Il segreto della musica – CAPITOLO VI

La musica del mio cuore

Lo spuntare del sole, che esce dal suo nascondiglio di bianche e immacolate nuvole, segna l’inizio di una nuova giornata. La stessa, si prospetta profondamente diversa dalle altre. Questa mattina, Julius si è fatto trovare davanti alla porta di casa mia, asserendo di volermi fare compagnia per tutto il tragitto fino a scuola. L’ho ringraziato sorridendo, ed ho subito iniziato a camminare al suo fianco. “Scusami per ieri.” Mi disse, arrestando di colpo il suo cammino. “Perché ti scusi?” gli chiesi, tacendo dopo la fine della frase. “Non so cos’è successo, non avrei voluto baciarti, eppure…” “Non devi preoccuparti di nulla, è stato meraviglioso.” Proruppi, interrompendolo.” Alle mie parole, Julius si lasciò sfuggire un sorriso. Spostando il suo sguardo dal mio viso alla strada, riprese a camminare. In una questione di minuti, raggiungemmo la scuola. Una volta entrati, attraversammo gli ampi corridoi scolastici fino a raggiungere la nostra aula. Abbassai lentamente la maniglia della porta, entrandovi subito dopo. Ignorai completamente il fatto di essere in ritardo a lezione di storia. La signorina Rogers decise di non badarci, ragion per cui, riuscii ad ottenere il permesso di entrare evitando richiami di sorta. Mi sedetti al mio posto accanto a Julius, come tutte le mattine. Dopo averlo fatto, aprii subito il mio zaino, tirando quindi fuori il mio quaderno e il mio diario. Prestai particolare attenzione alla lezione di storia, avendo cura di trascrivere ogni dettaglio evidenziato dall’insegnante nel mio quaderno. Dopo la fine dell’ora di storia e l’inizio di quella seguente, scoprii che la professoressa di arte risultava essere assente. Trovai tale notizia davvero sconfortante. Durante l’intero fine settimana, avevo speso gran parte delle mie energie nel realizzare un nuovo e bellissimo disegno. Ognuno dei miei capolavori, secondo il volere dell’insegnante, deve rispettare una precisa tematica. Avevo perciò basato quello odierno sulla tristezza, rispettando le decisioni della Silver. Vista la sua assenza, ci è stato concesso di rimanere da soli in classe fino alla fine dell’ora. Avevo gli occhi fissi sul mio disegno, che osservavo per ingannare il tempo. Ad ogni modo, non mi soffermai su quello, ammirando anche i miei precedenti lavori. In quel mentre, migliaia di diversi pensieri mi attraversarono la mente. Scossi la testa tentando di scacciarli, e fortunatamente ci riuscii. Dopo alcuni minuti, Julius si sedette accanto a me, e iniziò a guardare i miei disegni. “Sei davvero brava!” disse, spostando lo sguardo su uno raffigurante la mia famiglia. “Ti ringrazio.” Risposi, regalandogli un sorriso. Poco dopo, decisi di aprire il mio diario, e iniziare come di consueto a scrivere. Riuscii senza accorgermene a riempire altre due pagine dello stesso. Non appena smisi di scrivere, la campanella dell’intervallo mi distrasse dai miei pensieri. Mi alzai quindi in piedi, avvicinandomi alla porta dell’aula. Prima che potessi farlo, venni fermata da Julius. “Ho una proposta da farti.” Mi disse, afferrando dolcemente la mia mano. “Ti ascolto.” Risposi, annuendo. “Che ne diresti di andarcene?” mi chiese, guardandomi negli occhi. “Vuoi dire saltare la scuola? Non possiamo farlo!” dissi, con serietà inaudita. “Crystal, quando ti rilasserai?” chiese. “Mi rilasserò quando i miei problemi e il mio dolore spariranno. “Sappi una cosa. Non tutto ciò che ti circonda rappresenta una minaccia. Ora dammi retta, puoi fidarti.” Mi disse, completando il suo discorso con un luminoso sorriso. Mi limitai ad annuire, lasciando che mi stringesse a lui. Dopo qualche secondo, mi sciolsi dal suo abbraccio. Gli presi quindi la mano, iniziando a camminare attraverso i corridoi. Julius mi condusse quindi verso l’uscita della scuola, portandomi poi a casa sua. Quando aprì la porta, i suoi genitori ci accolsero. Dopo averli salutati, andammo entrambi nella sua stanza. In quel preciso istante, Julius mi guardò, richiudendo lentamente la porta. In quel preciso istante, mi  sedetti tranquillamente sul suo letto. Guardai Julius negli occhi per pochi secondi, e improvvisamente un miagolio spezzò la mia concentrazione. “E questo chi è?” gli chiesi, riferendomi al gatto bianco seduto accanto a noi. “Lei è Luna.” Rispose, guardando negli occhi la gatta. Gli stessi, erano di un azzurro lucente e profondo, che non avevo mai visto prima. “Come fai ad averla?” gli chiesi, nel tentativo di dare inizio ad una normale conversazione. “L’ho trovata, o meglio, lei ha trovato me.” Rispose, in tono calmo. Io lo guardai senza capire. “Era una randagia, e non appena mi ha visto, mi si è avvicinata. Così l’ho presa in braccio e l’ho portata a casa.” Chiarì, sorridendo. “Che mi dici di Bubbles?” mi chiese, dubbioso. “I miei genitori me l’hanno regalato al mio compleanno.” Risposi, in tono alquanto pacato. Dopo averlo fatto, allungai una mano verso Luna, la quale, non esitò ad avvicinarsi a me. Subito dopo, la gatta iniziò a strusciarsi contro la mia mano, ancora tesa nella sua direzione. “Sembra socievole.” Commentai, ridendo di gusto.” “Hai proprio ragione.” Rispose Julius, ridendo a sua volta. Alcuni secondi passarono in fretta, e per qualche strana ragione mi interrogavo sulla prossima mossa di Julius. Il mio battito cardiaco non vuole saperne di rallentare, e lasciando uscire la gatta dalla stanza, torna subito a sedersi accanto a me. Lentamente, mi prende la mano, stringendola. Rimango perfettamente immobile, perdendomi letteralmente nei suoi bellissimi occhi. Quel suo sguardo così perfetto mi rapisce. Ora siamo completamente da soli, e nulla potrebbe rovinare questo momento. Istintivamente, chiudo gli occhi, avvicinando le mie labbra alle sue. Un nuovo bacio suggella il nostro amore, e un roseo presentimento mi infonde sicurezza. Non c’è davvero altra persona che vorrei avere accanto in questo momento. Pochi istanti dopo, ci allontaniamo l’uno dall’altra, e Julius nota che qualcosa sporge dal mio zaino. Senza che io abbia il tempo di fermarlo, allunga una mano verso quell’oggetto, che scopro in seguito essere il mio diario. “Ridammelo!” gli dico, facendo fallire un misero tentativo di sopprimere una risata. “Non finchè non mi dici cos’è.” Risponde, sorridendomi. “Va bene, è il mio diario. Posso riaverlo?” gli chiesi, dopo aver soddisfatto la sua curiosità. “D’accordo, eccolo.” Dice, porgendomelo lentamente. Lo prendo fra le dita, aprendolo quindi accidentalmente. “Posso leggerlo?” mi chiede in seguito, in tono alquanto imbarazzato. “Sì, ma prometti di non farne parola con nessuno.” gli dissi, prendendogli la mano. “I tuoi segreti sono al sicuro.” Mi rispose, baciandomi in fronte. Subito dopo, riprese in mano il mio diario, e iniziò a leggerne mentalmente il contenuto. “Scrivi davvero bene!” Commenta, complimentandosi. “Tu credi?” gli chiesi, dubbiosa. “Puoi fidarti.” Concluse, guardandomi negli occhi. Approfittando della sua temporanea distrazione, diedi un rapido sguardo al mio cellulare, comprendendo che era ormai arrivata per me l’ora di andare a casa. “Julius, devo andare.” Lo informo, tendendo una mano e aspettando che mi renda il diario. Sorprendentemente, decide di non farlo, appoggiandolo sul suo letto. “Vai già via?” mi chiede, con voce e sguardo preoccupati. “Sono passate due ore.” Rispondo, tentando di apparire seria. “Ti accompagno.” Interviene, guardandomi. “No grazie, posso tornare a casa da sola.” Gli dico, affrettandomi ad uscire dalla sua stanza. Prima che possa andarmene, Julius esercita una presa ferrea sul mio braccio, e stringendomi a sé, mi bacia. Decide di lasciarmi andare solo dopo, aprendo quindi la porta. Mi aspetto che la richiuda appena esco, ma sorprendentemente, rimane immobile davanti alla stessa, guardandomi mentre mi avvio verso casa mia. Quando finalmente arrivo a casa, mi muovo silenziosamente. Le luci sono ancora accese, il che è un buon segno, ma non volendo che nessuno mi scopra, cammino in punta di piedi, arrivando lentamente nella mia stanza. Inaspettatamente, Bubbles, che fino a quel momento dormiva sul mio letto, si sveglia sentendomi entrare. “Dove sei stata?” mi chiede, sussurrando. “Ero con Julius.” Rispondo, sottovoce. “Cosa? Non dovresti stare con lui.” Mi dice, mutando improvvisamente tono di voce. “Sai bene che quel ragazzo finirà per portarti sulla cattiva strada!” aggiunge, con voce carica di rabbia. “Non sai nulla di lui!” rispondo, con la voce corrotta da un profondo senso di astio nei suoi confronti. Dopo quelle parole, chiudo subito la porta della mia stanza. Improvvisamente, la mia rabbia si trasforma in lacrime. Fra innumerevoli singhiozzi e ricordi, finisco per addormentarmi sul divano di casa, con il mio meraviglioso ciondolo ancora al collo. Mi sveglio dopo poche ore, nuovamente assalita da una profonda tristezza. Per qualche strana e ignota ragione, i miei pensieri continuano a ronzarmi rumorosamente in testa. La calma notturna è ormai stata stravolta, e al mio immotivato malessere si aggiunge uno sconosciuto dolore. Mi alzo quindi dal divano, per avvicinarmi alla finestra del salotto, chiusa. Nel vetro della stessa, intravedo il riflesso del ciondolo che porto al collo. Abbassando lentamente lo sguardo, finisco per posarlo sul ciondolo stesso. Lo stringo quindi, in mano, finchè non avverto dolore. Lo stesso, è davvero forte, ma stringendo i denti, riesco fortunatamente a sopportarlo. Delle fredde lacrime iniziano a rigarmi inesorabilmente il viso. Istintivamente, torno a guardare il mio riflesso nel vetro della finestra, avendo appena il tempo di notare che qualcosa dentro di me sta lentamente cambiando. Quello che vedo, è infatti profondamente diverso. Le mie lacrime hanno assunto un colore rosso vivo, ed io non riesco minimamente a trovare una spiegazione logica a tale cambiamento. Mi sforzo quindi di smettere di piangere, così che le mie purpuree lacrime smettano di sgorgare. Godendomi il panorama dalla finestra, noto con piacere che il sole è in procinto di spuntare. Lascio che le mie labbra si dischiudano in un sorriso. Inspiro a pieni polmoni, mentre non riesco a contenere la mia felicità. Difatti, è come se il mio dolore sia completamente scomparso, svanendo in un battito di ciglia. Ad ogni modo, malgrado i miei numerosi e tuttavia infruttuosi tentativi, non riesco a trovare una spiegazione plausibile ai miei continui sbalzi d’umore. Sospirando, traggo la più razionale delle conclusioni, dando quindi ragione a mia madre, la quale, continua a reputarmi semplicemente stressata. Per qualche strana ragione, non sono completamente convinta dell’ipotesi di mia madre. Difatti, non credo che i problemi da cui sono giornalmente afflitta, siano dovuti unicamente alla stanchezza, e uno strano presentimento, mi avverte del contrario. Deve sicuramente esserci un’ulteriore e ignota spiegazione a tale fenomeno, ed io, tradendo la mia naturale razionalità, inizio a riflettere sulla possibile causa dei miei problemi Lasciandomi quindi guidare unicamente dal mio istinto, e tenendo la mia mente occupata con arguti ma veloci ragionamenti, giungo ad una seconda conclusione. Uno strano e inspiegabile presentimento, infatti, mi porta a credere che ogni evento che ora vivo, sia in qualche modo strettamente connesso con il mio vero essere. In questo preciso istante, vorrei davvero che mio padre fosse ancora qui con me. Contrariamente a mia madre, lui era un Figlio della Musica proprio come me, ciò significa che avrebbe potuto aiutarmi in tale momento. Qualcosa nella mia anima sta mutando, e la mancata consapevolezza di tale cambiamento mi avvilisce profondamente. Con la tristezza nel cuore, siedo sul divano di casa, chiudendo quindi gli occhi. Il buio che mi circonda, conseguenza di tale gesto, è un mio semplice e mero tentativo di estraniarmi dalla dura realtà. Per qualche tempo, tale espediente sembra funzionare, ma improvvisamente, il silenzio creatosi nella stanza viene spezzato da un rumore. Il mio cellulare vibra incessantemente, ed io decido quindi di prenderlo in mano. Il display segnala l’arrivo di una chiamata, alla quale non tardo a rispondere. La voce di Julius mi rassicura e calma all’istante. “Crystal, ti senti bene?” lo sento dire, con un tono di voce leggermente preoccupato. Sentendo che la tristezza è in procinto di impadronirsi nuovamente del mio animo, non rispondo. Il mio dolore, unito al mio profondo stato di malessere, mi stanno letteralmente consumando. Il mio istinto ha la meglio su di me, e mi suggerisce che se il mio dolore non cessa, sarà la mia giovane vita a farlo. Per l’ennesima volta, delle lacrime scarlatte mi rigano le guance, ed io inizio a sentirmi sempre più debole. Finisco quindi per svenire sul divano di casa, avendo la sola forza di vedere i cuscini macchiati e ormai intrisi del mio sangue. La mia perdita di conoscenza, dura fortunatamente per poco tempo. Vengo svegliata dalla ridondante vibrazione del mio cellulare. A telefonare è di nuovo Julius. “Cosa ti è successo?” mi chiede, con voce rotta dall’emozione. “Ho solo avuto un mancamento.” Rispondo, nel vano tentativo di rassicurarlo. “Resta dove sei, vengo subito da te.” Dichiara, ponendo quindi fine alla telefonata. La stessa, finisce così velocemente da non lasciarmi neppure il tempo di tranquillizzare Julius. Ad ogni modo, lascio andare il telefono, posandolo con cura sul tavolo del salotto. Dando un rapido sguardo ad uno scaffale, prendo in mano uno degli interessanti libri che lo stesso custodisce, tornando quindi a sedermi per iniziare a leggere. Mi perdo velocemente nella lettura, sperando che la mia giornata possa riacquistare almeno un briciolo di normalità. Tale speranza, sembra tuttavia infrangersi inesorabilmente dopo circa una decina di minuti. Difatti, qualcuno bussa alla porta. Posando il libro sul divano, mi alzo in piedi, con la ferma e decisa intenzione di andare ad aprire. Afferro saldamente la maniglia della porta, abbassandola lentamente. La porta si apre quindi con un leggero cigolio preceduto da un debole scatto. Sull’uscio di casa mia c’è Julius. Dall’espressione del suo volto, capisco che è davvero stanco. Respira infatti a fatica, e porta con sè uno zainetto. La fredda pioggia si abbatte sul terreno, bagnandogli leggermente il viso e una ciocca dei suoi scurissimi capelli castani. Con un rapido gesto della mano, lo invito ad entrare. Julius mi sorride, salutandomi amichevolmente e decidendo quindi di liberarsi della giacca che porta. “Perché sei qui?” gli chiedo, curiosa. “Mi hai fatto preoccupare, così sono corso da te.” Risponde, culminando la frase con un luminoso sorriso. A quelle parole, provo un senso di istantanea felicità, ma per qualche strana ragione, sento che le forze iniziano ad abbandonarmi. Nel tentativo di non far preoccupare Julius, mi accomodo sul divano di casa, ma tale farsa non regge a lungo. Gli basta infatti guardarmi negli occhi, per capire che qualcosa in me non va. Con fare premuroso, mi cinge quindi un braccio attorno alle spalle. Trovando i suoi gesti davvero confortanti, non proferisco parola, limitandomi a sorridere. Spostando leggermente lo sguardo, noto che Julius è ora intento ad aprire il suo zaino. Stranita, lo guardo senza capire. “Voltati.” mi chiede, guadandomi negli occhi. Senza protesta alcuna, decido di obbedire, dandogli quindi le spalle per qualche secondo. Tale lasso di tempo, basta perchè Julius appoggi il mio diario proprio sulle mie gambe. Quando tornai a guardarlo, solo pochi istanti dopo, un dubbio mi sorse spontaneo. Mi chiedevo infatti, come Julius potesse essere entrato in possesso del mio diario. Rimango perfettamente immobile, e quando il mio sguardo incrocia il suo, un ricordo si fa subito strada nella mia mente. Difatti, ricordai solo in quel preciso istante che non me lo aveva restituito, tenendolo con sè. Quasi istintivamente, presi in mano il mio diario. Lo fissai per alcuni interminabili secondi, allo scadere dei quali, Julius mi chiese di aprirlo. Gli obbedii una seconda volta, e la scoperta che feci subito dopo, mi lasciò senza fiato. Ebbi la gioia di notare, infatti, che Julius aveva scritto una dedica al fondo di una delle pagine. “Alla ragazza che mi ha rubato il cuore.” Questa la singola e profondamente significativa frase che costituiva la dedica. Nel leggerla, ignorai una scarlatta lacrima che mi scivolò sul viso, rischiando di macchiare le bianche e immacolate pagine del mio diario. Da quel momento in poi, nella stanza cadde il silenzio. Fra me e Julius si era appena creato una sorta di muro invisibile. il mutismo si era ormai impadronito di me. Distrutta da due sentimenti profondamente contrastanti, non riuscivo a proferire parola. Sapevo di amare Julius con tutta me stessa, ma ero al contempo perfettamente consapevole di non poter esternare completamente i miei sentimenti. Aprendo quindi una breccia nell’invalicabile muro che ora esiste fra di noi, lo prendo per mano, lasciando che tale gesto parli per me. A nostra insaputa, le ore passarono, ed entrambi finimmo per scivolare in un profondo sonno, allietati l’una dalla presenza dell’ altro.

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