Il segreto della musica – CAPITOLO IV

Dietro le apparenze

Un’ennesima, radiosa e soleggiata mattina ha inizio. Il sole, padrone del limpido cielo azzurro, splende, dando mostra di tutta la sua magnificenza. È ancora mattina presto, e un raggio di sole penetra nella mia stanza, illuminandola a giorno. Sono ancora avvolta dalle mie leggere coperte, e non ho alcuna voglia di abbandonare il mio letto. Stanca e assonnata come sono, fatico ad aprire gli occhi, riuscendoci solo dopo alcuni tentativi. Dopo averlo fatto, mi levo di dosso le coperte, decidendo, seppur con estrema riluttanza, di alzarmi in piedi e uscire dalla mia camera. Attraversando il corridoio, raggiungo la cucina, e una volta arrivata, mi siedo al tavolo per fare colazione. Il dolore derivante dalla morte di mio padre, non è ancora del tutto svanito. Lo stesso discorso, vale per lo stato delle mie profonde ferite emotive, non ancora cicatrizzate. Un’improvvisa e motivata tristezza mi attanaglia lo stomaco, togliendomi l’appetito. Mi limito a bere pochi sorsi di latte, accompagnandoli con dei friabili biscotti integrali. L’apatia di cui in tale momento soffro, mi porta ad ignorare la frugalità del mio pasto. Per tutta la durata della mia permanenza in cucina, non oso proferire parola. Le stesse, ora come ora non mi servirebbero, poiché la profonda tristezza che provo, ha inevitabilmente finito per togliermele di bocca. Notando la mia alquanto insolita inappetenza, mia madre tenta di convincermi a mangiare, seppur con risultati di scarsa concretezza. Senza proferire parola, raggiungo la mia stanza, salendo le scale con cautela. Una volta entrata, apro la gabbia del mio coniglio Bubbles. Lo prendo quindi in braccio, lasciando che mi si accoccoli in grembo. Tengo gli occhi chiusi. Un’improvvisa tristezza, mi porta a versare amare lacrime. Le stesse, mi rigano il viso, senza che io riesca ad arrestarle. “Non sei sola Crystal. Andrà tutto bene.” Sento dire improvvisamente da una voce. Le mie lacrime non cessano di sgorgare, e in un pianto silenzioso, mi interrogo sulla provenienza della stessa. Sono completamente sola nella mia stanza, fatta eccezione per la presenza di Bubbles. Stranamente, penso che sia stato il coniglio a parlare. Riaprendo subito gli occhi, scopro di avere ragione. La voce che avevo sentito, era proprio la sua. Quasi istintivamente, sposto il mio sguardo su di lui e sul pelo color pece, notando che inizia a sua volta a guardarmi con i suoi profondi occhi color nocciola. “Tu sai parlare?” gli chiesi, confusa e sorpresa. “So farlo, e anche bene. Non vedi?” rispose. “Ma non è possibile!” dissi, ancora in preda alla mia stessa confusione mentale. “Crystal, io non sono un animale domestico. Sono il tuo famiglio.” Disse, mantenendo la calma. “Cosa?” non potei fare a meno di chiedere, volendo solo ricevere una risposta e chiarire i miei dubbi. “Noi famigli facciamo parte del mondo della magia, e siamo nati per stare al fianco dei Figli della Musica proprio come te.” Spiegò, in tono serio ma pacato. Dopo aver ascoltato le sue spiegazioni, mi limitai ad annuire, lasciando la stanza per andare a prendere il mio zaino, lasciato distrattamente nel salotto di casa. Dopo pochi minuti, infatti, lo trovai appoggiato contro il divano. Vista la posizione dello zaino stesso, alcuni libri erano finiti sul pavimento. Li raccolsi lentamente da terra, rimettendoli al loro posto. Subito dopo, afferrai saldamente il mio zaino, mettendomelo in spalla. Tornai quindi nella mia camera, e una volta arrivata, notai l’assenza di Bubbles. Sulle prime, decisi di non badarci, ma senza neanche accorgermene, mi ritrovai a camminare per l’intera casa alla sua ricerca. Dopo aver tentato di ritrovare per lungo tempo, lasciai che il mio essere naturalmente metodica e razionale, mi portasse all’unico ragionamento logico. Conclusi quindi che si era sicuramente nascosto sotto qualche mobile. Avendo la mia tristezza come unica compagnia, ora siedo nel mio banco di scuola. Evito di parlare, poiché non voglio che i miei amici si insospettiscano, o mi pongano domande su come mi sento. L’unica pecca è che pur essendo una ragazza molto creativa, manco di coraggio. In breve, non riesco a nascondere le mie emozioni, né a fingere che tutto vada bene. Anche se ci provassi, nascondendo la mia tristezza dietro un mellifluo sorriso, o un comportamento calmo e rilassato, tale farsa non reggerebbe. Il mio malessere quindi, finisce per suscitare la preoccupazione dei miei compagni e della stessa insegnante. “Qualcosa ti turba?” chiede Julius, seduto accanto a me. “Non preoccuparti, sto bene.” Rispondo, tenendo gli occhi fissi sul mio quaderno. Dopo aver ascoltato la mia risposta, si strinse nelle spalle, tornando alla lettura di una fitta pagina del libro di testo. Dopo pochi minuti, la stessa domanda mi venne posta da Jamie e Sophia, le quali, sembravano essere seriamente preoccupate. “Sto bene.” Risposi una seconda volta, aggiungendo a tale responso, un’inconsapevole vena di rabbia. L’intera giornata scolastica sembra proseguire a rilento, ma fortunatamente, l’inizio dell’intervalloriesce ad annullare questa mia convinzione. In un mero tentativo di guarigione dal mio malessere, scelgo di annegare i miei sentimenti nel mio diario. Difatti, sono fermamente convinta che scrivere di tutte le mie frustrazioni, mi aiuterà a superarle. D’altronde, tale strategia ha dimostrato la sua efficacia in più di un’occasione, ragion per cui, credo che un ulteriore tentativo non mi danneggerà. Sollevo quindi da terra il mio zaino, aprendolo con l’unica intenzione di prendere il mio diario. Proprio mentre sono nell’atto di farlo, sento uno strano rumore provenire dallo stesso. Aprendolo quindi con velocità inaudita, rimango sorpresa da quello che vedo. Per qualche strana ragione, Bubbles era riuscito a seguirmi fino a scuola nascondendosi nel mio zaino. “Cosa ci fai qui?” gli chiesi, con un tono a metà fra rabbia e sorpresa. “Sono qui solo per te.” Mi rispose, guardandomi negli occhi. “Nasconditi subito. Se gli umani ti vedono per te sarà la fine!” gli dissi, in tono perentorio. “Rilassati.” Mi rispose, in maniera calma. “Non sanno nulla di me.” A quelle parole, alle quali non riuscii neanche a ribattere, alzai gli occhi al cielo, voltandomi verso la porta dell’aula. In quel mentre, noto che Sophia è appena entrata in classe. Rimango perfettamente immobile, guardandola avvicinarsi a Bubbles. “Che ci fa qui un coniglio? È per caso tuo?” chiede, rivolgendosi a me. “Si, è mio.” Le rispondo, guardandola negli occhi. “Ha un nome?” chiede in seguito, dopo avergli regalato qualche carezza. “Sophia, ti presento Bubbles.” Dichiaro, in tono solenne. Alla mia risposta, Sophia ride divertita. Mi chiedo il perché di tale reazione, salvo poi decidere di non badarci. Dopo pochi minuti, vedo che anche quella serpe bruna di Camille fa il suo ingresso nell’aula. “Un topo!” esclama spaventata. “Calmati, non è un topo. È solo il mio coniglio Bubbles.” Risposi, per nulla spaventata e leggermente seccata dalle sue parole. “Ad ogni modo, faresti meglio a tenere le tue bestiacce lontane da me, Collins.” Disse, sputando il mio cognome. Pochi istanti dopo, la vedo avvicinarsi a Bubbles, e dargli un colpo sul muso. La sua prima reazione è quella di mordere, ed io non tento minimamente di fermarlo. È quello che si merita dopo aver esibito un comportamento così irrispettoso. Subito dopo, Camille mi mostra la sua mano. Osservandola, noto che la pelle è leggermente rovinata, e che un rivolo di sangue le scende da un dito. “Guarda cosa mi ha fatto!” strilla indignata. “Lasciala stare!” Disse una voce alle mie spalle. Voltandomi di scatto, scoprii subito di chi si trattava. A mia completa insaputa, Julius aveva assistito all’intera scena. Fu questione di un attimo, e con velocità fulminea, lo vidi avvicinarsi a Camille. “Allontanati subito da lei.” Le disse, lasciando che la collera avesse la meglio su di lui. Sostituendo la sua espressione sdegnata con una impaurita, Camille gli obbedisce, girando sui tacchi e tornando a sedersi al suo posto. “Non è finita qui.” Mi disse, spostando il suo glaciale sguardo su di me. Tornando a concentrarmi sul mio libro di testo, decido di ignorarla, poiché