Creature della notte – CAPITOLO XVII

Il frutto dell’amore

La fine e quasi invisibile sabbia all’interno della clessidra della mia vita, ha continuato ininterrottamente a scorrere, facendo quindi in modo, che altri cinque mesi passassero, senza più fare ritorno. Quello odierno, risulta essere per me e per Blake, uno dei giorni più felici della nostra vita. Difatti, proprio oggi, abbiamo assistito alla nascita della nostra meravigliosa bambina, la piccola Ester. È appena nata, ciò significa che ha fatto il suo ingresso in questo mondo. Ancor prima che nascesse, Blake ed io abbiamo promesso a noi stessi che ci saremmo presi cura di lei, amandola come merita, e proteggendola da qualunque pericolo. Proprio come noi, pur essendo una vampira, e facendo parte del mondo delle creature magiche, dovrà ad ogni modo adattarsi a quello degli umani. Spiegarle ciò che gli eventuali sospetti nutriti dagli umani, significherebbero per noi vampiri, non sarà certo un compito facile, ma noi, come suoi genitori, dobbiamo assolvere anche questo incarico. Blake ed io, siamo ancora giovani, avendo entrambi appena compiuto diciotto anni, e per tale motivo, i nostri rispettivi genitori, ci reputano poco responsabili, e non ancora pronti ad assumerci le responsabilità che concernono l’arrivo in famiglia di una bambina. Entrambi, siamo di tutt’altro, avviso, e decisi a dimostrare che i nostri genitori si sono fatti di noi un’idea sbagliata. Difatti, sapevamo bene dove un giorno il nostro amore ci avrebbe portati. Per questa ragione, abbiamo agito alquanto ponderatamente. Nei primi mesi di vita, una bambina come Ester, vampira come me e Blake, deve assolutamente evitare, in ogni circostanza, il cibo umano, al quale in genere, viene preferito latte materno misto a sangue. I giorni, intanto, iniziano a passare, e sia io che Blake, stiamo iniziando ad abituarci alla nostra nuova vita. Fortunatamente, riceviamo anche l’aiuto dei nostri, seppur inizialmente titubanti, genitori. Loro stessi, sanno bene di dover entrare a far parte della vita della bambina, anche se, principalmente, mancavano di entusiasmo riguardo l’intera faccenda. Fra le nostre due famiglie, quella più dubbiosa, è risultata essere quella di Blake. Difatti, sebbene ora io e lui stiamo insieme da circa un anno, sua madre non sembra avermi accettato come parte della sua famiglia. Logicamente, avendo rifiutato la mia presenza all’interno della stessa, non vede di buon’occhio neanche la nostra bambina. Certamente, questa sorta di faida esistente fra me e la madre di Blake, non è colpa della piccola Ester, e tale concetto, è proprio quello che io, per lungo tempo, ho cercato di spiegare alla madre di Blake. Ad ogni modo, vista la sua caparbietà, la stessa risulta essere irremovibile riguardo alla sua decisione. Sapere di non essere parte della famiglia di Blake, sta tuttavia avendo delle ripercussioni anche su quella che insieme, abbiamo creato. Senza volerlo, infatti, ho lasciato che il rapporto fra lui e sua madre si inasprisse a causa mia. “Mi dispiace.” Continuo a ripetergli, sperando in una risposta migliore, e diversa dalla solita. “Anche a me.” Queste le parole con cui mi risponde ogni volta che tento di parlare con lui della nostra attuale situazione. Parole che ripete con il solito tono triste e preoccupato, e il solito sguardo triste e avvilito. Essendo una persona sensibile, non amo veder soffrire le persone a me care, anzi, in tale circostanza, mi piange il cuore. Sapere che ora Blake ha il morale a terra per causa mia, è davvero avvilente, e malgrado io provi a mantenere vivo il mio sorriso, nel mero tentativo di lenire il suo dolore, non sembro riuscire in alcun modo nel mio intento. Così, mi accorgo di trovarmi, di nuovo in una posizione di vero e proprio stallo. Ad ogni modo, decido di raccogliere le mie ultime speranze, e fare un ulteriore tentativo per risollevare il morale di Blake, che lentamente, sembra essere finito metri e metri sotto terra. “Ti va di andare nel bosco?” gli chiedo, guardandolo con gli occhi ancora umidi di lacrime piante e mai asciugate. “Si.” Mi risponde, sostituendo i suoi tristi sospiri con un debole sorriso. Mi si avvicina, poggiandomi una mano sulla spalla. “Ne verremo fuori.” Mi rassicura, sussurrando. Rincuorata dalle sue parole, non rispondo. Gli occhi sono lo specchio dei nostri fragili animi, e ora più che mai, trasmettono pensieri profondi, troppo tristi per essere confessati con il dono della parola. Così, nel tentativo di risollevarci, siamo usciti di casa, iniziando la nostra passeggiata nel bosco. Lo splendente sole primaverile, sembra essere, quest’oggi, il sovrano dell’azzurro cielo pomeridiano. Camminiamo da pochi minuti, con la sola compagnia del gentile vento, che soffia accarezzandoci i capelli. Poco dopo, in completo e religioso silenzio, riusciamo a sentire i suoni del bosco che ci circonda. Lo spezzarsi dei rami secchi, il sibilare del vento, il cantare degli uccellini, tutti suoni che ci accompagnano durante la nostra passeggiata. I minuti passano, e la nostra rilassante passeggiata, sembra non aver fine. “Avevi ragione.” Mi dice Blake, inspirando a pieni polmoni l’aria pura ed incontaminata. Senza proferire parola, gli regalo un sorriso. Sapevo che una sana camminata nel verde lo avrebbe aiutato a liberare la mente. È così bello vederlo di nuovo sorridere. Entrambi, abbiamo tolto le briglie ai nostri pensieri e alle nostre emozioni. La felicità è ora padrona dei nostri cuori, ed entrambi non potremmo essere più gioiosi. Stanca di camminare, decido di fermarmi, per poi sdraiarmi sull’erba fresca. Il vento mi scosta i capelli dal viso, e il sole mi bacia. Dopo qualche istante, Blake mi imita, venendo a sdraiarsi accanto a me. Fissa il cielo per qualche secondo, dopodichè, voltandosi a guardarmi, mi bacia dolcemente sulle labbra. Accetto quel bacio con gli occhi che brillano per la felicità, dopodichè decido di rialzarmi, poiché l’erba inizia a pungermi la pelle. Subito dopo averlo fatto, do una mano a Blake, che continua a scivolare sull’erba pregna di rugiada. Il tempo passato l’uno accanto all’altra, ha agito da valvola di sfogo per entrambi. Difatti, ora ci sentiamo molto più rilassati rispetto a prima. Per due vampiri diurni come noi, il contatto con il sole e la natura, sortisce questo tipo di effetto, che spiega l’origine della mia idea riguardante la passeggiata. Dopo esserci rialzati da terra, ricominciammo a camminare l’uno al fianco dell’altra. Attorno a noi regnano la pace e la quiete. Il vento ha smesso di sibilare, e ora come ora, l’unico suono udibile nell’intero bosco è quello dei nostri cuori, che battono quasi all’unisono. All’improvviso, i miei sensi vengono scossi, e i miei istinti si risvegliano. Sto ancora camminando, ma non posso fare altro che fermarmi, poiché sento un ringhio basso e soffocato provenire proprio da dietro le mie spalle. Così, tentando di mantenere la calma, mi volto di scatto, e rimango allibita da ciò che vedo. Davanti a me, un enorme lupo, che non smette di ringhiare fissandomi negli occhi. In tale situazione, il buon senso mi dice di non incrociare lo sguardo di quella bestia, poiché significherebbe sfidarla, ma i miei istinti non sono d’accordo. Difatti, per nulla spaventata, decido di fare qualche passo in direzione della bestia stessa, che intanto, mostra i denti ringhiando sonoramente. Pochi istanti dopo, per qualche strana ragione a me ignota, il lupo inizia ad annusare l’aria, e successivamente, ad allontanarsi da me. In poco tempo, un senso di sollievo attraversa il mio corpo. Lo stesso però, è destinato a durare ben poco, poiché ho appena il tempo di vedere quel lupo avvicinarsi a Blake. Istintivamente, mi frappongo fra i due. L’amore che provo per Blake, mi porta a non voler lasciare che gli accada nulla di male. Dopo essere fortunatamente riuscita ad allontanare la bestia da Blake, mi guardo intorno, realizzando, con un arguto e silenzioso ragionamento, che l’attacco di quel lupo non era stato affatto casuale. Ad ogni modo, rimasi immobile a guardare quel lupo allontanarsi lentamente da me. Osservandone meglio i movimenti, notai che nel lento indietreggiare di quell’animale, non c’era paura, ma indecisione. I miei istinti di vampira, mi portarono a credere che per il comportamento di quel lupo, doveva assolutamente esserci una ragione. Così, scambiandomi una rapida occhiata d’intesa con Blake, decisi di seguirlo. Ci ritrovammo quindi, a camminare dietro a quella bestia, che ci guidò fino alla parte più profonda del bosco. Dopo aver raggiunto la sua meta, il lupo arrestò il suo cammino, tornando a guardarmi. Inizialmente, mi fu arduo capire il perché della situazione, ma ogni cosa risultò più chiara, unicamente nel momento in cui assistetti alla scena che avevo davanti. Difatti, nell’erba proprio dinanzi a noi, giaceva, distesa sul fianco, una lupa intenta ad allattare tutti e tre i suoi cuccioli.Subito dopo, posai lo sguardo sul lupo, che fino a quel momento, era rimasto seduto accanto a me e Blake. In quel preciso istante, capii che quello non era un comune lupo. Gli splendidi occhi color oro che si ritrovava, tradirono il suo vero essere. Difatti, scoprii che il lupo seduto al mio fianco, era Hunter. Distogliendo per qualche secondo il mio sguardo da lui, compresi che la giovane lupa non era altri che la mia amica Daniella. Lo trovavo incredibile. Lei e Hunter, insieme, avevano avuto ben tre cuccioli, eppure lei non me ne aveva mai parlato. Ad ogni modo, adesso lo sapevo. Quella che avevo dinanzi era la verità. Mentre la guardavo, mi lasciai sfuggire un sorriso, dopodichè mi inginocchiai, in modo da poter almeno tentare di accarezzare Hunter. Sorprendentemente, lui mi lasciò fare, strofinando poi il muso contro la mia mano. Poco dopo, notai che Blake stava tentando di imitare il mio gesto, seppur fallendo miseramente. Difatti, si bloccò non appena il suo sguardo incrociò quello di Hunter, il quale, alla sua vista, ringhiò debolmente. In quel momento, ero in piedi accanto ad entrambi, e pur sapendo che la reazione di Hunter era stata minima, non potei fare a meno di allarmarmi e afferrare con forza il braccio di Blake, per aiutarlo a rialzarsi. “Perché lo hai fatto?” mi chiese, stranito dal mio comportamento. “Ti avrebbe morso.” Gli risposi, guardandolo con aria seria. “Ora andiamo, è tardi.” Aggiunsi, con lo stesso tono. Blake, che aveva fino a quel momento ascoltato ogni mia singola parola, si limitò ad annuire, dando le spalle alla giovane coppia di lupi, e iniziando assieme a me, il cammino verso casa. Avendo ormai visitato il bosco innumerevoli volte, conoscevamo perfettamente la via del ritorno. La situazione, quindi, depose a nostro favore, poiché riuscimmo a tornare a casa in pochissimo tempo. Ad aspettarci, trovammo mia madre, mio padre, e mia sorella, ed ultima, ma non per importanza, la nostra bellissima bambina. Mia madre la teneva in braccio, e la stessa, dormiva beatamente. Sembrava che nulla potesse disturbarla, così allungando una mano, accarezzai teneramente il suo tondo e paffuto visetto. Subito dopo, quasi intuendo la mia prossima mossa, mia madre lascia che sia io a prendere in braccio la piccola Ester. Dopo averlo fatto, noto che si sveglia, aprendo quei vispi occhietti marroni che si ritrova. Diversamente da come mi aspettavo, Ester non piange né vagisce. Evidentemente, sa bene di essere fra le braccia dell’unica persona che la amerà per sempre, ossia sua madre. Camminando lentamente per gli ampi corridoi della mia casa, raggiungo la sua stanza, e una volta lì, la adagio tranquillamente nella sua culla, sperando che il suo sonno le faccia capire qualcosa di davvero importante. Blake ed io siamo i suoi genitori, e lei non è unicamente nostra figlia, bensì anche il frutto del nostro amore.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *