Il segreto della musica – CAPITOLO XIV

Salvezza e paura

Spirando lievemente, il vento che ora soffia fuori dalla mia finestra, si è portato via tre mesi della mia vita. Il sole è già alto nel cielo, e splende come non mai. Mi sono appena svegliata, e sto lentamente aprendo gli occhi per alzarmi dal letto. Per qualche strana ragione, oggi non mi sento particolarmente bene. Ho un forte bruciore di stomaco, e a mia madre appaio visibilmente pallida. La stessa, per tale motivo, mi suggerisce di non andare a scuola, asserendo che una singola assenza non mi causerà problemi. La sua sfortuna vuole, che la mia caparbietà la faccia desistere dal convincermi ad assentarmi da scuola. Così, vi vengo accompagnata come di consueto. Rimango in silenzio per tutta la durata del viaggio, scendendo dall’auto appena questa si ferma. Saluto mia madre con un debole sorriso e un cenno della mano, avviandomi quindi verso l’entrata della scuola. Camminando lentamente nei corridoi scolastici, raggiungo la mia aula, entrandovi con leggero ritardo rispetto agli altri. Mi scuso dello stesso con il professore di matematica, il quale, decide di sorvolare tale situazione. Lasciandomi sfuggire un inudibile sospiro di sollievo, vado subito a sedermi al mio posto, mantenendo un religioso silenzio. La forza di parlare mi viene tolta dal bruciore di stomaco che mi tormenta. “Stai bene?” mi chiede Julius, visibilmente preoccupato per me. “Va tutto bene.” Rispondo, nel tentativo di confortarlo. Lui annuisce, sorridendomi. La lezione di matematica sembra essere infinitamente noiosa, e il dolore che provo non è d’aiuto. Non riuscendo più a sopportarlo, alzo lentamente la mano, unicamente per chiedere al professore il permesso di uscire dall’aula. Lo stesso, mi viene velocemente accordato, e alzandomi, mi dirigo verso la porta, aprendola e raggiungendo il corridoio. Non appena fui fuori dall’aula, mi diressi verso il bagno delle ragazze. Mentre camminavo per raggiungerlo, dovetti tentare di sopprimere dei conati di vomito. Una volta raggiunto il bagno, rimessi anche l’anima. Dopo quanto era successo, stavo davvero malissimo. La testa mi girava, e mi sentivo davvero debole. Ad ogni modo, feci del mio meglio per tornare in aula e assumere un’aria calma, così da non destare sospetti. Tale espediente, tuttavia, fallisce dopo pochi minuti. Difatti, Julius non tarda a chiedermi come mi sento. Non volendo farlo preoccupare, minimizzo quanto mi è accaduto poco prima, non potendo fare altro che mentirgli. Dopo aver ascoltato la mia risposta, Julius si strinse nelle spalle, distogliendo il suo sguardo da me e fissandolo sulla lavagna. Nel corso della giornata, la mia condizione fisica attirò l’attenzione della mie amiche, le quali, apparivano davvero preoccupate. Per una seconda volta, tentai di minimizzare il tutto, in modo tale da allontanare da me ogni sospetto. Le ore passavano, e i miei dolori di stomaco non accennavano ad attenuarsi. Cercavo di mantenere la calma e sorridere, facendo quindi buon viso a cattivo gioco.


Ad ogni modo, dopo la fine dell’intervallo, visto il mio stato di malessere, mi vidi costretta a telefonare a mia madre, così da farmi riportare a casa da lei. Ad ogni modo, lei mi raggiunse dopo circa una decina di minuti, aspettando solo che uscissi da scuola e salissi in auto assieme a lei. Durante il viaggio di ritorno verso casa, mia madre ammise che il mio comportamento la straniva, lasciandola quindi interdetta. Ero sempre stata una studentessa modello, e non ero mai tornata a casa prima della fine delle lezioni. Ascoltai il suo discorso senza proferire parola, scegliendo di non tentare di giustificarmi. Una volta arrivata a casa, corsi subito in bagno, dove vomitai una seconda volta. Con l’unico scopo di evitare gli inevitabili sospetti di mia madre, mi assicurai di far scomparire ogni traccia del mio piccolo incidente, lavandomi subito i denti. Poco dopo, raggiunsi la mia stanza, dove iniziai a piangere. I miei singhiozzi preoccuparono Bubbles, che spuntò subito da sotto il mio letto, lasciando che io lo prendessi in braccio, adagiandolo su una coperta. “Che ti succede?” mi chiese, abbassando le orecchie. “Non ora Bubbles, non sto bene.” Dissi, con la voce corrotta dal dolore e il viso nascosto dal mio morbido cuscino. “So bene come ti senti. È il tuo dolore che si sta manifestando.” “Cosa vuoi dire?” chiesi, avvertendo un orribile dolore alla testa. “Mi dispiace, ma devo dirtelo.” “Dirmi cosa?” continuo, ancora più confusa di quanto già non fossi. “Quella ragazza, Camille, è il tuo esatto contrario.” Confessò, abbassando subito lo sguardo, apparendo ai miei occhi davvero sconsolato.” “Tuo padre è morto per mano dei suoi genitori.” Aggiunse, trascinandomi, con quelle parole, in una spirale di profonda tristezza. Ad ogni modo, non dissi una parola, limitandomi a singhiozzare sonoramente, macchiando il cuscino con le mie scarlatte lacrime. Prima di andare a dormire, misi fine ai miei pianti, per poi alzarmi dal letto e chiudere Bubbles nella sua gabbia, che sistemo sulla mia scrivania. Mi addormento dopo ore di tentativi, non potendo evitare di pensare sia a Camille che a Julius. In quel preciso istante, l’amore per Julius e l’odio per Camille si rimescolavano nel mio fragile animo. Non sapevo davvero cosa pensare di lei. Ora come ora, conoscevo tutta la verità sul suo conto. Sapevo che mi odiava, che conosceva il mio vero essere, e che i suoi genitori erano la causa della morte di mio padre. Nel silenzio della notte, ho appena preso una decisione. Domani sarà un giorno di vitale importanza. Mi farò coraggio, e affronterò Camille. Non posso più sopportare il dolore che mi sta causando, e non sopporto più di dover essere divisa fra salvezza e paura.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *