Il segreto della musica – CAPITOLO XIII

Segreti inconfessabili

Non so bene che ora sia, ma sento una sorta di pizzicore sulla pelle, quasi come se la stessa venisse punta da migliaia di spilli. Apro lentamente gli occhi, scoprendo di essere ancora a casa di Julius, siamo entrambi sdraiati sul suo letto, e lui è ancora accanto a me. Alzandomi dal letto, mi assicuro di non far rumore, così da non svegliarlo. Tale tentativo, non va purtroppo a buon fine, poiché il leggero sonno di Julius viene disturbato, causandone il risveglio. “Buongiorno.” Mi dice, sbadigliando. Senza l’ausilio della parola, mi limito a sorridergli, chiudendo gli occhi per alcuni istanti e respirando a fondo la pura aria che entrava dalla finestra aperta. Era mattina presto, mi ero appena svegliata e indossavo ancora i vestiti del giorno prima. Una semplice maglietta alla quale avevo abbinato un maglione, e dei comodi jeans scuri. Ovviamente, il mio prezioso ciondolo, simbolo del mio vero essere, non poteva certo mancare. Una fine e leggera catenina d’argento sorreggeva questo monile, che aveva la forma di una nota musicale. Lo sfiorai per un attimo con le dita, spostandovi il mio sguardo. Risplendeva come ogni giorno, e oggi appariva più lucente del solito. Non riuscendo a capire il perché di tale evento, decisi di non badarci, lasciandolo andare. Avvicinandomi a Julius, gli tesi una mano, aiutandolo ad alzarsi dal letto. A dir la verità lui non vorrebbe farlo, ma deve, sapendo che un nuovo giorno di scuola sta per iniziare. Scusandosi con me per il suo essere impresentabile poiché indossa soltanto un pigiama, si diresse verso il bagno di casa sua. Rimasi nellasua stanza e mi sedetti sul suo letto, ingannando il tempo ammirando il capolavoro che Julius aveva creato per me. Aveva realizzato quel meraviglioso disegno unendo la mia passione per l’arte con quella che lui aveva per la geometria. Guardandolo meglio, notai che il disegno riportava la stessa dedica che aveva scritto fra le pagine del mio diario. La stessa, attestava a chiare lettere che io gli avevo rubato il cuore. Quelle parole riflettevano la realtà, così come i sentimenti che provavo. Mantenevo un religioso silenzio, e sorridevo rileggendo quella frase innumerevoli volte. Alcuni minuti dopo, sentii una sorta di scatto. Riflettendo, realizzai che la porta del bagno doveva essersi aperta. Quasi istintivamente, mi bloccai. Non osai muovermi neppure di un centimetro, sapendo di dovermi aspettare l’arrivo di Julius nella stanza. Indossava una maglietta nera, e dei jeans simili ai miei. Alcuni secondi dopo, le sue labbra si dischiusero in un sorriso. Avvicinandosi a me, mi prese per mano, informandomi del fatto che era ormai ora di andare a scuola. Sorridendo a mia volta, afferrai il mio zaino e lo aprii, avendo cura di conservarvi il disegno che Julius mi aveva regalato. Non appena fui pronta, uscimmo entrambi di casa, con l’intenzione di dirigerci verso la scuola. Il nostro cammino si svolgeva regolarmente, ma all’improvviso venne interrotto da una persona, da qualcuno che non ci saremmo mai aspettati: Camille. Avanzava verso di me, e sembrava davvero furiosa. “Collins!” ringhiò, chiamando il mio cognome con inaudito disprezzo. Non avrei voluto farlo, ma decisi comunque di voltarmi. “Dustin mi ha lasciata, ed io non te lo perdonerò mai!” urlò arrabbiatissima, con una lacrima che le solcava il viso. Alla sua reazione, rimasi sconcertata. Da quando la conoscevo, non avevo mai visto Camille piangere, e quella era la prima volta in assoluto. Inaspettatamente, Camille mi si avvicinò, e stringendo i pugni, tentò di spaventarmi. Pur rimanendo