Il segreto della musica – CAPITOLO XVII

Dolore e pentimento

Sono ancora perfettamente immobile e seduta nel mio banco di scuola. Accanto a me è tornata a sedersi Sophia, poiché ora Julius occupa un banco in fondo all’aula. Mi lascio andare a dei sospiri di noia e dolore, limitandomi a seguire le indicazioni degli insegnanti. Mantenere viva la mia attenzione in un momento del genere, è davvero dura, e perfino Sophia sembra essersene accorta. Ora come ora, inganno il tempo facendo scivolare la mia matita sul mio blocco da disegno. I risultati che ottengo, sono purtroppo scarsi e ormai privi di valore. Improvvisamente, è come se il mio animo fosse stato svuotato del suo contenuto. Il mio dolore è davvero indescrivibile, e sembra che anche il mio talento stia iniziando a risentirne. Con fare sconsolato, lascio quindi andare la mia matita, rimettendola lentamente al suo posto. Fisso il mio sguardo sulla lavagna per alcuni secondi, per poi voltarmi verso Jamie, seduta nel banco dietro al mio. Distrattamente, lascio cadere il mio sguardo su Julius, il quale, a sua volta guarda Camille. Noto quindi che sfuggiva dai miei veritieri sguardi, che tuttavia non potevano inseguirlo. Guardando poi negli occhi quella serpe bruna, mi accorgo di un ragazzo seduto accanto a lei. Dal modo in cui la guarda, tenendole dolcemente la mano, riconosco che quello è il suo fidanzato Dustin. Non sapevo molto di lui, essendo soltanto al corrente della sua breve storia con Camille, alla quale lui stesso aveva deciso di porre fine, ma che ora sembrava essere ricominciata. Entrambi hanno un carattere simile, e l’odio che provo per entrambi mi spinge a distogliere lo sguardo da loro. Dopo il suono dell’ultima campanella scolastica, non riesco ad evitare di sbuffare per la noia. Ben sapendo che nei miei lamenti non c’è nulla di concreto, procedo a riporre i miei libri nel mio zaino, per poi iniziare a camminare alla volta dell’uscita scolastica. Sulla strada di casa, incontro Julius. “Aspetta!” mi prega, afferrandomi per un braccio. “Cosa vuoi?” rispondo, in tono alquanto seccato. “Voglio solo parlarti.” Risponde, guardandomi negli occhi. “Non abbiamo nulla da dirci!” finii per urlare, liberandomi dalla sua presa e continuando a camminare allontanandomi da lui. Accelerando il passo, raggiungo finalmente la porta di casa mia, ma prima che riesca ad aprirla, vengo fermata di nuovo da Julius. Ha il fiato corto, poiché ha dovuto correre per seguirmi. Io lo guardai negli occhi, e lui mi prese per mano. “Ho commesso un errore, Crystal.” Disse, con un tono che mostrava la sua inaudita sincerità. “Non voglio lasciarti da sola. Voglio esserci, per te e per il nostro bambino.” Aggiunse, abbracciandomi. In quel momento, sapevo di non avere la minima intenzione di perdonarlo, eppure, sentii che una voce dentro di me mi suggeriva di fidarmi. In fin dei conti, Julius era appena tornato da me, e sembrava davvero essersi pentito di ciò che aveva fatto. Scelsi quindi di perdonarlo, stringendolo in un romantico abbraccio carico di sentimenti. Lasciando che mi prendesse per mano, raggiunsi casa mia al suo fianco. Una volta arrivata davanti alla porta, fui costretta a separarmi da lui, anche se in realtà, e specialmente in un momento del genere, non avrei mai voluto farlo. Aprii quindi con riluttanza la porta, salutandolo con un gesto della mano. Subito dopo essere entrata in casa, mi diressi subito verso la mia stanza, e quando vi arrivai, mi lasciai cadere sul letto, respirando il buon profumo emanato dalle mie lenzuola. Mentre sono tranquillamente sdraiata, il mio cellulare squilla, e prendendolo in mano, rispondo alla chiamata che scopro di aver ricevuto. Ad aver telefonato, è Julius. Mi chiede come sto, se ho da fare, e soprattutto, se sono da sola. Procedo quindi a rassicurarlo, rispondendo di sì, e rimango sorpresa quando lo sento porre fine alla telefonata subito dopo aver sentito la mia risposta. Il silenzio regna nella mia stanza per i successivi dieci minuti, allo scadere dei quali, vengo disturbata da un rumore. Uscendo dalla mia camera, capisco che qualcuno sta bussando alla porta. Decido quindi di andare ad aprire, restando letteralmente allibita da ciò che vedo. Perfettamente immobile sull’uscio di casa mia, c’era Julius, che non appena mi vide, non mi lasciò neppure il tempo di salutarlo. Difatti, mi si avvicinò, togliendomi letteralmente il respiro con un abbraccio a cui seguì un fantastico e indimenticabile bacio. Non mi opposi allo stesso, godendomelo fino alla fine. Dopo alcuni secondi, infatti, Julius lasciò che io mi sciogliessi dal suo abbraccio, permettendomi quindi di respirare. “Avevo davvero voglia di vederti.” Mi disse, sorridendomi e baciandomi una seconda volta. “Anch’io.” Risposi, sorridendo a mia volta. Dopo aver passato insieme quel momento così romantico, ci incamminammo verso la mia stanza. Una volta entrati, ci sdraiammo sul mio letto, e spostando il suo sguardo su di me, Julius iniziò ad accarezzarmi dolcemente la pancia. Lasciando che un pensiero felice mi attraversasse la mente, sorrisi a quel tocco. In quel preciso momento, mi concentrai unicamente sul rapporto che mi legava a Julius. Avevo ormai diciannove anni, ero fidanzata con un ragazzo a dir poco meraviglioso, e portavo in grembo il nostro bambino. Eravamo l’uno al fianco dell’altra, e sembrava che nulla potesse rovinare quel momento. Mantenendo un religioso silenzio, Julius mi prese la mano, e improvvisamente tutto tacque. Il rumore causato dai miei pensieri cessò di colpo, ed io non sentii altro che pace.

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