Il segreto della musica – CAPITOLO IX

Una nuova verità

L’alba di un nuovo giorno splende oggi a Shady Point. Ripetendo per l’ennesima volta il mio rituale mattutino consistente in una veloce doccia seguita da un’altrettanto rapida ma sana colazione, decido di avviarmi verso la scuola. Il sole splende, e i suoi raggi mi scaldano la pelle. La stagione invernale è ai primordi, eppure oggi fa decisamente caldo. L’aria fresca mi riempie i polmoni, rendendo il mio viaggio verso la scuola molto meno stancante. Raggiungo la mia meta con il sorriso sulle labbra, ma lo stesso è presto destinato a spegnersi per un motivo ben preciso. Julius è di nuovo assente. Senza parlare, mi siedo lentamente al mio posto, ignorando i saluti di Jamie e Sophia, le quali, al contrario di me, ora sorridono. Spostando lo sguardo sul posto vuoto accanto al mio, mi lascio sfuggire un sospiro di tristezza. Ora come ora, provo una leggera invidia per le mie amiche, poiché contrariamente a loro, in questo istante non ho alcun motivo per sorridere. So che per l’ennesima volta dovrò restare in silenzio, non avendo la minima possibilità di esprimermi, e dovendo quindi attendere perché le cose tornino alla normalità. Chiamando a raccolta le mie forze, e facendo buon uso della mia ferrea volontà, evito di guardare quella sedia vuota, che riporta alla mia mente un solo ricordo. Julius. Il tempo passa, e sembra che con l’andare dello stesso, i miei sentimenti per lui si intensifichino sempre di più. Tale consapevolezza, non fa che avvilirmi, poiché so di non poter fare in modo che gli stessi tacciano ancora a lungo. Fingendo indifferenza che non provo, e mentendo a me stessa, mantengo un religioso silenzio, in modo da non destare i sospetti e la preoccupazione dei compagni. Il suono della campanella mi lascia indifferente, e un mio secondo sospiro si ode all’interno dell’aula. Fortunatamente, non attiro l’attenzione di nessuno, continuando quindi a fingere sensazioni non provate. Cercando nel profondo della mia anima la minima possibilità di calmare il mio improvviso malessere, mi abbandono alla scrittura. Aprendo il mio diario, poggiato sul banco davanti a me, lascio che la penna vi scivoli dolcemente, creando frasi che risultano essere, proprio come i miei gemmei occhi verdi, lo specchio della mia fragile anima. La mia mente è ora occupata, oltre che da idee, anche da riflessioni. L’inaspettato cigolio della porta dell’aula, mi fa sobbalzare, distraendomi e facendomi abbandonare i miei luminosi e positivi pensieri. Dopo aver emesso quel fastidioso rumore, la porta si apre. Guardando quindi in direzione della stessa, stento ad accorgermi della perdita di un battito da parte del mio cuore. Con mia grande sorpresa, Julius fa il suo ingresso nell’aula, scusandosi del ritardo. Lasciando inconsapevolmente che il mio sguardo incontri il suo, noto che mi sorride, e che procede quindi a salutarmi. Ricambio istintivamente quel saluto con un gesto della mano, accompagnato da un mio luminoso sorriso. Sto per tornare alle mie filosofiche riflessioni e ai miei fantasiosi giochi di parole, quando improvvisamente lo vedo sedersi al mio fianco e toccarmi lievemente una spalla.“Scusami per ieri” mi dice, tenendo basso il tono della voce. “Che intendi dire?” gli chiedo, confusa e stranita dalle sue parole. “Non ci siamo visti, così ho pensato ti fossi preoccupata.” Rispose, accennando un debole sorriso. “Lo ero. Cosa ti è successo?” gli chiesi, aspettando una risposta. “Problemi familiari.” Si limitò a dire, rendendo la sua risposta decisamente enigmatica. In preda alla confusione, scossi il capo un paio di volte. Volevo che si spiegasse meglio, ma al contempo non volevo sembrare invadente. A tal proposito, decisi di tacere, muovendo le labbra unicamente per sorridere. Julius rispose al mio gesto cingendomi un braccio attorno alle spalle. “Devo parlarti.” Disse, mentre era nell’atto di farlo. Successivamente, mi condusse fuori dall’aula per pochi minuti, che non mi curai di contare visti i miei sentimenti per lui. Non davo la minima importanza allo scorrere del tempo. Eravamo insieme, ed era come se ogni altra persona fosse scomparsa. Lo guardavo negli occhi, perdendomi nella profondità degli stessi. Prima di dare inizio al suo discorso, chiuse la porta dell’aula alle sue spalle. Subito dopo, afferrandomi le mani e deglutendo, pronunciò una frase che non dimenticherò mai. “Io ti amo, Crystal. Da ora il mio cuore è tuo.” Rimasi immobile a guardarlo, e il silenzio esistente fra di noi venne spezzato dal contatto delle nostre labbra. Quello che ricevetti, fu uno dei baci più dolci e sinceri al mondo. Il tempo sembrò essersi letteralmente fermato, ogni rumore aveva taciuto, e le nostre sensazioni parlavano per noi. Stringendomi le mani, Julius mi condusse fuori dalla scuola, portandomi in un meraviglioso prato fiorito. “Finalmente siamo soli.” Disse, esercitando sulle mie mani una presa ancora più forte. “Proprio come volevo.” Risposi, posando le mie labbra sulle sue. “Ora torniamo indietro.” Mi disse, dopo avermi baciata. “Domani ti racconterò una storia.” Aggiunse, facendo suonare tale frase come una promessa. Lasciai quindi che mi prendesse la mano, e camminai al suo fianco fino a raggiungere la scuola. Quando finalmente rientrammo, era come se nessuno si fosse accorto della nostra assenza. Tutti i compagni erano impegnati e assorti nella lettura dei loro libri di testo, e per tale ragione, nessuno di loro badò a noi. Occupammo i nostri posti senza parlare. Inconsciamente, fuggivamo l’ uno dagli sguardi dell’altra, e gli stessi parevano inseguirsi. Poco tempo dopo, la campanella suonò, annunciando la fine delle lezioni. Mi diressi verso l’uscita della scuola, con l’unica intenzione di tornare velocemente a casa. Le parole di Julius mi avevano confusa, e volevo solo raggiungere la calma del mio focolare domestico, per sedermi e riflettere. Una volta arrivata a casa, sprofondai subito nella poltrona accanto al caminetto, godendomi il calore e il crepitio delle fiamme. Vedendomi in quella posizione, mia madre mi si avvicina, porgendomi il mio romanzo preferito. Senza perdere la calma, la informo di non aver voglia di leggere, sottolineando di desiderare solo un pizzico di tranquillità. Ad ogni modo, non importava quante energie investissi nelle mie argute riflessioni, poiché ognuna delle stesse sembrava essere illogica. Gettando quindi la spugna, mi diressi verso la mia stanza, e quando vi entrai, mi sdraiai sul letto senza proferire parola. Fu questione di pochi minuti, e senza neppure accorgermene, mi addormentai. Prima di farlo, sperai silenziosamente di riuscirci, pregando di non venir svegliata da ricordi o pensieri di sorta. Le mie preghiere furono sorprendentemente ascoltate, difatti riuscii senza alcun problema a cadere in un profondo sonno, cullata dal suono della pioggia invernale che batteva sul vetro della mia finestra.

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