impassibile, non potei fare a meno di chiudere gli occhi. Pensai che mi avrebbe sicuramente preso a pugni, ma sorprendentemente, non accadde nulla. Questo, per una semplice ragione. Riaprendo subito gli occhi, scoprii infatti che Julius, volendo proteggermi, si era frapposto fra me e Camille, impedendole di farmi del male. Le teneva la mano ferma, impedendole qualunque movimento della stessa, dopodichè gliela strinse, fino a farle sentire dolore. “Gira subito al largo.” Le disse, facendola immediatamente girare sui tacchi. Dopo aver risolto il problema riguardante Camille, Julius mi riprese la mano, continuando il suo cammino verso la scuola. Nonostante l’inconveniente, riuscimmo ad arrivare puntuali. Le ore scolastiche passavano in fretta. Eravamo entrambi seduti nel nostro banco, quasi perennemente intenti a prendere appunti o ascoltare i discorsi degli insegnanti. Di tanto in tanto, Julius ed io non esitavamo a scambiarci occhiate d’intesa o bigliettini, nostro unico e originale modo di comunicare senza il rischio di essere scoperti o sentiti. Ben presto, la campanella annunciò la fine della giornata, ed entrambi fummo finalmente liberi di tornare a casa. Uscii da scuola camminando al fianco di Julius, che mi stringeva amorevolmente la mano. Il solo pensiero della sua vicinanza e delle nostre mani intrecciate mi infondeva un profondo senso di calma e tranquillità. So bene che tale confessione può per alcuni versi sembrare esagerata, ma a volte provo sensazioni completamente nuove in sua presenza. Julius è un ragazzo davvero dolce, e non perde mai occasione per dimostrarmelo. Oltre al lato dolce della sua personalità, non dimentica mai di mostrare quanto sia forte interiormente, e soprattutto quanto tenga a me. Per alcuni, i gesti che compie giornalmente non sono altro che semplici e banali dimostrazioni d’affetto, ma per me le stesse sono qualcosa di completamente diverso. Io e lui ci siamo conosciuti per caso in tenera età. Quando eravamo bambini, io venivo spesso presa in giro, poichè il mio rendimento scolastico era ottimo, e tutti mi credevano una secchiona. Sono riuscita a lasciarmi alle spalle quelle persone e le loro offese, soltanto grazie a Julius. Ora come ora, siamo entrambi degli adolescenti, e gli anni sono passati in fretta. Con il passare del tempo, il nostro rapporto non ha fatto che migliorare, divenendo sempre più solido. Nonostante tutte le disavventure passate insieme in tenera età, non ci siamo mai allontanati l’uno dall’altra, arrivando lentamente ad essere i ragazzi che siamo oggi. Inizialmente, ci consideravamo solo ottimi amici, ma lentamente, i nostri sentimenti sono cambiati, e abbiamo finito per innamorarci. Mi abbandono a questi dolci pensieri guardando le nuvole danzare nel terso e azzurro cielo, e all’improvviso, la voce di Julius mi porta alla realtà. Ha la schiena poggiata contro un muro intonacato di bianco, ed è intento a fissarmi con uno sguardo inconfondibile. I suoi occhi stanno ora brillando, ed essi sono il segno dell’inequivocabile forza dei sentimenti che prova per me. Sposto il mio sguardo su di lui, notando che ha intenzione di avvicinarsi a me. Mantenendo la calma, lo lascio fare, arrossendo al contatto delle sue labbra con la mia rosea guancia. Improvvisamente, la campanella lo distrae, ed io mi ritraggo senza volere. Dopo alcuni secondi, Julius mi prende di nuovo per mano, con la ferma intenzione di riaccompagnarmi in classe. Arriviamo in aula dopo pochi minuti, attirando involontariamente l’attenzione dei compagni di classe. Mi siedo al mio posto senza badarci, aprendo subito il mio libro di storia. Mi immergo velocemente nella lettura, e la mia concentrazione si spezza come un ramoscello in autunno per colpa di Sophia. Chiedendomi di voltarmi, mi porge un bigliettino. Lo appoggio quindi sul banco, per poi dispiegarlo e iniziare a leggerlo. Sullo stesso, era presente una singola frase, che sembrava galleggiare su quel bianco foglio. “Vediamoci più tardi.” Dopo averlo letto, ripiegai il bigliettino ricacciandomelo in tasca. Quasi istintivamente, mi voltai verso Sophia, la quale, facendo ondeggiare i suoi lunghi capelli ricci, indicò Julius con un leggero movimento della testa. Subito dopo, mi voltai nuovamente, ricominciando a leggere dal punto in cui ero stata interrotta. La campanella dell’intervallo suona, distraendomi da tale attività, che sono per la seconda volta costretta a sospendere. Mi concedo quindi un attimo di tempo per chiudere il mio libro di storia e riporlo nello zaino. Subito dopo, mi alzo in piedi e lascio il mio posto, con la precisa intenzione di uscire dall’aula. Una volta fuori, iniziai a camminare per i corridoi scolastici, alla ricerca della mia amica Sophia. Camminavo spedita, sperando di incontrarla. Non potevo evitare di pensare al biglietto che mi aveva scritto in classe poco prima, e in quel momento volevo davvero far luce sul reale significato dello stesso. Fortunatamente, la trovai dopo pochi minuti. Sembrava alquanto preoccupata, e alla mia vista, ammise che mi stava cercando. “Di cosa devi parlarmi?” le chiesi, aspettandomi una sua risposta. “Seguimi.” Si limitò a rispondere, afferrandomi il polso e conducendomi verso il bagno delle ragazze. Mentre la seguivo, non potevo nascondere la mia confusione. I suoi comportamenti mi stranivano, e sembrava davvero determinata a restare da sola con me. Ad ogni modo, non pongo domande. Quando finalmente raggiungemmo il bagno, Sophia si decise a parlarmi. “Si tratta di Camille.” Esordì. Guardandola, la invitai a continuare il suo discorso. “ Si comporta in modo davvero strano da quando tu e Julius state insieme.” Disse, facendo suonare quella frase come una confessione. “Dici sul serio?” le chiesi, confusa. Sophia si limitò ad annuire, ed io notai anche il leggero tremore che le scuoteva il corpo. Evitai di porle altri interrogativi, dandole le spalle e dirigendomi verso la nostra aula. Sophia tentò di fermarmi, ma io ignorai ognuno dei suoi tentativi. Le sue parole mi avevano stranito. Mentre mi allontanavo da lei, percorrendo velocemente il corridoio, un ricordo si fece di nuovo strada nella mia mente, facendomi provare un brivido di terrore. Non riuscivo assolutamente a crederci, eppure era la verità. Camille doveva aver scoperto il segreto che io e Julius le nascondevamo. Finalmente, tutti i suoi comportamenti mi apparvero più chiari, e l’alone di mistero che li avvolgeva, si dissolse. Quando raggiunsi la mia aula, mi sedetti subito al mio posto. Non dissi neanche una parola, ma il mio silenzio venne comunque tradito dalle mie emozioni. Tremavo infatti come una foglia, tanto da non riuscire neppure a parlare. Inevitabilmente, Julius se ne accorse, interrogandomi con lo sguardo. “Camille.” Sussurrai, volendo evitare che lei e altri compagni mi sentissero.” Lui mi guardò stranito. “Sa che stiamo insieme, e mi odia.” Dissi, con lo stesso tono di voce. “Sta tranquilla. Me ne occuperò io.” Mi rispose. Le sue parole mi infusero istantaneamente sicurezza. Ora come ora, mi sento davvero protetta. Quell’avida arpia di Camille potrà anche aver scoperto il mio vero essere e la mia relazione con Julius, ma avendolo accanto, so di non dover assolutamente aver timore di nulla.

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