Il segreto della musica – CAPITOLO XI

La realtà dei fatti

L’odierna giornata che ha appena avuto inizio nella mia amata Shady Point, il cui cielo è illuminato dal raggiante sole mattutino, mi fa sorgere un irritante dubbio. Difatti, non riesco a evitare di pensare ai discorsi delle mie due compagne di classe. Le due parlavano incessantemente di Camille, sul conto della quale, ho sempre avuto dei sospetti alquanto fondati. Mi chiedo davvero cosa vogliano da lei. Forse non sanno che la mossa migliore consiste nell’ignorarla. Ad ogni modo, entrambe continuano ingenuamente a stuzzicarla, ignare del fatto che prima o poi, la serpe a cui stanno perennemente incollate, si rivolterà contro di loro. Vorrei avvertirle, e qualcosa mi dice che tale decisione è la migliore da prendere. Mi dirigo quindi verso la mia scuola come ogni soleggiata mattina, riuscendo ad arrivare perfino in anticipo rispetto ai miei compagni. Mi ritrovo quindi completamente sola all’interno della mia aula. Approfittando del temporaneo silenzio, e della temporanea calma che regnano sovrane attorno a me, tiro fuori dal mio zaino il mio fido diario. La fine rilegatura in pelle di squisita fattura, impedisce che le pagine possano essere rovinate. Sono impegnata a scrivere frasi profonde e veritiere all’interno del diario stesso, e ammetto di essere profondamente concentrata. Ad ogni modo, vengo irrimediabilmente distratta dal cigolio della porta dell’aula che si apre. Alzo quindi di scatto la testa, venendo scossa da un brivido di freddo e paura. Recupero la calma pochi secondi dopo, ossia quando scopro che ad entrare è la mia amica Sophia, seguita da Jamie. Entrambe, mi salutano affettuosamente, ed io non posso evitare di ricambiare. Sono davvero molto legata a loro, e so che il nostro rapporto è semplice, ma al contempo molto profondo. Sono delle amiche davvero sincere, e so bene di potermi fidare ciecamente di loro. Dopo qualche minuto, anche Julius fa il suo ingresso nell’aula. Con grande sorpresa, noto che è seguito da un ragazzo alto e biondo, con il quale è impegnato a chiacchierare. Notando la mia presenza nell’aula, si allontana subito dal suo amico, venendo quindi a salutarmi. “Buongiorno, Crystal.” Mi dice, posando le sue labbra sulle mie. Rimango completamente immobile, concentrandomi sulla qualità di quel meraviglioso bacio. Lo stesso, della durata di circa un minuto, basta a rallegrarmi la giornata. Sfortuna vuole, che subito dopo quel magico momento, Camille entri in aula, lanciandomi un’occhiata carica d’odio. Per l’ennesima volta, su consiglio di Julius, decido di ignorare il comportamento di quella serpe. Tornando a sedermi al mio posto, riprendo silenziosamente l’attività che ho lasciato in sospeso. “Ami ancora la scrittura, vero?” chiede sarcasticamente Julius, che è intento a guardarmi. “Hai perfettamente ragione.” Gli rispondo, evitando di distrarmi e continuando a far scivolare la mia penna sulle bianche pagine del mio diario. “Credo che faresti meglio a stare lontana da Camille.” Mi disse, in tono serio. “Lo pensi davvero?” gli chiesi, dubbiosa. “Non sono mai stato così sicuro di qualcosa in vita mia.” Concluse, sorridendo. Dopo averlo fatto, mi strinse a sé. Accettai quell’abbraccio come un consiglio fraterno, lasciando che i miei sentimenti e il mio cuore mi guidassero. Rimasi al fianco di Julius per l’intera durata delle prime due ore di lezione. Non appena l’intervallo ebbe inizio, scelsi di passarlo con le mie amiche. Stavo tranquillamente chiacchierando con loro, fin quando la nostra conversazione venne interrotta dalle due ragazze amiche di Camille. “Dobbiamo parlarti, Crystal.” Dissero, quasi all’unisono. Mi scusai con Jamie e Sophia, seguendo quelle due ragazze in un angolo dell’aula. “Siamo qui per parlarti di Camille.” Disse una di loro, in tono serio.” Evitai di parlare, annuendo semplicemente. Aspettai quindi che ricominciassero a parlare. “L’idea che ti sei fatta di lei è sbagliata.” Disse la seconda delle due ragazze. “Cosa intendi dire?” chiesi, aspettandomi una risposta. “Camille ha un passato davvero difficile.” Dissero entrambe. I loro toni di voce si unirono, ed io non fui più in grado di distinguerli. “Si è confidata solo con noi. Quando era ancora piccola, suo padre è stato arrestato.” Ammise una delle due. A quelle parole, trasalii. Ad essere sincera, non augurerei un male del genere neanche al mio peggior nemico. Improvvisamente, notai il terrore negli occhi di entrambe. Difatti, non tardarono a dileguarsi, per poi celarsi alla mia vista. Mi chiedevo che cosa le avesse spaventate, riuscendo a capirlo solo quando mi voltai. Camille era in piedi dall’altra parte dell’aula. Non sapevo se avesse sentito, né se si fosse arrabbiata, e raggelando, tentai di evitare tale pensiero. Feci quindi del mio meglio per mostrare calma e naturalezza, e mi abbandonai ad un sospiro di sollievo dopo la fine della giornata scolastica. Come di consueto, ero tranquillamente intenta a riporre i miei libri nello zaino, mentre mi guardavo attorno con aria circospetta. La vista di Camille poco prima mi aveva turbata, e volevo quasi inconsciamente evitare che mi vedesse. Visto il terrore che quella ragazza era riuscita a seminare nel mio cuore, in quel preciso momento volevo soltanto andarmene e tornare a casa, unico luogo in cui avrei potuto sentirmi protetta e al sicuro. Ad ogni modo, la mia fretta e le mie paure mi tradirono. Difatti, quando Julius si offrì gentilmente di riaccompagnarmi, rifiutai la sua offerta in modo alquanto brusco. Tale reazione andava contro la mia natura, e aver assunto quel comportamento nei confronti di un ragazzo come lui, mi avviliva profondamente. Nel tentativo di calmare la mia ansia, cercai in ogni modo di svuotare la mia giovane mente da ogni pensiero che vi si era ormai stabilmente annidato. Mi concentrai quindi sul mio cammino, riuscendo a raggiungere la mia destinazione in poco tempo. in quel preciso istante, ero così tesa e nervosa da entrare in casa senza neppure salutare mia madre. Quasi ignorandola, mi diressi subito nella mia stanza, e dopo essermi liberata del cappotto e dello zaino che avevo sulle spalle, aprii con un rapido gesto della mano la gabbia di Bubbles, il quale, fino a quel momento dormiva beato. Lo svegliai dal suo profondo sonno passandogli delicatamente le dita sul morbido pelo color pece. “Ho bisogno del tuo aiuto. Cosa sai dell’umana indisponente?” Gli chiesi, guardandolo negli occhi. “Quella ragazza è una semplice umana.” Mi rispose, tentando di riportarmi alla calma. “Tu menti.” Dissi, in tono di sfida. Mentre aspettavo una sua risposta, notai che Bubbles evitava di guardarmi, come se in qualche modo avesse paura di me e della mia prossima reazione. Senza volere, quindi, lo feci tremare per lo spavento. Il suo corpo era scosso da un leggero tremore, che cercava inutilmente di mascherare. Rimanevo in silenzio, aspettando che ricominciasse a parlare, ma lui stesso decise di non proferire parola. Ora come ora, i suoi comportamenti mi stranivano. Evidentemente, Bubbles era al corrente di qualcosa che non voleva assolutamente rivelarmi. Ancora una volta, mi sentii sprofondare in un abisso di paure, segreti e bugie. Visti i miei precedenti trascorsi, ormai ero giunta ad una sorta di punto di non ritorno. Non sapevo più se fidarmi delle persone mi avrebbe giovato o meno. Ero ormai naufraga in un mare di inconsapevolezza.

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