Creature della notte – CAPITOLO XVIII

Pericolo in agguato

Ognuna delle mie giornate, si riempie ormai allo stesso modo. Essendo io e il mio ragazzo, genitori di una splendida bimba di tre mesi, siamo spesso e volentieri impegnati a prenderci cura di lei. La nostra piccola Ester, è così fragile e indifesa da necessitare continuamente le attenzioni sia mie che di Blake. Per fortuna, oggi i miei genitori si sono offerti di badare a lei per qualche ora, in maniera tale che io e Blake, riuscissimo a rilassarci almeno per un giorno. Ho quindi proposto a Blake di passare la giornata assieme a me, ma lui ha purtroppo rifiutato, asserendo di avere altri piani. Ha infatti in programma di incontrarsi con alcuni vecchi amici, che non vede dalla nascita di Ester. Essendo perfettamente consapevole delle sue ragioni, non ho tentato in alcun modo di fermarlo, lasciando che si divertisse con i suoi amici. Successivamente, per evitare di rimanere completamente da sola e con le mani in mano, ho preso il cellulare e composto velocemente il numero di Taylor. Contrariamente a quanto è accaduto con Daniella, con la quale sono riuscita a mantenere i contatti anche dopo la nascita di mia figlia, ho sfortunatamente finito per non avere più contatti con lei sin da allora. Ad ogni modo, Taylor consoce bene la mia attuale situazione, e ciò mi porta a credere che non mostrerà astio nei miei confronti, anche se dalla nascita di Ester, non abbiamo avuto più occasione di incontrarci o parlare. A questo proposito, ho infatti deciso di telefonarle, così da invitarla a casa, e passare del tempo assieme a lei. Proprio come mi aspettavo, non le ci è voluto molto per rispondere alla mia chiamata, così come, allo stesso modo, non ha affatto esitato nell’accettare il mio invito. Dopo averle telefonato, ho pazientemente aspettato che arrivasse a casa mia. Così, dopo circa mezz’ora, me la ritrovai davanti alla porta di casa. Con velocità fulminea, la aprii, accogliendo subito Taylor in casa. La stessa, mi salutò amichevolmente, stringendomi in un forte abbraccio. “Come stai?” mi chiese, subito dopo avermi lasciata andare. “Bene.” Risposi, accompagnando la mia risposta con un sorriso e un cenno del capo. Dopo averlo fatto, la invitai ad accomodarsi sul divano. Stavamo entrambe tranquillamente passando il pomeriggio a chiacchierare, quando improvvisamente, alle mie orecchie giunse il pianto della mia piccola Ester. Senza neanche rendermene conto, sobbalzai, suscitando l’evidente preoccupazione di Taylor. “Che succede?” mi chiese, senza staccare i suoi profondi occhi marroni da me. “La bimba deve essersi svegliata. Dammi un minuto.” Le rispondo, calmandomi quasi istantaneamente, e iniziando quindi a salire le scale che portano alla stanza di Ester. Una volta lì, mi avvicinai alla sua culla e la presi in braccio. Guardandola, notai che aveva il viso arrossato e gli occhi gonfi, quasi sicuramente una conseguenza del pianto. La strinsi a me, iniziando quindi a camminare verso il salotto. Scendere le scale con Ester in braccio, non fu di certo un’impresa facile. Mi muovevo lentamente, con la costante paura di farle del male stringendola troppo. Ad ogni modo, quando giunsi all’ultimo scalino, questa paura svanì, e Taylor, che per tutto quel tempo era rimasta comodamente seduta sul divano di casa ad aspettarmi, si alzò in piedi, venendo verso di me. Dopo pochi istanti, notai le sue labbra schiudersi in un sorriso, mentre guardava negli occhi la mia bambina. “È bellissima!” esclamò, in tono quasi euforico. “Come si chiama?” chiese subito dopo, con gli occhi che, brillando, tradivano la sua ormai evidente curiosità. “Si chiama Ester.” Risposi, lasciando che un sorriso mi illuminasse il volto. Dopo avere ascoltato la mia risposta, Taylor sorrise a sua volta, chiedendomi quindi, il permesso di tenere in braccio la bambina. Senza proferire parola, mi limito a stringermi nelle spalle, lasciando che la stringa a sé. Successivamente, muta come un pesce, rimango immobile a guardare Taylor negli occhi. Mentre osservo, rimango meravigliata dalla dolcezza con la quale tiene in braccio Ester, cullandola ritmicamente di tanto in tanto. Mentre è nell’atto di farlo, continua a ripetere che è una bellissima bambina. Ringraziandola dei candidi e dolci pensieri riguardo mia figlia, non posso evitare né fare a meno di sorridere. Ad ogni modo, mi scuso con Taylor ancora una volta, poiché, per qualche strana ragione, avverto un fortissimo mal di testa. Mostrando una leggera preoccupazione per me, Taylor mi rassicura, asserendo, in tono calmo e comprensivo, che non c’è alcun problema. Subito dopo, attraverso il corridoio fino a raggiungere il bagno. Una volta lì, mi bagno i polsi con dell’acqua fredda, il cui timido scrosciare sembra lenire il mio dolore. Anche dopo aver finito di lavarmi il viso, lascio che l’acqua continui a scorrere per una manciata di secondi, allo scadere dei quali, chiudo lentamente il rubinetto del lavandino, ed esco quindi dalla stanza. In quel mentre, vengo distratta dal rumore della porta di casa che si apre. Ad essere appena arrivato, non era altri che Blake, seguito da mia madre. Dopo avermi vista, entrambi mi salutarono amichevolmente. Ancora leggermente infastidita dal mal di testa, rispondo debolmente al loro saluto. Questa mia flebile reazione, suscita la preoccupazione di Blake. “Chelsea, va tutto bene?” mi chiede, avvicinandosi prontamente a me. “Sto bene, ho solo mal di testa.” Rispondo, nel vano tentativo di modificare il mio tono di voce e rassicurarlo. Rinfrancato dalle mie parole, Blake annuisce, poggiandomi una mano sulla spalla, come è solito fare in questi casi. Subito dopo, si avvicina a Taylor e la saluta, limitandosi a farlo con un gesto della mano. Successivamente, notando che Taylor ha in braccio Ester, depone una carezza sulla guancia della bambina, prendendola in braccio subito dopo. Da bravo padre, quindi, saluta nuovamente Taylor, che ora si sta preparando a tornare a casa, e riporta Ester nella sua cameretta. Nella quiete della sua stanza, la bambina si addormenta subito dopo essere stata dolcemente adagiata nella sua culla. Dopo averlo fatto, Blake si avviò silenziosamente fuori dalla stanza, lasciandola dormire tranquillamente. Pochi minuti dopo, Blake tornò nel salotto di casa. Esaminando l’espressione del suo volto, capii che qualcosa sicuramente non andava. Lo interrogai con lo sguardo, senza l’uso della parola. Poi, notando la sua disattenzione, mi arresi, capendo di dover forzatamente ricorrere alle parole. “Qualcosa ti turba Blake?” gli chiesi, attendendo pazientemente una risposta. “Sei tu a turbarmi, Chelsea.” Rispose, in tono serio e secco. “Cosa vuoi dire?” gli chiesi, stranita dalle sue parole. “Il tuo malessere non è comune.” Asserì. In completo e religioso silenzio, restavo ad ascoltarlo, senza capire il significato della frase che aveva pronunciato. Proprio in quel momento, l’ingresso di mia madre nel salotto di casa, ruppe il silenzio. “Blake ha ragione.” Esordì con serietà. “Venite con me, ragazzi. Ho qualcosa da mostrarvi.” Ci disse, con voce e sguardo glaciale. Noi due, tesi come corde di violino, non potemmo fare altro che seguirla. Inaspettatamente, ci condusse nella sua stanza. Una volta entrata, aprì lentamente il cassetto della sua scrivania, estraendone quel che mi parve essere un vecchio e polveroso libro. Immobile e impotente di fronte ai suoi gesti, non osavo porre domande, anche se silenziosamente, mi chiedevo quale sarebbe stata la sua prossima mossa. Con indefinibile minuzia nei movimenti, prese saldamente in mano quel libro, e ce lo mostrò. “Questo, ragazzi, è il mio diario. Sin da quando ero ragazza, vi scrivevo e annotavo ogni singolo particolare che apprendevo sulla vita e l’esistenza delle creature magiche. Voglio che tu lo legga, Chelsea.”Dopo aver finito di parlare, mi porse quel diario, aspettando che allungassi una mano per prenderlo. Lo presi in mano senza parlare, e mi diressi lentamente nella mia stanza assieme a Blake. Ora avevo un unico interesse, ossia leggere il diario di mia madre. sapevo bene già da parecchio tempo che ne teneva uno, e a dir la verità, il contenuto mi aveva sempre incuriosita. Sono anche consapevole del fatto che in circostanze normali, avrebbe mai lasciato che lo leggessi, perciò, se ha improvvisamente cambiato idea, un motivo deve sicuramente esistere. Ad ogni modo, passai quel pomeriggio a leggere, carattere dopo carattere, e parola dopo parola, le vecchie pagine del diario di mia madre. C’è da confessare che ogni volta mi toccava girarne una, al solo scopo di proseguire nella mia interessata e attenta lettura, la paura e il timore si impossessavano di me. I termini utilizzati da mia madre, per descrivere noi creature magiche erano così aulici, e a tratti desueti, da far nascere un senso di angoscia, se non addirittura di puro terrore. “Non ce la faccio,” ripetevo, nelle brevi pause che mi concedevo fra una pagina e l’altra.” Devi continuare, mi spronava benevolmente Blake, conoscendo bene la serietà di mia madre, e l’importanza che per lei rappresentava quel manoscritto. Comunque sia, andando avanti a sfogliare le ormai vecchie e ingiallite pagine di quel diario, notai che alcune descrivevano abbastanza dettagliatamente, i malesseri dei vampiri e le cause degli stessi. Quelle pagine in particolare, suscitarono il mio interesse, così, evitando di sprecare tempo prezioso, cominciai a leggerle attentamente. Dopo averlo fatto, carpii un’importante informazione. Scoprii, infatti, che il mio malessere poteva avere un solo significato. Difatti, lo stesso può essere, sfortunatamente, indice di un grande cambiamento nella vita del vampiro stesso. Esaminando l’attuale stato delle cose nella mia vita, sono giunta, con l’aiuto di Blake, ad un’amara conclusione. Presto o tardi, le cose per noi cambieranno, e un nuovo ed inaspettato pericolo, verrà fuori dal buio e dall’oblio dove si nasconde.

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