so bene che il silenzio è l’unica risposta da dare a persone della sua levatura mentale. Le restanti ore scolastiche passano in fretta, e per qualche ragione a me ancora ignota, Camille non mi toglie gli occhi di dosso. “Pensi stia tramando qualcosa?” mi chiese Jamie, sussurrando. “Non lo so, ma è meglio che tenga gli occhi aperti.” Le risposi, continuando a concentrarmi sulla lettura in cui sono assorta. Poco tempo dopo, vengo distratta dal suono della campanella. La giornata scolastica odierna è ormai giunta al termine, e come ogni volta, la mia lentezza mi penalizza. Guardandomi intorno, credo di essere rimasta completamente sola, salvo poi notare il luccichio degli occhi di Julius dal fondo dell’aula. “Sarà meglio che ti muova.” Mi dice, regalandomi un sorriso. “Hai ragione.” Gli rispondo, mentre sistemo l’ultimo dei miei libri nel mio zaino. Notando che fatico a portarlo in spalla, Julius si offre generosamente di farlo al mio posto. Mi stringo quindi nelle spalle, lasciandolo fare. “Dov’è tua madre?” gli chiedo, mentre cammino al suo fianco attraversando lentamente la strada. “Non viene a prendermi. Di solito vado a casa a piedi.” Risponde, guardandomi negli occhi. Senza neanche formulare un singolo pensiero, gli sorrido. Tento di nasconderlo e apparire rilassata, ma la realtà risulta essere un’altra. Il mio cuore batte forte, martellandomi nel petto, e mentre camminiamo, mi accorgo che Julius mi prende dolcemente per mano. Un fiume di emozioni mi attraversa il corpo, e il mio battito cardiaco continua ad accelerare. Fingo di non accorgermi di quanto sta accadendo, in modo da non farlo insospettire. Dopo qualche minuto, mi accorgo di essere arrivata davanti alla porta di casa mia. Saluto Julius, ringraziandolo di avermi aiutata. In quel mentre, mi accingo ad aprire la porta di casa, riuscendoci quasi subito. Non appena entro, vedo mia madre in piedi proprio davanti a me. Ha una triste espressione dipinta sul volto, ed io non oso porle domande. Evidentemente è ancora addolorata dal lutto che stiamo affrontando. Salutandola con un cenno della mano, mi dirigo subito verso la mia stanza. Dopo aver aperto la porta, mi siedo sul mio letto, aprendo il mio zaino. Mentre sono nell’atto di farlo, noto che Bubbles fatica a muoversi. Lentamente, lo vedo venire fuori dal suo nascondiglio, posando quindi il mio sguardo su una ferita che ha sul dorso. “Che ti è successo?” gli chiedo, non potendo distogliere lo sguardo da quella vistosa ferita. “Di che parli?” risponde, fingendo di non capire. “Bubbles, sei ferito!” urlai, preoccupata. “Non ho niente.” Rispose, tentando di convincermi. “Dimostralo.” Lo sfidai con la voce. Subito dopo, lo vidi tentare di muovere qualche passo in avanti. Il dolore glielo impediva, così fu costretto a fermarsi. “Come posso aiutarti?” gli chiesi, con un filo di preoccupazione nella voce. “Crystal, questa non è una ferita normale, e l’unico modo di guarirmi è utilizzare la Salvia Vitale.” Spiegò, con la voce corrotta dal dolore. “La troverò.” Gli promisi, prendendogli dolcemente una zampa. Uscii subito dalla mia stanza, lasciando Bubbles da solo. Sapevo bene c’era solo un modo di curarlo, ma non potevo lasciare che la sua ferita si infettasse. Dirigendomi velocemente verso il bagno, apri l’armadietto dei medicinali, andando alla ricerca di una garza. Avevo in mente di fasciargli la ferita utilizzandola, poiché non sapevo quando e se sarei riuscita a trovare l’erba medicamentosa che mi aveva chiesto. Una volta trovato quel che cercavo, tornai in tutta fretta nella mia stanza, facendo del mio meglio per medicare Bubbles, che era rannicchiato sul tappeto, e non osava muoversi. Passai l’intero pomeriggio a prendermi cura di lui. Gli cambiavo la garza a intervalli regolari, assicurandomi di disinfettare ogni volta la ferita. Al calar della sera, andai subito a letto. Mi addormentai velocemente, sprofondando in un sonno privo di sogni. La stanchezza mi  impedì di sognare, consentendomi solo di dormire, con la sola compagnia del buio e del silenzio notturno.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *