Il segreto della musica – CAPITOLO XXI

Peggio del previsto

Un altro anno è passato, e molte cose nella vita mia e di Julius sono fortunatamente cambiate in meglio. Difatti, nostra figlia Destiny è finalmente riuscire a guarire dalla sua grave malattia cardiaca. Ora come ora, sono tranquillamente seduta nel salotto di casa, e tengo Destiny in braccio mentre discorro animatamente con mia madre. La stessa, condivide appieno le mie idee, secondo le quali, qualcosa di davvero orribile stia per accadere. Inoltre, sempre secondo il pensiero di mia madre, uno spiacevole imprevisto coinvolgerà anche mia figlia Destiny. Personalmente, mi rifiuto di crederle. Lei stessa sa bene di essere una Figlia della Musica come me e Julius, ma non sa assolutamente niente dei miei trascorsi. Non conosce affatto Camille, e non è al corrente di tutte le angherie che ho subito a causa sua. Ad ogni modo, non riesco a smettere di pensare alle parole di mia madre, né tantomeno a stare tranquilla. Una parte di me vorrebbe disperatamente evitare tale pensiero, ma un’altra non riesce a farlo. Se avesse ragione, la mia vita cambierebbe radicalmente. “Sta calma.” Mi ripete Julius, con un filo di preoccupazione nella voce. “Non posso.” Gli rispondo ogni volta, finendo per iniziare a versare amare e scarlatte lacrime. “Ti fidi di me?” mi chiese, in tono calmo ma serio. “Si.” Risposi, con gli occhi ancora colmi di lacrime, che intanto sgorgano e macchiano un mio bianco e candido fazzoletto. “Che succede?” mi chiese Destiny, con voce angelica e sguardo innocente. Spostai quindi il mio sguardo su di lei, tentando di ricacciare indietro le lacrime e abbozzando un debole sorriso. “Niente.” Le risposi infine, stringendola in un delicato abbraccio. Subito dopo, la presi in braccio, per poi portarla a letto. Vegliai su di lei fino a quando non sì addormentò, e dopodichè lasciai la stanza, chiudendo lentamente la porta alle mie spalle. Successivamente, raggiunsi Julius nella nostra camera, e mi infilai subito sotto le coperte. Quella sera, passai una notte insolitamente insonne. Riuscii a dormire soltanto per poche ore, dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto. Ad ogni modo, non appena riuscii ad addormentarmi, venni svegliata da un rumore sospetto, che decisi di ignorare. Avrei voluto controllarne la fonte, ma ero decisamente troppo stanca per farlo. Cambiando quindi idea, diedi le spalle alla porta della stanza, lasciando che le mie morbide e calde coperte mi avvolgessero. Procedetti quindi a riaddormentarmi. La luce dell’alba illuminò la mia stanza dopo alcune ore, ed io decisi di alzarmi dal letto, seppur con grande riluttanza. Dopo essermi vestita, decisi di uscire subito di casa. Dati gli oscuri sentimenti che avevano turbato il mio animo, pensai che un’uscita, o una rilassante e salutare passeggiata, potessero aiutare a calmarmi. Per qualche strana ragione, non riuscivo in alcun modo a rilassarmi. Ogni passo che muovevo nel verde e lussureggiante parco cittadino, sembra perdersi nel vuoto dello stesso. È primavera, eppure quest’oggi il vento soffia impetuoso, facendo sì che anche i rami degli alberi a me vicini si muovano minacciosamente. Facendo appello alla mia razionalità, tento di tornare ad essere me stessa, tentando quindi in ogni modo di calmarmi. Ad un tratto, vengo distratta da una leggera ombra proiettata sul terreno. Quasi istintivamente, sposto il mio sguardo sull’ombra stessa, tranquillizzandomi quando scopro che appartiene ad uno dei vecchi e attempati gatti della zona. L’animale sembrò quindi notare la mia presenza, ma decise di ignorarmi, continuando a camminare per la sua strada, forse alla ricerca di qualche insetto o uccello da inseguire. Arrestando il mio cammino, decisi di iniziare a procedere a ritroso, così da raggiungere la mia auto e tornare subito a casa. Non appena