Creature della notte – CAPITOLO XXV

Una nuova era

Le ore notturne passano, soffocando lentamente l’oscurità, e lasciando spazio alla lucente aurora mattutina. Sono completamente da sola nella mia stanza, e osservo il panorama dalla mia finestra. Il cielo, ora divenuto limpido e terso, non mi è di conforto, poiché il mio unico pensiero, è quello di rivedere mia figlia Ester. Un attimo di scoramento, lascia che l’orribile pensiero della sua morte si insinui nella mia mente, ma per fortuna, il mio buon senso, unito ad un’immortale speranza, mi porta a credere che sia ancora in vita. Talvolta, in seguito a delle brutte esperienze, le emozioni provate a causa delle stesse, tradiscono il nostro essere, rivelando lati nascosti della nostra personalità. In questo preciso istante, sono tranquillamente seduta a riflettere, sperando di far scomparire quell’orribile pensiero dalla mia mente. Ad ogni modo, quando mi accorgo che neanche le mie solite, profonde e talvolta filosofiche riflessioni, non sono affatto d’aiuto, prendo una drastica decisione, ossia quella di andare a cercare Ester. “Non andare.” Mi prega Blake, con una vena di preoccupazione nella voce e nell’anima. “Devo farlo, Blake. Non ho altra scelta.” Gli rispondo, violando la porta di casa e avviandomi verso il bosco. Senza perdere un istante di tempo, mi addentro nel bosco stesso, alla continua e strenua ricerca di mia figlia. Mentre cammino, quasi ignorando il pungente freddo e la soffice neve che cade posandosi sul terreno, urlo il suo nome, nella speranza che mi senta, e sappia che la sto cercando. I minuti continuano a passare, e lentamente i miei nervi vengono logorati dalla preoccupazione. Camminando, calpesto la gelida neve, che si sgretola inesorabilmente ad ogni mio passo. All’improvviso, la tristezza ha la meglio su di me, e senza neanche avere il tempo di rendermene conto, inizio a piangere, lasciando che delle lacrime, fredde quanto la mia anima, mi righino il volto. La mia ricerca prosegue, ma con l’andare del tempo, continuo ad indebolirmi. Progressivamente, anche un’azione semplice come camminare, diviene impossibile da compiere. In cuor mio, so bene di essere sul punto di perdere le forze, ma ad ogni modo non demordo. Non do alcuna importanza alla neve che mi circonda, al vento che soffia sibilando minaccioso e pare sfigurarmi il viso, o al corvo che vola in alto nel cielo, gracchiando sonoramente. Questa naturale concatenazione di eventi non ha per me alcun importanza, poiché ciò che davvero m’importa, è ritrovare Ester. Attualmente, nulla sembra poter arrestare il mio cammino, intrapreso con le mie sole forze, unite alla mia incrollabile determinazione. Pur avendo ancora ben fisso in mente il mio scopo principale, ossia quello di ritrovare mia figlia, sono ormai sul punto di perdere, assieme alle mie ormai esigue forze, anche le mie ultime speranze. Guardando dritto davanti a me, e osservando una miriade di alberi spogli dai rami appuntiti, che sembrano voler squarciare il cielo, continuo imperterrita a camminare. Ad un tratto, un’orribile visione mi costringe a fermarmi e arrestare il mio cammino. La scena che ho davanti ai miei occhi è davvero orribile. Nella neve, intravedo un corpo ormai visibilmente congelato. Mi avvicino allo stesso, in maniera tale da esaminarlo meglio, e l’intera faccenda, peggiora nello spazio di un secondo. Ho appena il tempo di accorgermi infatti, che un grosso lupo si sta avvicinando a me, ringhiandomi contro. Per qualche strana ragione, non sembra volere che mi avvicini a quel corpo coperto di neve. D’improvviso, il mio dolore e la mia preoccupazione si tramutano in paura e terrore, che mi immobilizzano, impedendomi qualunque movimento. Dopo pochi istanti, sposto lo sguardo su quell’orribile bestia, che non osa muoversi da quella coltre di neve, quasi a voler proteggere quel che la stessa nasconde. Guardandola meglio, mi accorgo che non è una bestia comune, bensì William, figlio della mia migliore amica. Con inaudita cautela, mi avvicino, con la ferma intenzione di scoprire cosa nasconde la neve. Spostandola con un leggero movimento della mano, scopro con orrore che sotto quel fitto manto bianco è seppellita Ester. In questo preciso istante, il mio stupore e la mia meraviglia risultano essere incalcolabili. Dopo ore di ricerca, sono finalmente riuscita a ritrovare mia figlia, ma sfortunatamente, pare che non ci sia molto da fare per strapparla al suo triste e gelido destino. Dopo qualche secondo, mi accorgo di sbagliarmi, poiché la reazione di William, mi lascia completamente attonita. Non credendo ai miei occhi, lo vedo sdraiarsi sul corpo ormai congelato di mia figlia, nel mero tentativo di proteggerla dal freddo. Con un gesto della mano, tento di fargli capire che Ester è ormai andata, e che non c’è modo di riportarla indietro, seppur fallendo miseramente nel mio intento. William, infatti, non sembra darmi retta, non lasciando Ester da sola neanche per un secondo. Con fare sconsolato, e le lacrime che hanno di nuovo iniziato a scivolarmi sul viso, mi allontano. Proprio mentre sono nell’atto di farlo, sento William, ancora trasformato in lupo, abbaiare. Apparentemente, è deciso a salvare Ester, e non vuole assolutamente che io me ne vada dal bosco. Altri preziosi secondi passano, e proprio davanti ai miei occhi increduli, avviene il miracolo. Ester muove lentamente un braccio, e biascicando qualche parola, iniziando a riprendere i sensi. Dopo pochi istanti, finalmente riapre gli occhi, posando il suo sguardo su me e William, che nel frattempo, è tornato alla sua forma umana. Avvicinandosi a lei, la aiuta a rialzarsi, e fa del suo meglio per evitare che continui a prendere freddo. In quel momento, con il cuore gonfio di felicità, abbraccio mia figlia, non potendo negare il sollievo di averla ritrovata sana e salva. Pochi istanti dopo, ci sciogliamo dal nostro abbraccio, e la vedo avvicinarsi a William. In un questione di meri attimi, i due si guardano negli occhi, scambiandosi per la prima volta, un bacio. Mantenendo un religioso silenzio, avevo appena avuto modo di comprendere che il loro rapporto andava ben oltre la semplice amicizia. In quel momento, ero davvero fiera di mia figlia. Sin da bambina, aveva attraversato miriadi di pericoli, arrivando perfino a rischiare la sua stessa vita, e la scena a cui avevo appena assistito, mi aveva aperto gli occhi e la mente, portandomi a capire una cosa. Il suo amore per William è intenso e reale, e sono sicura che con lui al suo fianco, non potrà accaderle nulla di male. Dopo alcuni istanti di riflessione, prendo una decisione davvero importante. Comprendo infatti, che l’unico modo di mostrare ad Ester quanto io sia realmente fiera di lei, è regalarle il Diamante Cremisi, gioiello sacro ai vampiri del nostro ordine, che porto al collo dal giorno del mio primo incontro con Blake. La chiamo quindi per nome, inducendola a voltarsi verso di me, e la a metterselo al collo. “Abbine cura.” La avverto, in tono serio. Ester non risponde, limitandosi a regalarmi un sorriso. Subito dopo, assieme a me e William, imbocca la strada di ritorno verso casa, e mentre cammino, nel mio cuore si fa largo una certezza. Ora che Ester possiede l’amore corrisposto di William, e il Diamante Cremisi, l’inizio di una nuova era può essere finalmente decretato.

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