Creature della notte – CAPITOLO XX

Il vero volto del terrore

Il gioco astrale a cui la maestosa luna ed il meraviglioso sole prendono parte ogni giorno, si è ripetuto per l’ennesima volta, proprio come fosse una sorta di rituale ormai dimenticato. Da qualche tempo a questa parte, sono costretta a svegliarmi spesso di pessimo umore. Tale situazione, ovviamente, trova una più che valida spiegazione. Le mie notti vengono disturbate da fondate paure e preoccupazioni. Ormai da tempo, io e la mia bambina viviamo con la reale e costante paura di essere osservate. In un mero tentativo di tranquillizzarci, Blake continua ad assicurare ad entrambe che tutto andrà bene, e che fino a quando lui rimarrà al nostro fianco, non ci accadrà assolutamente nulla. I forti sentimenti che provo per lui, mi suggeriscono di fidarmi, e infatti lui ha tutta la mia stima e la mia fiducia, ma purtroppo, lui non sa bene quello con cui io ho a che fare sin dall’adolescenza e sin da prima che lo conoscessi, perciò temo che anche investendo tutta la sua buona volontà ne farlo, non sarà certo in grado di proteggerci. Così mentre sono nella mia stanza a riflettere su come venir fuori da questa situazione e affrontare il pericolo che incombe su di noi, Ester vi è appena entrata, con il viso diafano per lo spavento, e il cuore che le martella nel petto. È talmente spaventata da non riuscire a parlare, e le lacrime le solcano inesorabili il viso. “Ester! Cosa ti è successo?” le chiedo, preoccupata. “Sa tutto di noi! Sebastian sa tutto di noi!” urla terrorizzata. Senza porre ulteriori domande, la guardo negli occhi, e negli stesso leggo e percepisco il suo terrore. Abbracciandola, riesco fortunatamente a calmarla, e corro subito a subito a cercare Blake. So bene di dover assolutamente riferirgli tale notizia. Ora come ora, abbiamo tutte le informazioni che ci servono per affrontare il pericolo. Finalmente il nostro nemico ha un nome, e l’unica cosa che resta da fare è scoprire in che modo eliminarlo. Ad ogni modo, cammino nervosamente per i corridoi di casa, cercando Blake. Dopo qualche minuto, lo trovo seduto sul divano nel salotto di casa. Ha un’espressione piuttosto calma in volto, ma la stessa è destinata a durare poco. “Blake,io e te dobbiamo parlare.” Esordisco, in tono alquanto perentorio. Lui, ancora seduto sul divano, scatta in piedi e si dimostra pronto ad ascoltarmi. “Ester ha avuto un’altra visione, e temo che le cose peggioreranno. Dobbiamo muoverci, Sebastian potrebbe attaccare da un momento all’altro!” gli dissi, con la voce irrimediabilmente corrotta dal terrore. “Chi è Sebastian?” mi chiese, dubbioso. In quel momento, mi infuriai. Eravamo tutti e tre in serio pericolo, e quello non era affatto il momento di fingere di non saperlo. “Non è altri che il figlio di quella traditrice. Va fermato, o per noi sarà la fine!” Risposi con rabbia. Proprio in quel preciso istante, Blake mi guardò spaventato. Evidentemente, le mie parole dovevano averlo scosso, ma non c’era tempo per ulteriori preoccupazioni. Dovevamo assolutamente agire. Tuttavia, soltanto una cosa ci frenava dal farlo. Non avevamo la minima idea di come eliminare quell’individuo. Ad un tratto, un guizzo di memoria mi salta in mente, e subito mi ricordo del diario di mia madre. grazie allo stesso, avevo carpito moltissime informazioni, e ed ero sicura che avesse dedicato almeno una pagina ai nemici del nostro ordine. Così, dopo un veloce ragionamento, corsi subito nella mia stanza, dove ritrovai il diario di mia madre. Con il cuore in gola, lo aprii, e iniziai a leggere velocemente il contenuto di ciascuna pagina. Sfortuna volle, che per quanto mi sforzassi, non riuscissi a trovare le informazioni desiderate. Ad ogni modo, decisi di non perdermi d’animo, e continuare nella mia ricerca. Dopo alcuni minuti, che vista la situazione, sembrarono durare eternamente, trovai, in una delle ultime pagine di quel diario, quello che cercavo. Le stesse, attestavano a chiare lettere che i membri dell’ordine, qualora venissero radiati dallo stesso, dovevano automaticamente e senza eccezioni, essere considerati nemici. Continuai a leggere, sapendo che su di me ora piovevano gocce di speranza. Arrivando al fondo della pagina, scoprii che esisteva un unico modo per porre definitivamente fine alla vita di un traditore nemico dell’ordine, ossia colpirlo utilizzando un ramo di un albero sacro ai vampiri, chiamata “Abete dell’Anima Nera.” Dopo aver finito di leggere, richiusi lentamente quel diario, riponendolo con cura su uno scaffale della mia stanza. Avrei voluto tacere la mia scoperta, ma decisi di non farlo, scegliendo quindi di tornare in salotto e dare la notizia a Blake. Finalmente, tutti i tasselli di questo mosaico erano al loro posto. Rimaneva soltanto un ultimo passo da compiere, ossia uccidere Sebastian. Ancora una volta, tuttavia, c’era qualcosa che ci impediva di farlo. Eravamo tutti troppo spaventati per compiere tale azione, perciò decidemmo, di comune accordo, di rimandare qualsiasi decisione al giorno seguente. Avevamo tutti avuto una giornata piena di problemi, ed aggiungerne un altro alla già lunga lista, avrebbe significato commettere un gravissimo errore. Così, lasciando che ogni altra cosa passasse in secondo piano, tentammo di tornare alla nostra vita di sempre. Vista l’ora tarda, decidemmo tutti di andare a dormire, ma la stessa si rivelò un’azione più ardua del previsto. Difatti, quella notte, Ester non fu l’unica ad essere ripetutamente svegliata da raccapriccianti visioni oniriche concernenti Sebastian, ma anche io caddi in quell’ orribile vortice di visioni, che mi tennero sveglia per l’intera notte. Una parte di me, mi consigliava di avvertire subito Blake, ma d’altro canto, sapevo bene di non poterlo fare. Quella notte, fu davvero infernale per me. Avrei davvero voluto avere la forza di chiedere aiuto, ma i miei istinti mi suggerivano di non farlo. Ben presto, i miei istinti si trovarono a dover combattere una lotta impari contro i miei sentimenti. Amavo con tutto il mio cuore Ester e Blake, e non volevo assolutamente metterli in pericolo, ma ero al contempo consapevole del fatto che non sarei mai riuscita una lotta così ardua attraverso l’uso delle mie sole forze. Ad ogni modo, il punto della situazione risultava essere un altro. Ero troppo spaventata per chiedere il loro aiuto, poiché sapevo bene che non mi sarei mai perdonata l’averli feriti o messi in pericolo. Avevo un disperato e assoluto bisogno di aiuto, e se loro non potevano offrirmelo, non mi restava che sperare che ci fosse qualcun altro in grado di farlo.

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