Il mondo dei numeri – CAPITOLO II

Una nuova avventura

Una giornata completamente nuova sta per iniziare, incalzata dal sorgere del tiepido sole. Quello odierno, è il mio primo vero giorno qui al campo estivo, e oggi imparerò a conoscere e rispettare le regole stabilite dalla proprietaria, la signora Marianne Delacour. Per prima cosa, la stessa mi ha condotto nella mia stanza, che ho successivamente scoperto di dividere con altre due ragazze, Paris e Nicole. La prima è bionda, mentre l’altra ha i capelli di un magnifico nero corvino. Non appena mi hanno vista, hanno avuto cura di presentarsi, stringendomi la mano in segno di amicizia. Loro sono due campeggiatrici, signorina Davis. Spero vivamente che l’aiuteranno ad ambientarsi.” Disse la Delacour, in tono fermo e deciso, lasciando la stanza solo dopo aver completato il suo discorso. “Venga con me.” Aggiunse, poco prima di andarsene. Il suo tono di voce era riuscito ad incutere paura nell’animo delle mie due amiche, ed io riuscii letteralmente a percepirlo semplicemente guardandole negli occhi. Entrambe tremavano, e mi fecero segno di andare avanti. In quel preciso istante, sapevo di dover seguire la Delacour, così iniziai a camminare senza protesta alcuna. La stessa, mi condusse nel suo spazioso ma lugubre ufficio, aprendo un grande armadio di legno intarsiato che ai miei occhi appariva antico. Il cigolio delle ante mi arrecò un enorme fastidio alle orecchie, ma anche stavolta, decisi di ingoiare il rospo. Alcuni istanti dopo, la Delacour si girò verso di me, posando il suo gelido e glaciale sguardo sul mio viso ormai bianco come la neve. “Questa è la sua divisa.” Disse, mostrandomi una maglietta grigia e una gonna dello stesso colore. Guardando meglio, mi accorsi di un particolare, che mi strappò un sorriso. Sul maglione era stata messa una spilla, che stranamente portava il mio nome. “Ne abbia cura, e ricordi che le modifiche non sono ammesse.” Aggiunse la Delacour, con un tono che aveva assunto un’inaudita acidità.
“Torni nella sua stanza.” Concluse, facendomi tremare come una foglia per lo spavento. Annuii educatamente, e subito dopo mi voltai verso la porta del suo ufficio, varcandola lentamente. Nel corridoio che ora percorrevo, spirava un’aria davvero fredda, e ciò mi parve strano, poiché la stagione estiva era appena iniziata. Durante il mio cammino, incontrai Nicole, la quale, non tardò a salutarmi e accompagnarmi nella nostra stanza. Sorridendole, mi lasciai pazientemente guidare da lei, seguendola senza parlare. “Chiudi gli occhi.” Mi disse, non appena ci avvicinammo alla porta. Decisi di obbedire, lasciando che le mie palpebre si abbassassero lentamente. Intorno a me ora c’era il buio, e per continuare ad avanzare nella stanza, dovetti affidarmi alla voce di Nicole, che mi parlava in tono calmo e pacato. Riaprii gli occhi non appena Paris mi disse di farlo, rimanendo estasiata da ciò che vidi subito dopo. Le mie due amiche si erano date da fare perché mi sentissi a casa, e a tale scopo avevano disfatto le mie valigie. Con un ampio e luminoso sorriso stampato sul volto, mi guardai intorno, notando che il mio computer era stato poggiato su una scrivania, e che perfino i miei vestiti erano stati riposti nell’armadio in un ordine perfetto e quasi maniacale. Avvicinandomi a Nicole, decisi di ringraziarla abbracciandola, facendo la stessa cosa con Paris, che sembrò ben felice di vedermi sorridere. Non persi occasione di mostrar loro la mia felicità, mentre passavo il tempo a scrivere una nuova pagina del mio blog personale. Ero tranquillamente seduta alla scrivania, allietata dal silenzio che aleggiava nella stanza, e rallegrata dal modo in cui la giornata si stava evolvendo. “Cosa fai?” mi chiese Paris, avvicinandosi lentamente e distraendosi dalla lettura del libro che teneva in mano. “Niente.” Mentii, abbassando in fretta lo schermo del computer in modo che non riuscisse a vedere nulla. “Non direi.” Rispose Nicole, comodamente sdraiata sul suo letto. “Va bene, venite qui.” Dissi, sospirando e comprendendo di non poter dare torto alla mia amica. In quel momento, Paris e Nicole si avvicinarono, e iniziarono a guardarmi incuriosite, aspettando che riprendessi a parlare. “Questo è il mio blog.” Dissi, facendo in modo che spostassero la loro attenzione dal mio viso allo schermo del mio portatile color grigio argenteo. Cosa ci scrivi?” chiese Nicole, fissando la pagina web ancora vuota e bianca come il latte. “Praticamente tutto, dalle mie giornate ai miei pensieri.” Risposi, in completa sincerità. “Possiamo dare un’occhiata?” chiese Paris, facendo anche le veci dell’amica, curiosa almeno quanto lei. “Certo, ma acqua in bocca, d’accordo?” le ammonii, sperando che mi dessero retta. Entrambe annuirono, pur senza staccare lo sguardo dal computer. Nel mero e semplice tentativo di soddisfare la loro curiosità, decisi di mostrar loro uno dei miei vecchi post, nel quale avevo parlato del mio amore per la tecnologia e per le nuove ed entusiasmanti esperienze. Dopo aver finito di leggerlo, entrambe si congratularono con me per il mio impeccabile modo di scrivere, completamente privo di errori di sorta. Felice dei loro complimenti, le ringraziai, lasciando spontaneamente che le mie labbra si dischiudessero in un sorriso. Passai quindi il resto del pomeriggio a chiacchierare con loro, che sembravano essere molto attratte dalla mia loquacità e dal mio modo di parlare. Mi raccontarono ogni singola sfaccettatura della loro vita. Scoprii infatti, che Nicole era al campo da un anno per una propria scelta, concernente il suo desiderio di libertà da dei genitori decisamente troppo protettivi e soffocanti per uno spirito libero come lei, e che Paris era molto simile a me. Difatti, entrambe amiamo la tecnologia e l’aria aperta, ragion per cui, abbiamo deciso di visitare questo campo estivo. Parlare con loro, ha davvero alleggerito il mio animo, ma al calar della sera, capii che qualcosa in me non andava. Sentivo letteralmente la presenza di un enorme peso sul cuore, che non tardai a collegare alla presenza della Delacour al campo. Così, sdraiandomi sul mio letto e iniziando a riflettere, capii che c’era soltanto una cosa da fare. Affidarmi alla protezione e all’anonimato che il mio blog mi offriva. Accesi quindi il mio portatile, e dopo essermi velocemente collegata ad Internet, iniziai a scrivere un nuovo post, nel quale mi liberavo delle mie frustrazioni e della rabbia che provavo nei confronti della Delacour. Sin da quando l’ho conosciuta, quella donna mi ha sempre trasmesso una sensazione di mediocrità e falsa gentilezza, che utilizza al solo scopo di mascherare la sua innata crudeltà. Non scorderò mai il glaciale sguardo che mi rivolse quando mi chiese di entrare nel suo tetro ufficio. Ad ogni modo, so bene che la mia permanenza qui al campo si protrarrà fino alla fine dell’estate, perciò, ora come ora, chiudere gli occhi e abbandonarmi ad un sonno profondo, nella speranza di dimenticare, è l’unica delle mie possibilità.

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