accesi il motore, venni pervasa da un profondo senso di sicurezza. Ora come ora, non mi restava altro da fare che iniziare a guidare e raggiungere la mia casa, ovvero la mia unica destinazione. Per tutta la durata del viaggio, tenni gli occhi fissi sulla strada, non permettendo a niente e nessuno di distrarmi. Guidavo ormai da lungo tempo, e venni colta di sorpresa da un passante. Era un uomo abbastanza alto, e portava una giacca nera. Cercai di non dar peso alla sua vista, venendo però attirata da un singolo e minuscolo particolare. Gli occhi color nocciola di quell’uomo, unito allo sguardo carico d’odio che mi rivolse. Stranita, riportai la mia attenzione sulla strada che percorrevo, evitando con tutte le mie forze di pensare a quanto era appena accaduto. Raggiunsi la mia destinazione dopo un tempo che mi parve infinita, e decisi di entrare subito in casa. Non appena lo feci, mi diressi verso la mia stanza. Entrandovi, vidi Julius seduto sul letto. Aveva uno sguardo preoccupato, ma al contempo pensieroso. Interrogandolo con un gioco di sguardi, gli chiesi cosa gli fosse successo, e per tutta risposta, lui mi mostrò il suo cellulare. Guardandone attentamente lo schermo, notai che aveva appena ricevuto un messaggio. Gli chiesi quindi di visualizzarlo, venendo scossa da un tremito. “La vostra vita è da ora un inferno.” Queste le parole che componevano il messaggio ricevuto da Julius. Subito dopo averlo letto, decisi di sedermi accanto a lui. In quel preciso istante, iniziai inconsapevolmente a tremare. Cercai quindi di afferrare la mano di Julius, alla disperata ricerca di conforto.  “È finita.” Dissi. Abbassando lo sguardo, e apparendo quindi visibilmente sconsolata. “Non è vero.” Rispose Julius, nel tentativo di infondermi coraggio. “Ne usciremo insieme.” Promise, guardandomi negli occhi. Dopo aver ascoltato le sue parole, lo strinsi in un abbraccio, e chiusi gli occhi. Speravo, con tale comportamento, di cancellare il nostro presente, così da poterlo riscrivere, proprio come si fa con le pagine di un libro. Subito dopo, lasciai la stanza, scegliendo di abbandonarmi nella sontuosa poltrona del salotto. Mi sedetti senza proferire parola, rimanendo in quella posizione per un’ora intera. L’immobilità che mantenni per tutto quel tempo, mi diede modo di pensare, e riportò alla mia mente un ricordo. Difatti, in quel preciso istante, ogni cosa sembrò diventare più chiara. Finalmente, l’uomo che aveva incrociato il mio sguardo aveva acquisito un’identità. Quell’uomo, non poteva che essere Dustin. Un breve ma arguto ragionamento, mi permise poi di giungere ad una ponderata e logica conclusione. Il mittente del messaggio ricevuto da Julius era inequivocabilmente Camille. Conoscevo quella perfida ragazza come il palmo della mia mano, e sapevo che il suo agire circospetto non era altro che uno dei suoi infiniti modi di manifestare la sua cattiveria e infliggermi le sue angherie. Con un velo di paura nel cuore, Julius ed io andammo a letto. Eravamo entrambi sfiniti, e finimmo per addormentarci quasi subito. Ad ogni modo, ci svegliammo alle prime luci dell’alba. Era una calda mattina feriale, e ciò significava che Julius doveva andare al lavoro. Poco prima della nascita di nostra figlia Destiny, era infatti riuscito a trovare un impiego come insegnante di matematica nel nostro vecchio liceo. Visti i nostri trascorsi, e considerati i tempi che correvano, temevo per la sua incolumità, e per tale motivo, lo pregai di non uscire di casa almeno per un giorno. Lui stesso, tuttavia, si trovò costretto a rifiutare e a ignorare le mie richieste. Fra noi due era l’unico a lavorare, e sapeva che se non l’avesse fatto, non avremmo potuto continuare a permetterci il nostro stile di vita. Notando di non poter riuscire a convincerlo ad ascoltarmi, lo lasciai andare, seppur a malincuore. Rimasi quindi perfettamente immobile sull’uscio di casa, a guardarlo allontanarsi verso la sua destinazione. Passai il resto della giornata a preoccuparmi, tentando allo stesso tempo, di uscire dal guscio in cui avevo finito per rintanarmi. L’orologio del mio cellulare segnava appena le nove del mattino, e proprio in quel momento, ricevetti una telefonata. Grazie alla stessa, avevo finalmente avuto modo di parlare con la mia vecchia amica Sophia. Abbiamo entrambe finito la scuola da poco, ed io non ricevevo sue notizie dal giorno della nascita di Destiny. La nostra chiacchierata non durò molto, e al termine della stessa, pronunciò una frase che mi fece trasalire. Mi chiese infatti, di accendere la televisione. Senza protesta alcuna, feci ciò che mi era stato chiesto, raggiungendo quindi lentamente il salotto. Non appena accesi il televisore, raggelai e mi sentii mancare. Difatti, una notizia del telegiornale affermava che un uomo era stato appena investito da un pirata della strada. Sconvolta, continuavo a guardare imperterrita lo schermo, non riuscendo a nascondere il mio terrore. Dopo alcuni secondi, ascoltai una breve descrizione di quel pover’uomo. Iniziai letteralmente a tremare, accorgendomi che la stessa corrispondeva in tutto e per tutto a quella di Julius. Non riuscivo a crederci. Quella odierna sembrava essere una giornata tranquilla, e lui era semplicemente uscito per andare al lavoro, e ora mi rendevo conto che mio marito, l’uomo che amavo con tutta me stessa, era appena stato investito. Senza neanche aver modo di accorgermene, iniziai a versare amare lacrime. Con il cuore gonfio di tristezza, continuavo a prestare attenzione alle immagini riguardanti l’incidente, facendo quindi inconsapevolmente aumentare il mio senso di malessere. Decisi di spegnere subito il televisore, sperando che tale azione cancellasse anche quelle orribili immagini, ora impresse nella mia mente. Non riuscivo a vedere nient’altro che mio marito esanime in terra, giacere al suolo in attesa di aiuto. Non potendo credere a ciò che avevo appena avuto la sfortuna di vedere, mi ritirai nella mia stanza, scegliendo di abbandonarmi sul letto nella vana speranza di dormire. I minuti passavano, ed io ero sul punto di scivolare in un sonno profondo, quando improvvisamente venni sorpresa dalla vibrazione del mio cellulare. Il display dello stesso era illuminato, e segnalava l’arrivo di un messaggio di Sophia. Prendendolo lentamente in mano, lo visualizzai. Lo stesso consisteva in una singola frase, che tuttavia bastò a risollevarmi il morale. “Per fortuna sta bene.” Subito dopo, sentendo rinascere in me una nuova speranza, decisi di uscire di casa e raggiungere l’ospedale. In fondo, sapevo che dopo quanto era successo, quello era l’unico posto in cui avrei potuto trovare Julius. Raggiunsi la mia destinazione in pochi minuti, e procedetti a comunicare il mio cognome e il motivo della mia visita ad un’infermiera, che mi guidò fino alla stanza che i medici gli avevano assegnato. Quando vi entrai, non potei evitare di nascondere con le mani il mio viso colmo di lacrime. Julius era sdraiato in un arido letto d’ospedale, e teneva gli occhi chiusi. Avvicinandomi, mi rincuorai vedendo che respirava, seppur debolmente. Per due intere ore, rimasi seduta accanto a lui, tenendogli la mano. I medici mi dissero che era entrato in coma subito dopo l’incidente, e che per lui c’erano ormai poche possibilità di salvezza. Chiusi quindi gli occhi a mia volta, e senza proferire parola, scivolai nel mutismo più completo. Dopo alcuni minuti, avvertii un leggero e impercettibile cambiamento. Il respiro di Julius, dopo ore di attesa, si era finalmente regolarizzato. Spostai quindi il mio speranzoso sguardo su di lui, continuando a stringergli la mano. Pochi secondi dopo, lo vidi tentare di aprire gli occhi. Ci riuscì dopo alcuni vani tentativi, e iniziò a biascicare qualche parola, fra cui il mio nome. In quel preciso istante, non riuscivo a contenere la mia felicità, e lasciai inconsciamente che le mie labbra si dischiudessero in un luminoso sorriso. Non riuscivo davvero a crederci. Ero così felice da non distinguere il sogno dalla realtà. Ad ogni modo, in quel momento era sicura di una cosa. Non stavo sognando, e mio marito aveva fatto appello a tutte le sue forze per tornare sé stesso e restarmi accanto. Julius aveva gli occhi aperti, e mi parlava con voce flebile. Con un filo di voce, mi chiese di nostra figlia Destiny, e lo rassicurai dicendogli che stava bene, e che era il ritratto della salute. Dopo aver ascoltato le mie parole, Julius sorrise. Dopo alcuni secondi di silenzio, pronunciò una frase alla quale faticai a credere. “È colpa di Camille.” Quelle cinque parole mi colpirono, suscitando la mia incredulità. Guardai quindi Julius negli occhi, aspettando che riprendesse a parlare. Lo conoscevo da anni, e non aveva mai osato mentirmi in nessuna occasione, ragion per cui, compresi di dovergli forzatamente credere. Ad ogni modo, anche fidandomi ciecamente di lui, non riuscivo minimamente ad accettare la realtà che stavo vivendo. In quel preciso istante, il messaggio di quella serpe bruna mi ritornò in mente. Lo stesso, sosteneva a chiare lettere che la nostra vita sarebbe lentamente divenuta un inferno. Dopo un veloce ragionamento, scoprii la verità che continuavo a negare a me stessa. Difatti, tutte le nostre disgrazie sembravano portare la sua firma. La situazione in cui Julius ed io ci trovavamo non era certo delle migliori, ma entrambi decidemmo di conservare la speranza. Per mia fortuna, Julius venne dimesso dall’ospedale quello stesso giorno, ragion per cui, scegliemmo di tornare subito a casa, nostro confortevole nido, sede del nostro nucleo familiare. In breve, calò la sera, ed entrambi decidemmo di andare a letto. La sfortunata e tragica serie di eventi che avevamo vissuto in quei tre giorni, ci avevano letteralmente spossato. Ci addormentammo l’uno accanto all’altra nel nostro letto, scivolando in un profondo sonno e venendo cullati dal ritmico battito dei nostri cuori. Ci svegliammo entrambi la mattina dopo, consapevoli di aver stilato una lunga lista di cose da fare. Ognuno di noi aveva i propri piani, che andavano ovviamente portati a termine. Poco prima di addormentarsi, Julius aveva avuto cura di dirmi che aveva una sorpresa per me. Sorridendo, decisi di non proferire parola, limitandomi ad aspettare l’inizio di un nuovo giorno per scoprirla. Ci svegliammo entrambi la mattina dopo, guardandoci entrambi negli occhi. Liberando una mano dalla morsa delle coperte, Julius mi accarezzò dolcemente la guancia. Chiusi gli occhi per alcuni secondi, così da potermi godere quel momento, scegliendo di alzarmi dal letto subito dopo. Ad ogni modo, notai che Julius si comportava in maniera piuttosto inconsueta. Appariva spesso distratto, e sembrava quasi ignorarmi. Conoscendo mio marito come il palmo della mia mano, sapevo che i suoi comportamenti non erano altro che chiari segnali delle sue intenzioni. Stava sicuramente architettando qualcosa, e ora ne avevo la certezza. Dopo aver fatto la doccia, raggiunsi la mia camera per vestirmi. Tale azione, non mi portò via molto tempo, ma guardandomi allo specchio, notai che mancava qualcosa. Nella fretta, avevo erroneamente dimenticato di mettere al collo il mio amato ciondolo. Così, decisi di aprire il cassetto in cui lo conservavo, in modo da rimediare alla mia dimenticanza. Proprio mentre ero nell’atto di farlo, notai la presenza di uno strano biglietto accanto allo specchio. Incuriosita, iniziai a leggerlo. Lo stesso, riportava due singole e semplici parole. “Aspetta stasera.” Dopo aver letto quell’insolito biglietto, che presentava l’inequivocabile