Il segreto della musica – CAPITOLO XV

Il coraggio di rischiare

Il cielo stasera è limpido, e la luna brilla, dando mostra della sua magnificenza. Per qualche strana ragione, non riesco a dormire. Ogni volta che chiudo gli occhi, non vedo nient’altro che il volto di quell’arpia. Per tale motivo, il mio sonno è disturbato, e sono quindi costretta a rimanere sveglia. Il mio respiro è ora la mia unica compagnia, poiché taccio nella mia veglia. Dopo alcuni minuti, un inaspettato rumore mi scuote, ma mi rinfranco sapendo che è semplicemente provocato da Bubbles, ora sveglio anche lui. Guardandolo, noto che cammina nervosamente nella sua gabbia, in un confuso e al contempo inspiegabile andirivieni. Mi alzo quindi dal letto, liberandomi dalla stretta delle coperte. Raggiungo la sua gabbia e la apro, dandogli modo di uscire. Proprio in quell’istante, il mio cellulare vibra. Faccio qualche passo verso il comodino, afferrandolo quasi in risposta al suono che ho appena sentito. Ho appena il tempo di compiere tale azione, che lo stesso vibra di nuovo, facendomi tremare la mano. Sposto il mio sguardo sullo schermo del cellulare, notando di aver ricevuto un messaggio da Julius. Sa bene cosa sto passando per mano di Camille in questo momento, e per tale ragione, starmi vicino e scrivermi messaggi, è il suo modo di confortarmi. Pigiando un tasto con una leggera pressione, visualizzo l’ultimo che ho ricevuto. “Ti aiuterò io.” Diceva. Non appena lo lessi, mi lasciai sfuggire un sorriso. Vista la forza dei miei sentimenti per lui, voglio credergli, e sperare quindi che mi aiuterà ad eliminare la minaccia costituita da Camille. Ad ogni modo, spegnendo il cellulare, mi infilo di nuovo sotto le coperte, scivolando in un lungo e profondo sonno.
Mi sveglio dopo qualche ora, grazie alla luce del sole che penetra nella mia stanza, illuminandola a giorno. Levandomi per una seconda volta le coperte di dosso, mi alzo dal letto, dirigendomi in cucina per la colazione. Dopo aver mangiato, faccio una veloce doccia, rilassandomi e lasciando che l’acqua calda mi scivoli sulla pelle. Subito dopo, procedo a vestirmi, uscendo quindi di casa per andare a scuola. I miei biondi capelli cadono morbidi sulle mie spalle, e ondeggiano lentamente per via del vento primaverile. Durante il mio cammino verso la mia destinazione, incontro le mie amiche Jamie e Sophia, che sorridendomi, si uniscono a me. Fra un passo e l’altro, scambiamo quattro chiacchiere, fino a quando non arriviamo a scuola. Varcandone l’entrata, iniziamo a camminare lungo i corridoi, fino a raggiungere la nostra aula. Una volta arrivata davanti alla porta della stessa, la apro senza esitare, entrandovi e venendo seguita dalle mie amiche. Sfortunatamente, siamo in leggero ritardo, del quale provvediamo a scusarci con la signorina Silver. La stessa, sembra non badare a noi, che siamo ormai entrate in aula occupando i nostri posti. Come al solito, siedo accanto a Julius, il quale, oggi non sembra particolarmente allegro. “Qualcosa non va?” gli chiedo, spostando il mio benevolo sguardo su di lui. Julius non risponde, limitandosi a indicare Camille con un cenno del capo. Quasi istintivamente, lo prendo per mano. Improvvisamente, è come se il pensiero degli altri non avesse più alcuna importanza per me. In risposta al mio gesto, Julius sorride. “Ti aiuterò io.” Mi dice, lasciando nuovamente che un sorriso gli illumini il volto. Io mi limito ad annuire, stringendo la sua mano ancora più forte. Due ore di lezione passano in fretta, ed io passo l’intervallo a disegnare. Il mio blocco da disegno è poggiato sul banco, e con l’aiuto di una matita, e della mia smisurata creatività, sto producendo un altro dei miei capolavori. Prendendo spunto dal panorama che osservo appena fuori dalla finestra dell’aula, imprimo sul foglio un disegno raffigurante il meraviglioso prato fiorito dove Julius ed io solevamo passare il tempo l’uno accanto all’altra.
Ad ogni modo, terminato il mio disegno, lascio andare la mia matita, rimettendola al suo posto. Subito dopo, mi alzo in piedi, decidendo di uscire dall’aula per rinfrescarmi le idee. Mi assento per pochi minuti, rimanendo scioccata da ciò che vedo al mio ritorno. Avvicinandomi al mio banco, noto che uno dei fogli del mio blocco da disegno è stato strappato e accartocciato. Allibita, mi chiedo chi possa aver fatto una cosa del genere, chiedendo spiegazioni anche a Jamie e Sophia, le quali, erano rimaste in classe per tutto il tempo. “Ne sapete qualcosa?” chiesi, smarrita. “È stata Camille.” Risposero, quasi all’unisono. “Perché non l’avete fermata?” continuai, con una vena di rabbia nella voce. “Avevamo paura che ci facesse del male.” Rispose Sophia, impaurita. A quelle parole, mi voltai, dirigendomi verso la porta dell’aula. Ad ogni modo venni fermata da Julius, il quale, non potè fare a meno di notare il mio stato d’animo. “Rilassati. Non c’era molto che potessero fare.” Disse, tentando di calmarmi. Ascoltando le sue parole, riuscii a tornare ad essere me stessa, sedendo al mio posto e iniziando a piangere versando amare lacrime. “Che cos’hai?” mi chiese Julius, sedendosi accanto a me. “Ha rovinato il lavoro di una giornata.” Risposi, singhiozzando. “Non ha idea di quanto tempo ci abbia messo. A lei non importa nulla di nessuno.” Aggiunsi, asciugando le mie scarlatte lacrime con un fazzoletto.“Adesso calmati.” Mi chiese Julius, appoggiandomi una mano sulla spalla. Sorridendo e accettando il suo leggero tocco, annuii guardandolo negli occhi. “Mi occuperò io di lei.” Promise, sorridendomi. Annuii una seconda volta, tenendo basso lo sguardo. Subito dopo aver finito di parlare, lasciò subito l’aula, sparendo dalla mia vista. Rimanendo completamente da sola, decisi di andare alla ricerca di un modo per ingannare il tempo, finendo quindi per iniziare a sfogliare il mio libro di letteratura. Ho sempre amato la lettura, che è lentamente divenuto uno dei miei passatempi preferiti. Speravo quindi che scorrere con gli occhi lunghe righe di caratteri neri, mi facesse dimenticare Camille, così come tutto il male che mi aveva causato.  Fortunatamente, quell’attività sortì l’effetto sperato. Pochi istanti dopo, smisi di leggere, voltandomi verso la porta dell’aula. La stessa, era appena stata varcata da Julius, il quale, mi si avvicinò appena mi vide. Aveva un’espressione di felicità dipinta sul volto, alla quale però non riuscivo a dare una spiegazione. “È tutto finito. Camille è sistemata.” Disse, con un sorriso che gli illuminava il volto. “Come hai fatto?” gli chiesi, dubbiosa. “ È bastato che le dicessi la verità.” Rispose, guardandomi negli occhi. Rimasi in silenzio, e senza proferire parola, lo abbracciai, mostrandogli quindi quanto ero felice. L’intervallo era ormai finito, e con esso se n’era andata anche la quarta ora di lezione. Rimaneva quindi solo l’ultima, che passò letteralmente in un soffio. Dopo il suono dell’ultima campanella  scolastica, ebbi cura di riporre ognuno dei miei libri nel mio zaino, per poi uscire da scuola assieme a Julius. Lo stesso, mi accompagnò a casa sua, e passai con lui l’intero pomeriggio. Sfortuna volle, che poco tempo dopo essere entrata in casa, il mio bruciore di stomaco rovinasse tutto, e che fossi quindi costretta a correre in bagno e rimettere anche l’anima. Dopo tale incidente, non gli fornii alcuna spiegazione, limitandomi a scusarmi e tornare subito a casa mia. Ero così imbarazzata che non volevo mi vedesse. Una volta arrivata a casa, salutai mia madre, per poi dirigermi nella mia stanza, dove aprii subito la gabbia di Bubbles. Lui era il mio famiglio, e in questo preciso momento, poteva essere il mio unico confidente. Gli parlai quindi della mia giornata, avendo cura di non trascurare i dettagli, e menzionando quindi anche la figuraccia che avevo fatto davanti a Julius. Ad ogni modo, Bubbles aspettò pazientemente che finissi il mio discorso, per poi iniziarne subito uno a sua volta. “C’è qualcosa di importante che ho da dirti.” Esordì, in tono fiero e solenne. “Ti ascolto.” Risposi, invitandolo a continuare. “Come tu ben sai, tuo padre non è morto per cause naturali. È infatti scomparso dopo aver bevuto il succo delle More Venefiche, frutto nocivo per voi Figli della Musica.” Aggiunse, studiando il mio volto. “Com’è successo?” chiesi, stranita dal suo racconto. “Fra la tua famiglia e quella di Camille, è sempre esistita una faida che non ha creato altro che dissapori. I suoi genitori odiavano i tuoi, e miravano alla loro distruzione, così hanno convinto tuo padre a bere il succo di quelle more.” Il mio sguardo stupito portò Bubbles al mutismo, che spezzò alcuni secondi dopo, riprendendo il suo discorso. “Il veleno presente nelle stesse è a lenta diffusione, e questo spiegherebbe la cagionevole salute di tuo padre prima della sua scomparsa.” Disse, tenendo basso lo sguardo, quasi a voler tentare di nascondere la sua tristezza. “L’unico consiglio che posso darti è di starle lontano.” Concluse, ritirandosi spontaneamente nella sua gabbia, dove decise di rimanere per il resto della giornata.” Dopo aver ascoltato il suo consiglio, mi limitai ad annuire, e vidi, guardando fuori dalla finestra, che era ormai calata la sera. Per tale motivo, decisi di infilarmi il pigiama, per poi andare subito a letto. Ad ogni modo, quella sera non fui facile preda del sonno. Difatti, non riuscivo a smettere di pensare a Julius. Sapevo che non sarei mai riuscita a trovare le parole per ringraziarlo abbastanza. Mi aveva sempre protetta, non perdendo mai occasione per farlo, e aveva raccolto nelle sue mani il coraggio che mi sarebbe servito per rischiare, mettendo a repentaglio sé stesso per salvarmi dal pericolo costituito da quell’avida serpe.

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