Il segreto della musica – CAPITOLO V

Fra problemi e sentimenti

L’aurora nasce anche quest’oggi nella mia ridente cittadina. Lentamente, questa nuova giornata ha inizio davanti ai miei occhi. La mia stanza viene inondata dalla luce del sole, che mi solletica il viso, disturbando la mia vista. Con grande riluttanza, apro gli occhi, sapendo di dover affrontare un’ennesima giornata di scuola. Per tale ragione, lascio che mia madre mi accompagni. Per tutta la durata del viaggio, non oso proferire parola. Pur essendo una ragazza alquanto mattiniera, avrei di gran lunga preferito riposare. Non avendone la possibilità, mi limito ad osservare il paesaggio dal finestrino dell’auto. L’asfalto sembra scivolare via, mentre io mi avvicino sempre di più alla mia destinazione. Nel giro di pochi minuti, raggiungo la scuola, perciò comprendo che l’unica cosa da fare è scendere dall’auto di mia madre ed entrarvi. Ora come ora, cammino lentamente nei corridoi scolastici, con la ferma e unica intenzione di raggiungere la mia aula. Dopo averlo fatto, vi entro senza esitare. Una volta entrata, mi sedetti subito al mio posto. Il mio sguardo incrocia quello di Julius, il quale, non esita a regalarmi un sorriso. Subito dopo, anche le mie labbra si dischiusero in un luminoso sorriso. Improvvisamente, il mio battito cardiaco inizia ad accelerare. Non so cosa mi stia succedendo, ma sono sicura di una cosa. I suoi occhi nocciola nascondono un segreto. Le ore scolastiche passano in fretta. L’intervallo ha quindi inizio, e ognuno dei miei compagni, lascia lentamente la classe, ad eccezione di Julius. Frugando nel mio zaino alla ricerca del mio libro di filosofia, tento di evitare il suo sguardo. Quasi senza accorgermene, prendo in mano il mio diario, e lo appoggio sul banco. Supponendo quindi che Julius se ne sia andato, lasciandomi da sola nell’aula ormai vuota, e con la sola compagnia del silenzio presente nella stessa, afferro saldamente la mia penna, e inizio a scrivere, intrecciando parole che riflettono i miei sentimenti, così come ogni mia sensazione. Ancora una volta, la mia concentrazione viene spezzata dal ridondante suono della campanella. Anche l’intervallo giunge quindi al termine, lasciando il posto all’inizio dell’ora di educazione fisica. Lentamente, la classe ricomincia a riempirsi, e ho finalmente l’occasione di vedere le mie amiche Jamie e Sophia, alle quali, non avevo prestato attenzione per tutto il tempo. Alla mia vista, entrambe mi salutano con un cenno della mano, al quale ricambio con un sorriso. Pochi istanti dopo, il professore fa il suo ingresso nell’aula, accompagnando quindi sia me che i miei compagni nel cortile della scuola. Volendo tentare di prendere parte ad un’attività diversa dal solito, decido di giocare una partita di pallavolo assieme al resto dei miei compagni. Vengo sorprendentemente nominata capitano della mia squadra, ma lascio che inconsciamente che la rabbia mi sovrasti, quando scopro chi è il capitano della squadra avversaria. Quella serpe di Camille è riuscita ad ottenere tale ruolo imponendosi. Generalmente, mi definisco una persona tranquilla, motivo  per cui non riesco minimamente a spiegare la ragione dei miei sentimenti nei suoi confronti. Fin dal primo giorno di scuola, Camille sembra avermi preso di mira, apparendo ai miei occhi come una persona acida e senza cuore. La gentilezza e le buone maniere non sembrano avere alcun effetto su di lei, perciò comprendo che il solo modo di avere un qualunque tipo di approccio con lei, sia trattarla nello stesso modo in cui lei tratta gli altri. Mostrando i suoi ingiusti e irrispettosi comportamenti, crede di incutere paura nell’animo delle persone che la circondano, ma credo che le convenga sapere una cosa. Io non ho alcuna paura di lei e dei suoi atteggiamenti, ragion per cui ho preso un’importante decisione. È per me arrivata l’ora di agire. So bene che da ora in avanti, non permetterò più a Camille di scalfire me o il mio carattere. Lo stesso, è alcune volte influenzato dalle mie emozioni. Durante la partita di pallavolo, infatti, colpivo ogni volta il pallone con forza incredibile, che fra l’altro non sapevo neppure di possedere. Ad ogni modo, dopo pochi minuti dall’inizio della stessa, Camille colpì il pallone, ma sbagliando completamente mira, lo spedì involontariamente in un prato molto distante dal campo. Anche se la colpa di tale evento non era che sua, toccò a me andare a riprenderlo. Lo feci quindi senza protestare, iniziando a camminare attraverso l’erba alta. Dopo una lunga ricerca, ritrovai il pallone, nascosto da un cumulo di erba e fogliame. Mentre ero nell’atto di raccoglierlo, il mio senso dell’olfatto venne scosso da un odore leggermente acre. Camminando in direzione dello stesso, scoprii che in quel prato c’era della Salvia Vitale, ovvero la pianta che mi serviva per curare le ferite di Bubbles. Facendo molta attenzione, intascai alcune delle foglie della stessa, ben sapendo che mi sarebbero servite. Quando finalmente tornai nel campo di pallavolo, ricevetti un’accoglienza poco calorosa. “Ti ci è voluto tanto?” sibilò Camille nel vedermi, in tono acido. A quelle parole, la rabbia e il buonsenso si rimescolarono freneticamente nel mio animo, e la fortuna, unita ad una generosa dose di pazienza e autocontrollo da parte mia, mi permisero di non scompormi. Così, mantenendo la calma, scelgo il silenzio come unica risposta da darle. Anche stavolta, Camille non perde occasione per spostare il suo velenoso sguardo su di me. Completamente assorta in un fiume di pensieri, decido di continuare ad ignorarla. Ben presto, odo il suono della campanella, che indica la fine dell’odierna giornata scolastica. Mentre mi avvio verso l’uscita della scuola, vengo inaspettatamente fermata da Julius. “Aspetta!” mi urla, essendo molto lontano da me. Sentendolo successivamente chiamarmi per nome, mi volto di scatto. “Ciao Julius! Come va? “ gli chiedo, in un mero tentativo di rompere il ghiaccio. “Tutto bene. Non mi è affatto piaciuto il modo in cui ti ha trattata Camille sai?” disse, lasciando che la sua innata onestà corrompesse il suo tono di voce. “Non preoccuparti, ignorare certa gente è la mossa migliore.” Risposi, sorridendo quasi inconsciamente. “Vuoi che ti accompagni a casa?” mi chiese, cambiando velocemente argomento. “Certo!” risposi, annuendo. Subito dopo, Julius iniziò a camminare al mio fianco. A mia completa insaputa, i nostri passi si sincronizzarono. Camminammo l’uno al fianco dell’altra per circa quindici minuti, allo scadere dei quali, lui si fermò. Guardandomi intorno, mi accorsi che eravamo appena arrivati davanti a casa mia. Ad essere sincera, trovo davvero gentile il comportamento di Julius nei miei riguardi, e inoltre, un mio presentimento mi suggerisce che la nostra amicizia tramuterà presto in qualcosa di nuovo. Dopo averlo affettuosamente salutato, varcai lentamente la soglia di casa mia, richiudendomi la porta alle spalle. Successivamente, noto che nell’intera casa aleggia un tombale e misterioso silenzio. Tentando di ignorarlo, mi faccio strada nel corridoio, e dopo aver salito le scale che portano al piano superiore, entro subito nella mia stanza. La scena alla quale mi ritrovo ad assistere, mi infonde un improvviso senso di impotenza. Sdraiato sul tappeto della mia camera, c’è Bubbles, il quale, silenziosamente, si lamenta per il bruciore della ferita sul suo dorso. Avvicinandomi a lui, lo prendo delicatamente in braccio, lasciando che riposi quindi sul mio letto, superficie assai più morbida rispetto al duro e freddo pavimento. Fatto ciò, estraggo dalla tasca della giacca che porto, la Salvia Vitale che ho trovato, appoggiando sul suo dorso una delle foglie. Dopo alcuni minuti, noto che la ferita di Bubbles sta iniziando a scomparire. In una questione di attimi successivi ai minuti appena trascorsi, la ferita svanisce del tutto, regalando a Bubbles la libertà di muoversi. “Grazie per avermi guarito.” Dice, mentre balza giù dal letto con velocità incredibile. Gli sorrido debolmente. “Chi era stato a ferirti?” gli chiedo, dopo qualche attimo di silenzio. “Quell’umana indisponente. Non so dirti come ci sia riuscita, ma la colpa è sua.” “Intendi Camille? Oso chiedere, smarrita. “Proprio lei.” Rispose, con una vena di rabbia nella voce. “La salute di noi famigli dipende dal comportamento degli umani nei nostri confronti, per questa ragione è riuscita a ferirmi.” A quelle parole, posai il mio benevolo e preoccupato sguardo su di lui, continuando a strofinare la Salvia Vitale sulsuo dorso. Decisi di smettere solo dopo alcuni minuti, ossia quando compresi che Bubbles era davvero guarito. Passai quindi il resto del pomeriggio curva sui libri. Mi concessi alcune brevi pause, che sfruttai per riposare. In breve, calò la sera. Stavo tranquillamente passeggiando per strada, godendomi il sibilo del fresco vento serale. Improvvisamente, la vista di un’ombra nel buio mi gela il sangue. La paura mi attraversa il corpo, impedendomi qualunque movimento. Il buon senso, unito al terrore che provavo, mi spinse a tornare subito in casa. Richiusi velocemente la porta alle mie spalle. Subito dopo, mi sedetti sul divano, sperando di calmarmi. Dopo pochi minuti, sentii bussare alla porta. Mi alzai per andare ad aprirla, e quando lo feci, rimasi letteralmente esterrefatta dalla persona che vidi. Julius era in piedi davanti a me, e aveva una rosa rossa in mano. Dopo avermi salutato, me la porse. Incuriosita dal profumo della stessa, l’annusai per alcuni secondi. Successivamente, Julius mi prese delicatamente per mano, e stringendomi a sé, mi depose meraviglioso bacio sulle labbra. In quel preciso istante, presi coscienza dei miei veri sentimenti per lui. Avevo provato a lungo a negarli, ma dopo quanto era accaduto, sapevo bene di non poter più riuscire a farlo.

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