calligrafia di Julius, corsi subito in cucina, dove fortunatamente lo trovai. Gli corsi quindi incontro, abbracciandolo. Lo ringraziai quindi del biglietto, asserendo che lo stesso mi aveva reso felice, ma al contempo ansiosa e impaziente. “Non vedo l’ora che arrivi stasera.” Dissi, in preda ad un incontrollabile stato di euforia. “Lo credo bene.” Rispose, sorridendomi. Passai quindi il resto della giornata a leggere, potendo solo immaginare le sue intenzioni. Finalmente, dopo una lunga attesa, la sera calò sulla nostra amata città. Stavo per mettermi ai fornelli come di consueto, ma Julius mi fermò, annunciando che saremo usciti insieme. Ero davvero felice, ma allo stesso tempo preoccupata. Sapevo, infatti, che se fossimo usciti di casa nostra figlia Destiny sarebbe rimasta completamente sola. Decisi quindi di esporre il problema a Julius, il quale, mi rassicurò affermando di aver già pensato a tutto. Difatti, a mia completa insaputa, aveva affidato Destiny alle cure della nonna. Ora come ora, ogni singolo particolare nel quadro dei miei sentimenti sembra aver trovato il suo posto. Sono davvero felice e rilassata, e sembra che nulla possa rovinare il nostro momento insieme. Quella sera, Julius decise di portarmi fuori a cena. Ero ovviamente entusiasta all’idea, ragion per cui, decisi di non proferire parola a riguardo, limitandomi quindi a sedermi in auto. Il viaggio verso la nostra destinazione durò circa mezz’ora, ma decisi almeno per quella sera, di non badare allo scorrere del tempo. Quando finalmente raggiungemmo il ristorante, espressi la mia felicità a Julius. Continuavo a ripetergli che ero felicissima, e che quello era il più bel giorno della mia vita. Consumammo quindi la nostra cena senza proferire parola. Il nostro gioco di sguardi era abbastanza eloquente. Conoscendoci da anni, le parole erano ormai divenute superflue. Non appena finii di cenare, vidi Julius muoversi lentamente verso di me. Rimanendo perfettamente immobile, gli sorrisi, guardandolo negli occhi. Inconsapevolmente, lasciai che un secondo sorriso mi illuminasse il volto, venendo pervasa da una sensazione di calma e felicità. Chiusi quindi gli occhi, sorridendo al suo tocco. “Non aprire gli occhi.” Mi chiese, rimanendo calmo. Annuendo, decisi di obbedire. Riaprii gli occhi dopo alcuni secondi, per trovarmi davanti una sorpresa mozzafiato. Non riuscivo davvero a credere ai miei occhi. Proprio davanti a me c’era una bellissima torta al cioccolato. Sorrisi e lo ringraziai, abbracciando Julius e tenendolo stretto a me. Come ogni anno, si era ricordato del mio compleanno. Sin da quando eravamo bambini, Julius non si è mai dimenticato di tale ricorrenza, facendomi sempre i regali migliori. Con grande gioia, scoprii che le sorprese non erano finite. Difatti, notai Julius frugarsi nella tasca della giacca, per poi estrarne un biglietto, che mi chiese di leggere. Lo stesso, scritto proprio dal mio amato Julius, testimoniava il suo amore per me. Anche io lo amavo, e non avevo mai perso occasione per farglielo notare. Dopo aver finito di mangiare, tornammo subito a casa. Durante il viaggio di ritorno, ebbi l’occasione di sentirmi davvero rilassata e calma. Visti i miei trascorsi, il mio animo era quasi costantemente pervaso da sentimenti quali il dolore, la paura e l’indecisione, che finalmente erano stati soppiantati dalla gioia. In breve tempo calò la sera, ed entrambi andammo a letto. Ebbi quindi cura di ringraziare Julius per la splendida serata, addormentandomi fra le sue braccia dopo qualche minuto. Per qualche strana e a me ignota ragione, un oscuro pensiero si insinua nella mia mente. Non riesco davvero a capire cosa sta accadendo, ma sembra che nonostante la splendida giornata appena trascorsa, tutto finirà per rivelarsi peggio del previsto.

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