la mia posta elettronica. Ho ormai smesso di aggiornare il mio blog, ben sapendo che quell’hacker di Alexa potrebbe tornare alla carica, e mettermi di nuovo nei guai. Posando gli occhi sullo schermo del mio portatile, mi accorsi di aver ricevuto una nuova e-mail, leggendo l’indirizzo del mittente, capii che era da parte di Ethan.“Mi dispiace per ieri, guarda nella tua stanza.” Questo il testo dell’e-mail che avevo ricevuto. La stessa, mi confuse, ragion per cui decisi di fare quanto richiesto. Controllai quindi ogni angolo della mia camera. Cercai freneticamente nei cassetti della scrivania, e perfino nell’armadio. Stavo per arrendermi e gettare la spugna, quando mi accorsi che restava solo un posto dove cercare, ovvero sotto il mio letto. Quasi istintivamente, mi inginocchiai, notando la presenza di una piccola scatola al di sotto dello stesso. La raccolsi lentamente da terra, e dopo averla poggiata sulla scrivania, decisi di aprirla. Con mia grande sorpresa, scoprii che conteneva una piccola ma capiente chiavetta USB. Spinta dalla curiosità, l’afferrai, procedendo ad inserirla nella porta apposita del mio computer. Semplicemente cliccando, aprii una cartella, così da visualizzare i file che conteneva, scoprendola completamente vuota. Stringendomi quindi nelle spalle, la estrassi dal mio computer, decidendo di rimetterla a posto. Dopo averlo fatto, mi lasciai cadere sul mio letto, e presi in mano il mio cellulare. Lo utilizzai per poco tempo, e poiché mi sentivo davvero stanca, decisi di sdraiarmi e tentare di dormire. Sapevo bene che un buon sonno ristoratore era quello che ci voleva per schiarirmi le idee. Da quando ho messo piede in questo campo estivo, tante cose nella mia vita sono cambiate, e la stessa non sarà mai più quella che era, poiché condizionata da una sfilza di regole ferree.

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5 thoughts on “Il mondo dei numeri – CAPITOLO V

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