Creature della notte – CAPITOLO XXII

Dolorose realtà

Lentamente, ossia quasi a voler imitare il timido scrosciare della pioggia primaverile, anche l’ultimo mese di tale stagione è giunto al termine, dando quindi inizio, al primo giorno d’estate. L’atmosfera tipica della stessa, si respira nell’aria. Il sole si fa più caldo, le notti si fanno più fresche, le giornate si allungano, e la vita migliora. Ad ogni modo, non avrei mai potuto immaginare quello che l’inizio della stagione estiva aveva in serbo per me e la mia famiglia. Come di consueto, quest’oggi inganno il tempo passeggiando nel bosco, ma per qualche motivo, tale attività stavolta non mi rilassa. Difatti, non riesco proprio a stare tranquilla, il che è abbastanza comprensibile, visti gli eventi che hanno caratterizzato la mia vita negli ultimi tempi. Sono così tesa e preoccupata, da non poter fare più di due passi senza voltarmi e guardarmi costantemente alle spalle. Questa situazione, può essere facilmente spiegata. Conoscendo la vera identità di Sebastian, il quale risulta essere un vampiro, proprio come me, Blake e mia figlia Ester, e sapendo bene quanto abbia spaventato quest’ultima apparendole dinanzi anche come visione onirica, ora vivo con la costante paura di poter essere attaccata da lui in qualsiasi momento. In questo preciso istante, Blake ed io stiamo camminando l’uno accanto all’altra, mentre lui tiene per mano la piccola Ester, che a sua volta, gli cammina accanto. I nostri passi nel bosco, non producono alcun rumore, poiché lo stesso è attutito dalla presenza dell’erba. Improvvisamente, sono costretta a fermarmi. Un rumore alle mie spalle mi fa trasalire. Voltandomi di scatto, scopro di potermi rilassare, poiché quel rumore, e stato semplicemente causato da mia sorella Jennifer, la quale, camminando con passo felpato, ha inavvertitamente spezzato un fragile ramo camminandoci sopra. “Jennifer! Cosa ci fai qui?” le chiedo, con la voce ancora corrotta dallo spavento. “Chelsea calmati, sono solo venuta per una passeggiata, che c’è di male?” risponde, stranita dalle mie parole. “Lascia perdere.” Rispondo, leggermente seccata dalla sua innocente attitudine. Senza neanche tentare di formulare una risposta, e mandare quindi avanti la nostra conversazione, Jennifer inizia a seguirci. Nessuno di noi tre lo reputa un problema, ragion per cui, continuiamo a camminare. Ad un tratto, noto che Ester si ferma, lamentando un forte mal di testa. Essendo sua madre, faccio quel che posso perché si senta subito meglio, ma ogni rimedio che utilizzo, sembra non sortire effetto. Dopo pochi istanti, vedo un’ ombra stagliarsi sull’erba, e la figura di Sebastian materializzarsi davanti a tutti noi.  “Jennifer! Finalmente ti ho trovata!” dice, rivolgendosi a mia sorella. Felice di rivederlo, lei gli corre incontro stringendolo in un abbraccio. Per sua sfortuna, Sebastian lotta per sciogliersi dallo stesso, prendendo subito di mira Ester. Paralizzata dal terrore, rimango immobile e impotente a guardare, mentre Sebastian prende mia figlia per un braccio, e una volta trascinatala fra l’erba, minaccia di ferirla guardandomi negli occhi. D’improvviso, vengo investita da una forza quasi mistica, che non credevo di possedere, e correndo verso Sebastian, riesco fortunatamente ad impedire che ferisca mia figlia, dandole quindi, la possibilità di fuggire e avvicinarsi al padre, il quale, rivolgendomi una rapida occhiata d’intesa, è pronto a proteggerla. Avendo appena il tempo di accorgermene, sento le forze abbandonarmi, e utilizzo quelle rimaste per guardare mia sorella negli occhi, e indirizzare lo sguardo verso un albero vicino a lei. Il colore del tronco, mi suggerisce che quello è l’Abete dell’Anima Nera. Rimanendo immobile, vedo Jennifer avvicinarsi a Sebastian, per poi raggiunger subito quell’albero. Con una forza che scaturisce dalla rabbia che ora prova, stacca con forza un ramo dallo stesso, e avvicinatasi a Sebastian, lo brandisce minacciosa. “Cosa cerchi di fare? Non puoi farmi del male, io ti amo! Le dice Sebastian, nel mero tentativo di ammansirla. “Mi dispiace, Sebastian. Non posso amare un traditore che ha osato spezzarmi il cuore.” Dopo aver pronunciato quelle parole, che rispecchiavano il suo dolore, la sua rabbia, e la sua forza d’animo, pugnalò Sebastian al petto, utilizzando l’appuntito ramo che aveva in mano. Subito dopo, Jennifer rimase impassibile nel vedere Sebastian venire privato delle sue forze, per poi morire lentamente, macchiando inesorabilmente l’erba di sangue. Jennifer rimase a guardare per pochi secondi, il corpo dell’ormai defunto Sebastian, disteso sull’erba. La profonda ferita che quasi gli squarcia il petto, è fresca e ancora ben visibile. Dopo qualche istante, Jennifer decide di averne abbastanza, dando le spalle al cadavere che ora giace ai suoi piedi. Consapevoli che ormai l’incubo che abbiamo vissuto è finito, usciamo tutti e quattro dal bosco, senza dire una parola. Dopo quanto è successo, le stesse non possono descrivere le nostre sensazioni. Nell’aria, tuttavia, aleggia una certezza. Ancora una volta, le nostre azioni parlano per noi.

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